Guerra in Iraq
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Le tappe della crisi irachena

12 settembre 2002: all'indomani del primo anniversario delle stragi dell11 settembre, il presidente George Bush all'assemblea delle Nazioni Unite tiene un lungo discorso sull'Iraq davanti alla Assemblea delle Nazioni Unite in cui chiede l'appoggio della comunità internazionale per ottenere il disarmo di Saddam Hussein.
8 novembre 2002: il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approva all'unanimità la risoluzione 1441 che offre all'Iraq l'ultima occasione per il disarmo, rafforza il regime di ispezioni e avverte Baghdad del rischio di serie conseguenze a seguito delle violazioni dei suoi obblighi.
27 novembre 2002: gli ispettori della Commissione Onu per la Verifica, il Monitoraggio e le Ispezioni (Unmovic) e dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) tornano al lavoro in Iraq dopo quattro anni.
7 dicembre 2002: l'Iraq presenta all'Onu un rapporto di 12mila pagine sul proprio programma di armamenti, secondo quanto richiesto dalla risoluzione 1441.
14 dicembre 2002: l'Unmovic chiede a Baghdad una lista di scienziati e altre persone che hanno partecipato al programma di armamenti.
27 dicembre 2002: l'Iraq presenta una lista di circa 500 scienziati.
4 gennaio: gli ispettori dell'Onu aprono una loro base anche nel nord dell'Iraq per accellerare il lavoro.
6 gennaio: il presidente iracheno Saddam Hussein accusa di spionaggio gli ispettori.
16 gennaio: gli ispettori Onu trovano dodici testate chimiche di missili vuote non dichiarate in un deposito di munizioni 120 chilometri a sud di Baghdad. Gli ispettori conducono la prima perquisizione di residenze private, visitando le case di due scienziati. Vengono trovate 3mila pagine di documenti che sarebbero collegati a tecnologie nucleari.
17 gennaio: in un discorso in occasione del dodicesimo anniversario della guerra del Golfo del 1991, Saddam Hussein promette di fermare «i nuovi mongoli” alle porte di Baghdad.
31 gennaio: George Bush riceve il premier britannico Tony Blair alla Casa Bianca. Il presidente americano afferma che la questione irachena va risolta entro settimane e non mesi.
5 febbraio: il segretario di Stato americano Colin Powell presenta al Consiglio di Sicurezza un dossier statunitense sulle violazioni irachene della 1441 e sui legami fra Baghdad e la rete terroristica di al Qaeda.
8 febbraio: Blix ed el Baradei arrivano a Baghdad per un nuovo round di incontri con i vertici iracheni prima del successivo rapporto al Consiglio di Sicurezza, previsto per il 14 febbraio. In quell'occasione ricevono dalle autorità irachene nuovi documenti sulle armi proibite.
9 febbraio: gli Stati Uniti respingono un piano di pace presentato da Germania e Francia che prevede di triplicare in numero degli ispettori nel Paese.
10 febbraio: è crisi alla Nato. Francia, Germania e Belgio si oppongono alla richiesta di sostengo alla Turchia, nel caso di guerra contro l'Iraq e di un'eventuale rappresagli di Baghdad contro il Paese.
12 febbraio: gli ispettori delle Nazioni Unite annunciano che i missili Al Samoud 2 di cui l'Iraq è in possesso violano la gitta massima consentita di 150 chilometri.
14 febbraio: nuovo rapporto degli ispettori al Consiglio di sicurezza: Blix cita molti esempi della collaborazione di Baghdad, anche se ricorda che mancano le prove sulla distruzione di antrace e gas nervino e altre armi non convenzionali. Gli ispettori chiedono più tempo. Blix mette in imbarazzo Colin Powell, giudicando poco convincenti le prove di intelligence presentate davanti al Consiglio sugli armamenti proibiti dell'Iraq e sui collegamenti tra Saddam e Al Qaeda.
15 febbraio: milioni di persone protestano nelle città di tutto il mondo contro l'intervento militare in Iraq.
16 febbraio: i membri della Nato trovano un compromesso per assicurare assistenza alla Turchia in caso di guerra.
17 febbraio: a fronte delle crescenti proteste all'interno del Paese il parlamento turco rimanda il voto sul provvedimento del governo che autorizza il passaggio sul territorio nazionale di militari Usa per invadere l'Iraq.
24 febbraio: Russia, Francia e Germania presentano una controproposta alla bozza di risoluzione di Stati Uniti e Gran Bretagna: un programma per il disarmo fatto di diverse fasi.
26 febbraio: 121 membri del partito laburista votano contro la politicia di Tony Bliar nella questione irachena. È la più grande «rivoltà all'interno di un partito di governo in in secolo di storia politica della Gran Bretagna.
27 febbraio: Saddam Hussein dà il via libera alla distruzione dei missili Al Samoud 2. 1 marzo: il Parlamento turco vota contro l'autorizzazione al passaggio di 62mila militari Usa nel Paese.
2 marzo: si diffonde la notizia che i bombardamenti aerei nelle no -fly zone si sono intensificati con l'obiettivo di indebolire le difese dell'Iraq in vista della guerra. Usa e Gran Bretagna smentiscono e sostengono che i rai rientrano nella norma.
3 marzo: per la prima volta, il ministro degli Esteri russo, Igor Ivanov, parla della possibiltià che Mosca usi il veto per bloccare una nuova risoluzione sull'Iraq.
5 marzo: i ministri degli Esteri di Francia, Russia e Germania stendono una dichiarazione congiunta a Parigi nella quale assicurano che «non permetteranno” che una nuova risoluzione che autorizzi l'uso della forza venga approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
6 marzo: il presidente degli Stati Uniti George Bush tiene un discorso in televisione, in cui lascia intendere che un attacco contro l'Iraq è molto vicino e che un cambio del regime di Baghdad porterà stabilità in tutto il Medio Oriente.
7 marzo: nuovo resoconto del capo degli ispettori Hans Blix sulla cooperazione irachena. Al rapporto fa seguito una discussione molto tesa al Consiglio di Sicurezza, nel corso della quale il ministro degli Esteri britannico Jack Straw espone la proposta di Londra, Washington e Madrid di assegnare l'ultimatum del 17 marzo a Saddam Hussein per dimostrare l'immediata e piena collaborazione al disarmo.
10 marzo: in un'intervista alla televisione francese, il presidente Jacques Chirac, confermando quanto detto dal ministro degli Esteri Dominique de Villepin, afferma che Parigi è pronta a usare il veto per impedire che passi una risoluzione che autorizzi l'uso della forza.
12 marzo: il ministro degli Esteri britannico Jack Straw delinea 6 condizioni che Saddam Hussein deve soddisfare per dimostrare la volontà di disarmare: comparire in tv e dichiarare di aver nascosto armi di distruzione di massa; acconsentire al viaggio di 30 scienziati iracheni a Cipro, accompagnati dalle loro famiglie, per essere interrogati; consegnare le scorte di antrace e di altri agenti chimici e biologici trovati dagli ispettori Onu nel 1998; impegnarsi a distruggere tutti i missili proibiti che superano la gittata consentita; fornire informazioni sul 'dronè scoperto degli esperti dell'Onu; impegnarsi a consegnare agli ispettori tutti i laboratori biologici mobili affinché siano distrutti.
13 marzo: il segretario di Stato Colin Powell non esclude, che vista la resistenze dei diversi membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Bush possa decidere di ritirare la bozza.
14 marzo: Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna annunciano un vertice alle isole Azzorre (Portogallo) per il 16 marzo. Intanto, gli Usa muovono quatto fregate e 2 sottomarini dalla costa turca verso il Mar Rosso.
16 marzo: al termine del vertice delle Azzorre tra i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna chiedono alle Nazioni Unite di lanciare un ultimatum «credibile” all'Iraq. In caso contrario avvertono che l'uso della forza è legittimato della Risoluzione 1441, approvata all'unanimità dal Consiglio di sicurezza.
17 marzo: Usa e Gran Bretagna ordinano ai propri cittadini in Kuwait di abbandonare il Paese. Lo stesso accade per il personale diplomatico «non essenziale” che lavora nelle rappresentanze dei due Paesi in Israele. Usa, Gran Bretagna e Spagna ritirano, dopo poco più di un'ora di consultazioni, la bozza di risoluzione davanti al Consiglio. È l'ambasciatore britannico al Palazzo di Vetro, Jeremy Greenstock, a dare l'annuncio. La «finestra diplomarica» fa sapere la Casa Bianca si è chiusa. Poco dopo il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan annuncia al Palazzo di Vetro di aver dato ordine di evacuazione per tutto il personale Onu che si trova a Baghdad. Nello stesso giorno, il leader della Camera dei Comuni britannica Robin Cook, ministro dei rapporti con il Parlament annuncia le proprie dimissioni in segno di protesta contro un intervento senza il via libera dell'Onu. La sera del 17 marzo, alle 20 ora locale (le 2 di notte in Italia) il presidente George Bush parla alla Nazione: denuncia il fallimento delle trattative diplomatiche, si dice molot deluso dall'Onu e lancia un ultimatum a Saddam e a tutta la sua famiglia: lasci l'Iraq entro 48 ore o sarà guerra.
Il 18 marzo il Parlamento britannico vota per l'appoggio all'uso della forza in Iraq. Il segretario di Stato Usa Colin Powell diffonde una lista di 45 nazioni pronte ad appoggiare Stati Uniti e Gran Bretagna: tra queste c'è anche l'Italia. Da Baghdad Saddam Hussein respinge l'ultimatum. Gli ispettori delle Nazioni Unite raggiungono Cipro. La Casa Bianca dichiara che anche se il Rais lascerà il paese le forze Use entreranno ugualmente.
Il 19 marzo il parlamento di Baghdad si riunisce in sessione straordinaria e esprime l'appoggio a Saddam Hussein. Si diffondono Notizia RAD.0001 del 20-03-03 voci su una fuga del vicepremier Tareq Aziz che sarebbe anche ferito. Poche ore dopo Aziz compare alla tv irachena per smentire le voci sulla sua presunta fuga. Il portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer invita agli americani a «prepararsi alla perdita di vite umane” a poche ore dalla scadenza dell'ultimatum a Saddam. Al Consiglio di sicurezza il capo degli ispettori Hans Blix esprime la propria «tristezza» per non aver potuto completare il lavoro in Iraq. Il segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan ricorda a Usa e Gran Bretagna che sulla base delle leggi internazionali spetta a loro la protezione dei civili. Ufficiali Usa dichiarano che 17 soldati iracheni si sono arresi alle forze militari statunitensi, dopo aver oltrepassato il confine tra Iraq e Kuwait.
(Fonte Adnkronos)

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