Giovanni Paolo II
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Le 14 encicliche

Tra le centinaia di documenti di Giovanni Paolo II spiccano le 14 encicliche dalla Redemptor hominis del 1979 alla Ecclesia de Eucharestia del 2003.

Percorsi: Giovanni Paolo II
Parole chiave: enciclica (2)

Un centinaio di documenti di grande portata ecclesiale e culturale, tra encicliche, lettere, esortazioni e costituzioni apostoliche. E poi migliaia di discorsi, messaggi, omelie, interventi alle udienze pubbliche e private, indirizzi di saluto e dichiarazioni durante i viaggi pastorali in giro per il mondo. Sintetizzare la “produzione” di documenti e testi teologici, pastorali, ecclesiali e morali di Giovanni Paolo II è un'impresa impossibile. Si può solo cercare di offrire un quadro, in qualche modo schematico e orientativo, della sua infaticabile azione di maestro e guida della Chiesa nel quarto di secolo che lo ha visto sul soglio di Pietro.

Qui di seguito la presentazione sintetica di alcune delle 14 encicliche da lui scritte, che sono state: “Redemptor Hominis” (1979), “Dives in Misericordia” (1980), “Laborem Exercens” (1981), “Slavorum Apostoli” (1985), “Dominum et Vivificantem” (1986), “Redemptoris Mater” (1987), “Sollicitudo Rei Socialis” (1987), “Redemptoris Missio” (1990), “Centesimus Annus” (1991), “Veritatis Splendor” (1993), “Evangelium Vitae” (1995), “Ut Unum Sint” (1995), “Fides et Ratio” (1998), “Ecclesia de Eucharistia” (2003).

REDEMPTOR HOMINIS (1979). È la prima enciclica, che fa seguito al suo appello iniziale ai fedeli di tutto il mondo: “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”. Per Giovanni Paolo II, il Figlio di Dio è compiutamente e definitivamente l'unico e vero “redentore” dell'umanità, di tutti gli uomini di ogni tempo e nazione. L'enciclica è un testo forte e anche “provocatorio”, nel senso che si rivolge, senza timori, anche ai non credenti, affermando in positivo la “signoria” di Cristo sugli uomini, una “signoria” che è fondata non sul dominio ma sull'amore e sul rispetto della dignità profonda di ogni essere umano.

DIVES IN MISERICORDIA (1980). È un'enciclica non particolarmente lunga, seconda tra quelle da lui scritte. Ma si presenta come un testo denso e impegnativo. Giovanni Paolo II “rivela la misericordia divina” che si rivela nell'amore del Padre sin dall'alba della creazione e poi, compiutamente, con la venuta di Cristo, unico e definitivo Salvatore dell'uomo. Figura nodale di questa enciclica è quella del “figliol prodigo” verso il quale si dispiega in tutta la sua magnanimità e bontà sostanziale l'amore che perdona e accoglie del Padre. Ma ancor più centrale e misterioso è – per Giovanni Paolo II – l'amore misericordioso rivelato dal Padre nella morte e resurrezione del Figlio. Qui si tocca il culmine del mistero divino trinitario, che il Papa definisce “admirabile commecium”, di quel “mirabile comunicarsi di Dio all'uomo”, in cui è al tempo stesso contenuta la “chiamata” rivolta all'uomo” (7). Sono bellissime, in questa enciclica, le pagine dedicate al tema “Misericordia… di generazione in generazione”, perché in esse Giovanni Paolo II collega strettamente il cammino dell'uomo giunto ad alti traguardi e il progredire ininterrotto dei segni di misericordia che accompagnano la storia umana, marcando il “cammino di salvezza” per ciascuno di noi.

REDEMPTORIS MATER (1987). Con l'“enciclica sulla Beata Vergine Maria nella vita della Chiesa in cammino” Giovanni Paolo II manifesta i tratti più sensibili e in qualche modo più intimi della sua fede, così strettamente legata alla figura di Maria alla quale ha ispirato il suo motto “Totus tuus”. Di lei scrive parole bellissime e commoventi: “Nella fede di Maria, già all'annunciazione e compiutamente ai piedi della Croce, si è riaperto da parte dell'uomo quello spazio interiore, nel quale l'eterno Padre può colmarci ‘di ogni benedizione spirituale': lo spazio della ‘nuova ed eterna Alleanza'” (28). E ancora il Papa ricorda in più passaggi l'amore totale ed incondizionato della Vergine al proprio Figlio, che diviene un messaggio permanente ed unico di come aprire il nostro cuore alla rivelazione: “Maria appartiene indissolubilmente al mistero di Cristo, ed appartiene anche al mistero della Chiesa sin dall'inizio… questa eroica sua fede ‘precede' la testimonianza apostolica della Chiesa e permane, nel cuore della Chiesa, nascosta come uno speciale retaggio della rivelazione di Dio”.

CENTESIMUS ANNUS (1991). Nel centenario della promulgazione dell'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, Giovanni Paolo II torna sui temi della dottrina sociale della Chiesa a cui ha già dedicato la Laborem exercens e la Sollicitudo rei socialis. La rilettura dell'enciclica leoniana mira a mettere in evidenza l'influsso che i principi in essa affermati hanno avuto sull'agire di milioni di uomini che, individualmente o coordinati in gruppi ed associazioni, hanno lottato per affermare la tutela della dignità umana “il che, nelle alterne vicende della storia, ha contribuito a costruire una società più giusta o, almeno, a porre argini e limiti all'ingiustizia”. Gli avvenimenti della storia recente – in particolare il crollo del muro di Berlino del 1989 – spingono il Pontefice a proporne una analisi per discernere le nuove esigenze dell'evangelizzazione. “Si può forse dire – si interroga il Pontefice - che, dopo il fallimento del comunismo, il sistema sociale vincente sia il capitalismo, e che verso di esso vadano indirizzati gli sforzi dei Paesi che cercano di ricostruire la loro economia e la loro società?”. La risposta non può che essere complessa: “Se con ‘capitalismo' si indica un sistema economico che riconosce il ruolo fondamentale e positivo dell'impresa, del mercato, della proprietà privata e della conseguente responsabilità per i mezzi di produzione, della libera creatività umana nel settore dell'economia, la risposta è certamente positiva, anche se forse sarebbe più appropriato parlare di ‘economia d'impresa', o di ‘economia di mercato', o semplicemente di ‘economia libera'”. Ma se con ‘capitalismo' “si intende un sistema in cui la libertà nel settore dell'economia non è inquadrata in un solido contesto giuridico che la metta al servizio della libertà umana integrale e la consideri come una particolare dimensione di questa libertà, il cui centro è etico e religioso, allora la risposta è decisamente negativa”.

EVANGELIUM VITAE (1995). La vita umana non si esaurisce nell'esistenza terrena perché partecipa della vita di Dio: questo aspetto ne sottolinea la relatività, ma, allo stesso tempo, la sacralità e la necessità che ognuno si adoperi per custodirla. Questo “Vangelo della vita” ha, per Giovanni Paolo II, “un'eco profonda e persuasiva nel cuore di ogni persona, credente e non credente”: “Ogni uomo sinceramente aperto alla verità e al bene, con la luce della ragione e non senza il segreto influsso della grazia, può arrivare a riconoscere nella legge naturale scritta nel cuore, il valore sacro della vita umana dal primo inizio fino al suo termine, e ad affermare il diritto di ogni essere umano a vedere sommamente rispettato questo suo bene primario”. In un tempo in cui sono ancora numerose le violazioni alla integrità della persona (mutilazioni, torture) e alla dignità umana (incarcerazioni arbitrarie, deportazioni, schiavitù) e in cui le prospettive aperte dal progresso scientifico e tecnologico possono far nascere nuove forme di attentati alla vita umana, il diritto al rispetto della vita, “sul cui riconoscimento si fonda l'umana convivenza e la stessa comunità politica”, deve essere particolarmente difeso dai credenti in Cristo. La Chiesa, in modo rinnovato, è chiamata ad annunciare agli uomini che “il Vangelo dell'amore di Dio per l'uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico ed indivisibile Vangelo”.

FIDES ET RATIO (1998). Con questa enciclica Giovanni Paolo II si è inserito con decisione nel cuore dei processi culturali contemporanei, laddove si agitano e si dibattono le questioni filosofiche, etiche ed esistenziali più complesse, a partire da una prospettiva immanente contrapposta, a volte anche in modo battagliero, a quella trascendente. Ricordando che “la filosofia fu chiamata fin dall'età patristica ancilla theologiae”, il Papa ha anche ammesso che oggi questa definizione non sarebbe più accolta. Ciò non esime dal pensare ad un nucleo centrale della “sapienza” umana, la quale inevitabilmente entra in contatto con la “sapienza rivelata”. Nell'enciclica si parla così del dialogo fede-ragione, dei profondi risvolti esistenziali, ermeneutici, antropologici, connessi a questa dialettica del pensiero tra Rivelazione divina e azione umana. Una delle sue preoccupazioni fondamentali riguarda il ruolo della teologia nell'epoca post-moderna, quando l'umanesimo cristiano si trova di fronte ad altre prospettive. L'epoca “post-moderna” per Giovanni Paolo II diviene così una sfida ed un'opportunità radicale di annuncio del Vangelo, che non a caso viene definito “nuova evangelizzazione”.

ECCLESIA DE EUCHARISTIA (2003). Come aveva iniziato con la centralità di Cristo, così l'ultima enciclica di Giovanni Paolo II ha, di nuovo, per tema questa “centralità”, declinata questa volta sul mistero eucaristico. Il “pane” che ci fa “comunione con il corpo di Cristo” – ricorda il Papa – trasforma tutti nel “corpo di Cristo… ma non molti corpi, bensì un solo corpo”. “L'argomentazione – prosegue – è stringente: la nostra unione con Cristo, che è dono e grazie per ciascuno, fa sì che in Lui siamo anche associati all'unità del suo corpo che è la Chiesa”. La visione dell'enciclica è quindi comunitaria, facendo appello all'esempio dei santi che si sono “fidati” dell'Eucarestia e attorno ad essa hanno costruito tutto il proprio percorso cristiano di fede e testimonianza.
Sir

I testi integrali delle 14 encicliche

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