Guerra in Iraq
stampa

Dal n. 15 del 13 aprile 2003

L'Iraq terra della Bibbia

di Andrea Fagioli
Chissà se gli appassionati di lirica avranno ricollegato in questi giorni il Nabucco di Verdi all'Iraq teatro di guerra, se avranno pensato che il canto struggente del Va' pensiero è il lamento nostalgico del popolo ebraico deportato «sui fiumi di Babilonia», il Tigri e l'Eufrate? Chissà se ai giovani freschi di studio sarà tornata alla mente la Mesopotamia culla di una grande civiltà, l'assiro-babilonese? Di sicuro, almeno i credenti, non potranno non aver pensato che l'attuale terra irachena è una terra biblica per eccellenza.
Ne parliamo con don Angelo Silei, che in queste settimane ci ha saggiamente accompagnato con il commento alle letture della domenica. Con lui ripercorriamo luoghi e personaggi: il paradiso terrestre, Adamo ed Eva, Noè, Ninive, Giona, Babilonia, la Torre di Babele, Ur dei Caldei, Abramo....

Don Silei, parroco del Pestello in diocesi di Fiesole, è un biblista sul campo (da anni guida pellegrinaggi in Terra Santa e in altre zone del Medio Oriente), non si avventura in riflessioni e affermazioni dotte, ma cerca, con modestia e passione, di leggere la Bibbia e la storia dell'umanità. Durante il colloquio «rivendica» soltanto di aver bevuto l'acqua dell'Eufrate.

Allora, don Angelo, partiamo dall'inizio, nel vero senso della parola: partiamo da Adamo ed Eva, dalla Genesi, dal secondo racconto della Creazione. La localizzazione del paradiso terrestre, del «giardino in Eden» è molto precisa e coincide di fatto con l'attuale Iraq.

«Sì, è un riferimento geografico molto preciso. Nel secondo capitolo della Genesi si parla di Dio che piantò un giardino in una zona tra quattro fiumi e tra questi il Tigri e l'Eufrate. La Mesopotamia, infatti, era la terra dei grandi fiumi, della ricca vegetazione, dei terreni fertili. Oggi, vedendo la televisione, sembra tutto deserto, ma lungo i fiumi il verde è spettacolare, c'è la possibilità di irrigare, di far pascolare il bestiame. Quindi, nell'immaginario dell'uomo palestinese la Mesopotamia rappresentava un luogo davvero ideale».

Per il popolo ebraico, però, quello stesso luogo, il paradiso terrestre, aveva rappresentato un «inferno»: la deportazione, l'esilio babilonese....

«Infatti, prima Ninive sul Tigri e poi Babilonia sull'Eufrate sono state le due città che hanno colpito la Palestina: Ninive con gli assiri nell'VIII secolo avanti Cristo e poi, due secoli dopo, Babilonia in modo più violento con la conquista di Gerusalemme. Gli assiri arrivarono fino alla Samaria, posero fine a quel regno, ma non arrivarono a Gerusalemme. Deportarono in parte i samaritani, ma soprattutto crearono degli insediamenti, delle colonie assire, finendo per mescolare le popolazioni. Da qui l'idea del samaritano come uomo di etnia impura e di scarsa considerazione da parte dei giudei».

Ed è per questo che Gesù, in una delle parabole più note, porta provocatoriamente ad esempio un samaritano?

«Proprio così».

Dicevamo delle armate del re caldeo Nabucodonosor che conquistarono Gerusalemme, distrussero il tempio e deportarano gran parte della popolazione a Babilonia.

«Deportarono soprattutto le autorità, le persone che contavano di più. Da notare piuttosto che il tempio distrutto da Nabucodonosor era quello più importante: quello di Salomone, figlio di David, costruito verso il 960 avanti Cristo. Il tempio che conteneva il Sancta Sanctorum, il Santo dei Santi, la cella nella quale era conservata l'Arca dell'Alleanza, l'urna con le tavole della Legge (i dieci comandamenti ricevuti da Mosè). Con quella distruzione, fra l'altro, si apriva il mistero sulla fine dell'Arca dell'Alleanza e quando il tempio, dopo l'esilio babilonese, sarebbe stato ricostruito, il Sancta Sanctorum sarebbe rimasto vuoto. Per cui cerchiamo di capire cosa significasse la distruzione di quel tempio e quale fosse lo stato d'animo di un popolo che viveva la doppia tragedia dell'esilio e della devastazione della propria città compreso il luogo più sacro».

Da qui la richiesta di vendetta e le affermazioni del salmo 137: «... Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra». Parole terribili, che introducono il problema della violenza nella Bibbia.

«L'Antico Testamento è così: fa esplodere la violenza, la lascia esprimere».

Ma allora, cosa si può rispondere a chi contesta il contenuto violento della Bibbia e la sua presunta istigazione alla violenza?

«La Bibbia, pur essendo un libro che viene da Dio, viene anche dagli uomini e risente di tutte le passioni degli uomini. La Bibbia, dicevo, lascia esplodere la violenza perché ci si confronti con questa realtà. Noi ci stupiamo della violenza di oggi, ma nel mondo antico era ancora più grande e soprattutto più diffusa. Per questo la violenza trova espressione nella Bibbia».

Torniamo all'attualità: nemmeno quell'affermazione del salmo 137 si può leggere alla luce dei fatti di questi giorni?

«A dire il vero non so quanto i fatti attuali si possano combinare con quanto narrato nella Bibbia. C'è il rischio di una forzatura. I fatti attuali potrebbero accadere in tante altre parti del mondo. Il riferimento biblico è dovuto al fatto che quella è una terra particolare».

Nemmeno il discorso della Torre di Babele, altra vicenda biblica legata all'attuale Iraq, si può leggere in chiave più attuale, come punto di partenza delle divisioni a causa della presunzione umana?

«La Torre di Babele ha dato inizio alla dispersione dell'umanità. La Bibbia legge la vicenda della sua costruzione come una sfida a Dio, un tentativo di sostituirsi a Lui. In questo senso Babilonia è un po' in tutti i posti. Per l'Apocalisse, ad esempio, Babilonia era Roma. Oggi Babilonia potrebbe essere in America e in ogni luogo in cui si crede di costruire da soli qualcosa che possa dare potenza e fare a meno di Dio».

Arriviamo ad un altro importante riferimento biblico in terra attualmente irachena: Abramo. Il grande patriarca, padre delle tre grandi religioni monoteistiche, sarebbe partito da Ur dei Caldei, città a sud di Babilonia, nella terra tra il Tigri e l'Eufrate.

«Abramo è un personaggio della storia antica e della storia moderna. I caldei, che sono cattolici, custodiscono ancora i luoghi legati ad Abramo e questo accresce ancora di più il nostro interesse per quella terra. Il riferimento alla figura di Abramo dovrebbe suonare come come un appello all'unità di cristiani, ebrei e musulmani, ma così non è. A proposito di appelli si potrebbe ricordare quello di Giona nei confronti di Ninive, città, come detto, nella stessa terra, nel nord dell'Iraq. Ninive si convertì di fronte al profeta e questo significa che non c'è malvagità che possa resistere, che la conversione è sempre possibile».

Nei riferimenti non abbiamo rispettato l'ordine cronologico e allora possiamo anche chiudere con quello a Noè?

«Sì, secondo una tradizione islamica, Noè sarebbe sepolto in quella terra».

La considerazione finale?

«La considerazione finale è che i problemi del Medio Oriente non si risolvono con una guerra e soprattutto non si risolvono senza risolvere il problema della Terra Santa, la questione israelo-palestinese».

Così nella Bibbia
I due fiumi
«... il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato... Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi... il terzo fiume si chiama Tigri... il quarto fiume è l'Eufrate...» (Genesi 2).

La confusione delle lingue
«... Costruiamo a nostro vantaggio una città con una torre, la cui cima sia nei cieli, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla superficie di tutta la terra... Il Signore li disperse di là sulla superficie di tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo il suo nome fu detto Babele, perché colà il Signore mescolò il labbro di tutta la terra...» (Genesi 11).

Verso Canaan
«... Terach generò Abram... nella sua terra nativa, in Ur dei Caldei... Poi Terach prese Abram, suo figlio, Isca, suo nipote, Lot, figlio di Aran e Sarai sua nuora, moglie di suo figlio Abram, e li fece uscire da Ur dei Caldei, per andare nella terra di Canaan...» (Genesi 11).

La distruzione del Tempio
«... Allora il Signore fece marciare contro di loro il re dei Caldei, il quale uccise di spada i loro giovani all'interno del santuario... Il Signore consegnò ogni cosa in suo potere. Tutti gli oggetti del tempio di Dio... tutto fu portato in Babilonia. Il tempio di Dio fu dato alle fiamme, le mura di Gerusalemme furono abbattute... Nabucodonosor deportò in Babilonia quelli che erano sopravvissuti alla spada...» (2 Cronache 36).

La vendetta
«... Figlia di Babilonia devastatrice, beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sbatterà contro la pietra» (Salmo 137).

La conversione
«... La parola del Signore fu rivolta a Giona per la seconda volta. Gli disse: “Su, va' nella grande città di Ninive e annunziale il messaggio che io ti dico!”. Giona si mise in cammino per andare a Ninive... dopo essersi inoltrato in città... proclamò: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta!”. I Niniviti credettero a Dio e proclamarono un digiuno, vestendosi di sacco dai più grandi ai più piccoli...» (Giona 3).

L'immagine di Roma
«... le sette teste sono sette colli... “È caduta, è caduta Babilonia, la grande!”... “Guai, guai, o città garnde, o Babilonia”... “Con tale impeto sarà sommersa Babilonia, la grande città, e più non apparirà”...». (Apocalisse 17-18).

L'Iraq terra della Bibbia
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento