Guerra in Iraq
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Nuovo governo Al Jafaari. «Troppo confessionale», parola di vescovo

Il primo governo libero e democratico in Iraq ha giurato il 9 maggio 2005. La composizione risente delle differenze etnico-religiose del paese. Il primo ministro al Jafaari, sciita, è coadiuvato da 3 vice primi ministri: uno sciita, un kurdo, un sunnita. Nei diversi ministeri vi sono 17 ministri sciiti; 8 curdi, 5 arabi sunniti e perfino una cristiana assira, la signora Bassima Youssef. Pur essendo un paese a maggioranza islamica, vi sono ben 5 donne a diversi ministeri: scienza e tecnologia; ambiente, lavori pubblici, comunicazioni, emigrazione. Ma c'è qualcuno che non è contento. Si tratta di mons. Rabban al-Qas, vescovo di Amadiyah, nel Nord Iraq. Ad AsiaNews spiega perché.

Il nuovo governo è senz'altro una cosa buona: è il primo governo eletto in modo democratico. Fra i membri vi sono molte personalità competenti. Ma ad esso rimprovero 4 cose:

1) Si è impiegato troppo tempo per formarlo. Questo deriva da una debolezza: la sua composizione dà troppa importanza agli aspetti etnici e religiosi, se uno è sciita, sunnita, kurdo, cristiano, turcomanno, ecc. Queste divisioni non esistevano in passato. Io dico che questo non va bene perché bisogna guardare al paese, non al proprio gruppo, o alla propria religione. Le persone vanno scelte e votate per le loro qualità, non per la loro appartenenza etnica o confessionale.

Con questo criterio etnico, nel governo si è dato spazio a persone che non hanno né capacità, né storia. Sono stati scelti solo per accontentare il loro gruppo.

2) È un governo costruito sulla pura “quantità” dell'appartenenza religiosa. Gli sciiti, per esempio, sono rappresentati in gran numero. Ma è un peccato che non vi sia lo stesso ex primo ministro Allawi: uno che ha lavorato per l'Iraq; ha partecipato alle elezioni con una lista sua; ha avuto un discreto successo (più del 30%). Ma nessuno lo ha messo nel governo, perché la sua era una lista laica, non religiosa. E questo è un errore.

3) Si è voluto accontentare tutti e dividere la torta del potere. Ma questo è stato un altro errore: per accontentare tutti e per coccolare uno o l'altro, si è ritardato a costruire un nuovo governo, lasciando il paese in un vuoto istituzionale. Questo nuovo governo è nato solo dopo 3 lunghi mesi dalle elezioni!

4) La presenza di un ministro cristiano nel governo: non mi interessa che sia cristiano o no; non credo sia bene essere rappresentante solo dei cristiani. Le scelte della Chiesa devono cadere su persone che lavorino per l'insieme del paese, che non mostrino interessi confessionali o di gruppo.

Ad ogni modo fra sei mesi ci saranno nuove elezioni e i nostri vescovi hanno già stabilito che non ci sarà un partito cristiano. I cristiani devono convogliare i voti a certe persone, ma non faranno un partito in sé. Nelle scorse elezioni i gruppi cristiani si sono presentati tutti divisi in gruppi e hanno perso. Con i voti degli emigrati cristiani all'estero, avremmo potuto eleggere almeno 14 rappresentanti. Invece, l'interesse di gruppo (assiri, caldei, siriaci, ecc…) ha vanificato ogni cosa.

Mi preme precisare che, malgrado tutti i fallimenti e le difficoltà, questo rimane un governo scelto dalla gente, con elezioni libere, con rappresentanti del popolo, anche se questa rappresentatività non è ancora completa.

Il mio augurio è che i ministri lavorino per tutto il paese, non per l'interesse meschino del loro gruppo. Questo è il pericolo da evitare. Bisogna guardare alle capacità personali e al bene di tutto il paese.
mons. Rabban al-Qas, vescovo di Amadiyah
Asianews

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