Giovanni Paolo II
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L'Enciclica sull'Eucarestia

L'Eucarestia "dà impulso al nostro cammino storico, ponendo un seme di vivace speranza nella quotidiana dedizione di ciascuno ai propri compiti". Di fronte ai "problemi che oscurano l'orizzonte del nostro tempo", i cristiani si debbono sentire "più che mai impegnati a non trascurare i doveri della loro cittadinanza terrena. E' loro compito contribuire con la luce del Vangelo all'edificazione di un mondo a misura d'uomo e pienamente rispondente al disegno di Dio". Giovanni Paolo II, al n.20 del primo capitolo dell'enciclica "Ecclesia de Eucharistia", richiama così i cristiani all'impegno di "trasformare il mondo" coniugando spiritualità e presenza attiva nella storia. Abbiamo chiesto una riflessione in proposito allo storico Giorgio Campanini.

L'Enciclica sull'Eucarestia

L'Eucarestia "dà impulso al nostro cammino storico, ponendo un seme di vivace speranza nella quotidiana dedizione di ciascuno ai propri compiti". Di fronte ai "problemi che oscurano l'orizzonte del nostro tempo", i cristiani si debbono sentire "più che mai impegnati a non trascurare i doveri della loro cittadinanza terrena. E' loro compito contribuire con la luce del Vangelo all'edificazione di un mondo a misura d'uomo e pienamente rispondente al disegno di Dio". Giovanni Paolo II, al n.20 del primo capitolo dell'enciclica "Ecclesia de Eucharistia", richiama così i cristiani all'impegno di "trasformare il mondo" coniugando spiritualità e presenza attiva nella storia. Abbiamo chiesto una riflessione in proposito allo storico Giorgio Campanini.

Con amore nella storia
di Giorgio Campanini
Due opposte tentazioni hanno caratterizzato, si può dire da sempre, l'atteggiamento della comunità cristiana nei confronti dell'Eucarestia: la tentazione di un certo "trionfalismo" e "intimismo".

"Trionfalismo" nella misura in cui si è trasformato il giusto e doveroso culto della presenza eucaristica in pompose e talvolta esibizionistiche processioni, viste quasi come un modo di rendere visibile la presenza della Chiesa nel mondo, e talora - come è avvenuto a lungo nell'Italia dell'anticlericalismo e del laicismo - di prendersi una sorta di "rivincita religiosa" nei riguardi della modernità.

"Intimismo" perché l'Eucarestia è stata talora ridotta alla sola dimensione del rapporto "io-Tu" (l'io del singolo cristiano e il Tu della misteriosa presenza del Signore) in un contesto mistico, o forse misticheggiante, che escludeva quasi del tutto il confronto con la modernità, e dunque con la vita, e con la storia.

L'ultima enciclica di Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, già nel t itolo e ancor più nel suo svolgimento, esorcizza tanto contro l'una quanto contro l'altra tentazione: il Signore presente nel suo corpo e nel suo sangue non è esibizione trionfalistica ma umile e silenzioso servizio, strettamente legato al gesto che lo precede e insieme lo illumina, e cioè la lavanda dei piedi; ma non è neppure un culto intimistico e solitario che fa del gesto di adorazione una fuga, o almeno una presa di distanza, dalla storia degli uomini.

L'Eucarestia, sottolinea il Papa, "dà impulso al nostro cammino storico" e non è pertanto un'evasione dalla responsabilità che su tutti i cristiani incombe di costruire un mondo nuovo, più giusto e solidale. Già il Concilio Vaticano II aveva affermato nella Gaudium et Spes, che l'enciclica opportunamente ripropone, che "la speranza escatologica non diminuisce l'importanza degli impegni terreni, ma anzi dà nuovi motivi a sostegno dell'attuazione di essi".

In questo senso l'Eucarestia non è evasione dalla storia, ma un'immersione più profonda nel reale, la via attraverso la quale guardare al mondo con occhi illuminati dalla fede: è una sorta di ripiegamento necessario per riprendere lo slancio, come la rincorsa del saltatore che arretra per avere più slancio per affrontare e superare l'ostacolo. Preghiera e adorazione, dunque, come premessa ad un più lucido e operoso impegno, nella linea seguita da una serie di testimoni che hanno lasciato una traccia profonda nella storia del nostro tempo, da Hammarskjoeld a Maritain, da De Gasperi a La Pira.

In una società in cui ricorrente è il rischio (cui nemmeno la comunità cristiana riesce sempre a sottrarsi) dell'attivismo e del pragmatismo, la memoria dell'Eucarestia rappresenta insieme un monito e un appello: un monito a non perdere mai di vista la dimensione contemplativa della vita e a coltivare quello spirito di preghiera senza il quale non si dà autentica azione del cri stiano; un appello a non costruirsi attorno all'Eucarestia, come furono tentati di fare gli apostoli sul monte della Trasfigurazione, una comoda tenda dalla quale guardare con distacco alla storia.

L'Eucarestia - ricorda ancora l'enciclica - contiene in sé "l'impegno a trasformare la vita"; senza questo impegno - che riguarda l'esistenza di ciascuno ma anche le dinamiche della vita comunitaria – l'Eucarestia diventerebbe evasione dalla storia, pallida immagine del gesto di servizio al mondo che il Signore per primo ha compiuto e la cui memoria vivente ha voluto tramandare a quanti ancora oggi intendono ispirarsi alla sua Parola e continuare a rendergli testimonianza nella storia del mondo.

Le precedenti 13 encicliche
• Fides et Ratio (14 Settembre 1998)
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• Ut Unum Sint (25 Maggio 1995)
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• Evangelium Vitae (25 Marzo 1995)
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• Veritatis Splendor (6 Agosto 1993)
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• Centesimus Annus (1° Maggio 1991)
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• Redemptoris Missio (7 Dicembre 1990)
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• Sollicitudo Rei Socialis (30 Dicembre 1987)
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• Redemptoris Mater (25 Marzo 1987)
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• Dominum et Vivificantem (18 Maggio 1986)
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• Slavorum Apostoli (2 Giugno 1985)
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• Laborem Exercens (14 Settembre 1981)
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• Dives in Misericordia (30 Novembre 1980)
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• Redemptor Hominis (4 Marzo 1979)
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• Ecclesia de Eucharestia (17 Aprile 2003)
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