Enciclica Deus Caritas est
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Dal n. 5 del 5 febbraio 2006

COMMENTI: Le parrocchie si fermano all'annuncio dimenticando la carità

di Emanuele Morelli
delegato regionale Caritas toscana
La testimonianza della carità è dimensione costitutiva dell'essere cristiano. Senza amore non si è cristiani. E vivere la carità non è solo «farsi prossimo» agli ultimi e ai poveri (nel qual caso sarebbe soltanto una bella filantropia), ma è amare, esprimendo nella vita l'amore di Dio. Credo che Benedetto XVI non aveva modo migliore per richiamare tutta la Chiesa alla dimensione fontale della sua identità, che dedicando proprio la sua prima enciclica a Dio-amore.

Proprio dalle Caritas diocesane constatiamo come la pastorale nelle nostre parrocchie si fermi sovente all'annuncio e alla celebrazione dimenticandosi della dimensione della carità, che è altrettanto costitutiva del nostro essere Chiesa in Cristo. Sia la pastorale della carità, il tentativo cioè che una comunità fa di educarsi e di educare la società nella quale è chiamata a fiorire per portare frutti di vita piena, che l'esercizio della carità, più concretamente i segni nei quali si traduce e si concretizza la risposta dell'uomo al sentirsi amato da Dio, sono offerti, in questa enciclica, come indicazione normativa alla vita ed ai percorsi pastorali di tutta la chiesa. A questo proposito è molto interessante l'utilizzazione dei sommari degli Atti degli Apostoli (20) per spiegare come l'esercizio della carità appartenga al cuore del cristianesimo e che, per questo, è la comunità ecclesiale il soggetto proprio che «deve praticare l'amore», sotto la presidenza del Vescovo.

Mi piace evidenziare anche tutta la parte che sottolinea lo stretto rapporto tra carità e giustizia (26-29). Lo ritengo un richiamo fortissimo alla politica, in forte continuità con gli insegnamenti di Giovanni Paolo II nella Sollecitudo rei socialis e con quanto affermato dal Concilio Vaticano II perché «non sia dato per carità quello che è dovuto per giustizia». I responsabili del bene comune devono fare fino in fondo il loro dovere attivando politiche capaci di contrastare le strutture di peccato e sradicare le cause dell'ingiustizia.

Riguardo alla vita, l'identità e l'agire delle nostre Caritas diocesane evidenzio con particolare interesse il paragrafo nel quale il Pontefice traccia il profilo specifico dell'attività caritativa della Chiesa (31). Il Papa cita quattro caratteristiche della carità della Chiesa. Essa deve essere efficace, indipendente da partiti e ideologie, professionale e non può essere un mezzo per fare proselitismo. E sono queste le caratteristiche sulle quali ci confrontiamo nel nostro essere e fare Caritas in Toscana. Ogni giorno proviamo a coniugare le competenze professionali, cioè il saper fare, con una profonda e radicale «attenzione del cuore», in una parola il saper essere. Il Papa ci chiede di intrecciare la nostra passione per la vita di tutti, a partire dagli ultimi, con il cuore della nostra fede che è l'incontro con il Signore Gesù, salvatore di tutta e di ogni vita, di costruire opere che siano veramente «segni di vangelo».

Benedetto XVI ci provoca a custodire la vita nello spirito attraverso la preghiera per dare spessore e qualità al nostro agire al servizio della chiesa e dei poveri. Questo ci riporta alla prevalente funzione pedagogica della Caritas (nazionale, diocesana e parrocchiale) che, se anche non è espressamente ricordata nell'enciclica, tuttavia rimane il cuore dell'identità di questo organismo pastorale che sui percorsi di prossimità agli ultimi costruisce cammini di novità per tutta la chiesa.

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