Guerra in Iraq
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Uccisione Calipari, l'intervento di Fini alla Camera

Pubblichiamo il testo integrale dell'intervento del ministro degli esteri italiano Gianfranco Fini alla Camera, nella seduta dell'8 marzo 2005.

Informativa urgente del Governo sulla liberazione della giornalista Giuliana Sgrena e sull'uccisione del dottor Nicola Calipari, dirigente del SISMI.

GIANFRANCO FINI, Ministro degli affari esteri. Signor Presidente, colleghi, prima ancora di adempiere al dovere del Governo (dal medesimo avvertito come sincero) di riferire doverosamente in aula, non solo ai sensi del regolamento, ma anche della corretta dialettica parlamentare tra maggioranza ed opposizione, sulle notizie in possesso dell'esecutivo circa la dinamica dei tragici avvenimenti che hanno portato alla morte di Nicola Calipari, vorrei anche io ricordare - e la ringrazio, signor Presidente, a nome dell'esecutivo - la figura della vittima (e non perché in questi giorni drammatici non sia stato fatto).

Nicola Calipari è entrato nel cuore di ogni italiano; il suo sacrificio, le modalità con cui ha garantito la vita di Giuliana Sgrena, il suo alto senso del dovere e la dedizione nei confronti delle istituzioni che serviva fedelmente hanno rappresentato e rappresentano un esempio di cui tutti gli italiani sono consapevoli.

Il Governo in quest'aula non può e non deve far mancare la sua voce, nell'indicare in una figura come il dottor Calipari la dimostrazione di come possano esistere, anche in questi tempi, figure che è lecito, da ogni punto di vista, definire eroiche.

È stato detto giustamente che non vi deve essere enfasi e retorica, ma credo che sarebbe grave se il Parlamento repubblicano non aggiungesse, oggi, per e con le parole del Governo, per e con le parole (mi auguro e ne sono certo) di tutti i rappresentanti delle forze parlamentari, il proprio sincero e doveroso tributo alla memoria di un uomo che, certamente, rappresenta una delle figure più simboliche di questi nostri tempi difficili. Nella sua mirabile orazione funebre, il sottosegretario Gianni Letta ha espresso con poche parole quello che forse è il sentimento che tutti gli italiani avvertono: un sentimento di appartenenza ad una comunità. Il sottosegretario Gianni Letta ha detto che il sacrificio del dottor Calipari, il suo senso di abnegazione, il gesto stesso con cui ha coperto il corpo di Giuliana Sgrena garantendole la vita, ha ridato la patria agli italiani.

Credo che questo senso di appartenenza alla comunità nazionale gli italiani lo avessero già avvertito in altri momenti ugualmente tragici. Credo che il cordoglio, ancora una volta mirabilmente espresso dalle parole e anche dai gesti fortemente simbolici del Capo del Stato, farà rimanere la tragedia nella mente degli italiani anche per la compostezza e l'alta valenza simbolica di quelle mani del Presidente della Repubblica appoggiate insistentemente sulla bara di un funzionario dello Stato che tornava in patria avvolto nel tricolore. Ripeto, credo che questo senso di appartenenza alla comunità nazionale gli italiani lo avessero in qualche modo avvertito anche in occasione della tragedia di Nassiryia: nell'uno come nell'altro caso si tratta di vittime del senso del dovere, di uomini che non esitano a sacrificare ciò che di più caro vi è per ognuno, la vita, non solo per adempiere ad un dovere, ma anche per garantire il rispetto dei deliberati del Parlamento.
Se tutto ciò è vero - e credo che francamente lo sia - vi è un primo monito da trarre da quanto è accaduto, anche per fornire coerenza a questi sentimenti e a queste parole.
Nicola Calipari come gli uomini di Nassiryia appartengono all'Italia e non ad una parte. Questa è la ragione per la quale, ferme restando le diverse valutazioni che vi erano, vi sono e vi saranno, fermo restando - com'è naturale - il dovere di un confronto trasparente, è auspicio non solo del Governo, ma di tutti, che la figura di questo eroe rimanga al riparo rispetto alle polemiche e, se necessario, anche alle aspre polemiche politiche. Questa è anche la ragione per la quale il Governo, signor Presidente, si associa alle sue parole nell'esprimere in questo momento un cordoglio sincero e profondo per la famiglia, per la nostra Polizia di Stato, per i nostri servizi di sicurezza, per tutti coloro che, in qualche modo, nel nome delle istituzioni, adempiono al loro dovere.

Credo che le parole più significative al riguardo siano state scritte, subito dopo la tragedia, da un autorevole commentatore: Calipari non era il dipendente di una parte politica, ma un servitore della Repubblica. Era in Iraq perché vi era stato comandato dai suoi superiori dopo un voto del Parlamento. I servizi di sicurezza, quale che sia il Governo in carica, sono uno strumento dello Stato e, con il resto della burocrazia, ne testimoniano la continuità democratica e, al tempo stesso, la neutralità politica.
Penso - e concludo questa parte del mio ragionamento - che parole come queste avrebbero certamente fatto piacere ad un uomo che aveva dedicato tutta la sua vita al servizio delle istituzioni e che si è sacrificato per adempiere al mandato che aveva ricevuto (Applausi).

Come è preciso dovere del Governo, svolgerò ora l'informativa ai sensi del regolamento cominciando, come credo sia giusto, da una considerazione relativa alle modalità che hanno portato alla liberazione di Giuliana Sgrena, sulle quali il Governo ritiene doveroso mantenere un certo - e mi auguro da tutti compreso e comprensibile - riserbo: non perché vi sia qualcosa da nascondere, non perché vi sia qualcosa che possa essere imbarazzante, ma unicamente perché non intendiamo in alcun modo esporre al rischio di rappresaglie, che potrebbero comprometterne seriamente e comprovatamente la possibilità di vita, né i nostri connazionali che ancora operano in Iraq - e mi riferisco in particolar modo al nostro personale diplomatico - né tantomeno i cittadini iracheni che hanno collaborato con le autorità italiane, rendendo possibile il raggiungimento del risultato da tutti auspicato e fortemente voluto: la liberazione di Giuliana Sgrena.

Comprensibile riserbo non vuol dire né può voler significare omissioni, reticenze, men che meno copertura di notizie che, proprio perché sempre e comunque riferite a fatti registrati nell'ambito della piena trasparenza, appartengono doverosamente al patrimonio di conoscenza della Camera e, quindi, del popolo italiano. Doveroso riserbo significa soltanto che è inimmaginabile che da parte dell'esecutivo si possano indicare con certezza le fonti che hanno reso possibile il raggiungimento dell'obiettivo, la liberazione della nostra connazionale.

Ciò premesso, vorrei ricordare che, fin dal giorno successivo al sequestro, sono state sviluppate una serie di iniziative che avevano innanzitutto l'obiettivo di acquisire elementi comprovatamente utili: in primo luogo, quello di stabilire e verificare la serietà dei contatti con intermediari credibili; in secondo luogo, di avere la certezza dell'esistenza in vita della nostra connazionale ed, infine, di indirizzare le azioni politiche, informative e diplomatiche verso l'obiettivo prefissato, in piena e - credo autenticamente - sincera concordia, rendendo possibile la liberazione di Giuliana Sgrena.

In questa prospettiva il nostro servizio di intelligence, il SISMI, dando attuazione alle direttive del Governo, ha operato sul terreno iracheno attraverso tutti quei dispositivi che già da tempo erano e sono dispiegati in zona e che - vale la pena ricordarlo - erano stati impiegati anche in altre circostanze, rendendo possibile la liberazione di altri ostaggi.

Di pari passo, ad ogni livello, è stata ricercata ed ottenuta una stretta e sempre reciproca collaborazione internazionale con tutte le autorità irachene, con le autorità politiche di altri paesi mediorientali, ed in particolar modo con quelli che per ragioni geografiche o geopolitiche hanno rapporti e contatti con la complessa realtà irachena.

Inoltre, sono state garantite forme sinergiche di collaborazione con le forze della coalizione, con il centro-ostaggi dell'ambasciata statunitense a Bagdad e con tutti i servizi di informazione che operano in quell'area. Da questa costante collaborazione sono scaturiti, nel corso del tempo, una serie di contributi rivelatisi utili a riscontrare positivamente l'attendibilità delle notizie progressivamente acquisite.

Gli sviluppi delle iniziative intraprese su diversi fronti sono stati puntualmente e costantemente aggiornati ed elaborati, mantenendo un dialogo necessario con la famiglia dell'ostaggio e relazionando, per quanto possibile, tutte le forze politiche sull'evoluzione della vicenda. In sintesi, il complesso degli sforzi intrapresi ha consentito, anche grazie alla grande mobilitazione popolare e alla risposta che tutto il popolo italiano ha dato al mondo intero a quell'infame sequestro, di aprire diversi canali potenziali, che sono stati seguiti parallelamente senza trascurare alcuna traccia o possibilità.

Questi canali sono stati, nel tempo, approfonditi e valutati per individuare quello che offrisse le maggiori possibilità di pervenire all'epilogo favorevole della vicenda. In particolare, i riscontri più concreti, che si sono successivamente rivelati felici, alle varie iniziative assunte dal Governo e dal popolo italiano si sono avuti dopo la diffusione, il 16 febbraio, del video che confermava l'esistenza in vita di Giuliana Sgrena. Voglio anche precisare che sia prima che dopo la diffusione del filmato erano state acquisite segnalazioni di diversa provenienza, e quindi in qualche modo contraddittorie fra di loro, relative ai possibili luoghi di detenzione della Sgrena e alla possibile identità dei responsabili. Di tali indicazioni, quelle che apparivano, ai nostri servizi e all'azione comparata di intelligence tra i servizi, connotate in termini tali da consentire l'individuazione con certezza del luogo in cui era detenuta Giuliana Sgrena, sono state verificate, risultando tuttavia prive di diretti elementi di riscontro.

In particolare, alcune notizie ed alcune acquisizioni informative che ci giungevano dall'Hostage working group dell'ambasciata statunitense, ed apprese dall'azione dei servizi di intelligence di vari paesi, indicavano la presenza dell'ostaggio in diversi quartieri di Bagdad oppure in località ad essa limitrofe. Per sostanziare con qualche esempio, qualora ve ne fosse necessità, la complessità di quanto accaduto nelle scorse settimane e dunque anche la doverosa cautela con cui il nostro servizio di intelligence forniva le necessarie informazioni, voglio ricordare che, il 7 febbraio, Giuliana Sgrena veniva segnalata a Taji, a nord di Bagdad; l'8 febbraio, in una zona di Bagdad denominata Fadiliya; l'11 febbraio, nel distretto di Bagdad denominato Muthariyah; il 19 febbraio in una località individuata attraverso coordinate geografiche non meglio precisate; il 23 febbraio nel villaggio di Ibraim Ali. Tali segnalazioni sono state, come era doveroso, scrupolosamente verificate, anche attraverso dispositivi di intelligence tecnologica, che erano già stati dispiegati in quell'area e che avevano in altre occasioni reso possibile il raggiungimento della certa ubicazione del luogo di detenzione.

Voglio anche dire, a questo proposito, che un'eventuale opzione militare per giungere alla liberazione di Giuliana Sgrena non è mai stata presa in considerazione come ipotesi praticabile dal nostro Governo. Ciò per due ragioni: in primo luogo, perché avevamo, ed era un'opinione ampiamente condivisa, il dovere morale di non aumentare in alcun modo i rischi per la vita e per l'incolumità della nostra connazionale; avevamo altresì il dovere di verificare, anche qualora vi fosse stata l'assoluta certezza circa il luogo e anche qualora vi fosse stata la ragionevole presunzione di certezza circa l'effetto positivo dell'intervento, quali sarebbero state le conseguenze di un intervento che non avesse raggiunto il cento per cento dell'efficacia e che quindi avesse dato a corso qualche contrattempo.
Non abbiamo mai valutato l'opportunità di procedere a quella che viene definita l'opzione militare, mentre, nella responsabilità dell'Esecutivo, nella certezza di adempiere al mandato che il popolo italiano dava al nostro Governo, abbiamo ritenuto doveroso continuare tutta una serie di contatti, dando vita ad alcune iniziative di tipo politico e diplomatico, di convincimento dell'opinione pubblica del mondo arabo musulmano e di diretto intervento presso autorità religiose del mondo musulmano. Abbiamo dato vita a tutta una serie di iniziative che, da un lato, ha consentito di verificare la sterilità di alcune piste e di alcuni canali, mentre, dall'altro lato, ha dato finalmente la possibilità di individuare quello che poi si è rilevato il canale giusto per giungere alla liberazione di Giuliana Sgrena.

Voglio anche aggiungere che, sempre all'insegna della doverosa riservatezza e trasparenza dell'azione dell'Esecutivo, dell'evoluzione di tutte queste attività di coordinamento, di intelligence e di iniziativa politica, sono state fornite ampie indicazioni agli organi inquirenti, essendo a tutti noto che la magistratura italiana aveva aperto un'inchiesta onde verificare la dinamica e le responsabilità del sequestro di Giuliana Sgrena.
Quando abbiamo avuto la constatata e inequivocabile certezza di un contatto che si rivelava essere credibile a tal punto da poter considerare con assoluta certezza che l'obiettivo di liberare Giuliana Sgrena fosse a portata di mano, abbiamo valutato fosse indispensabile la presenza in loco, quindi a Bagdad, di esperti dirigenti dei nostri Servizi di informazione. Ciò in ragione di una previsione ragionevole, vale a dire che ci potessero essere sviluppi positivi e in qualche modo immediati, e anche in ragione dell'oggettiva delicatezza della situazione e dell'oggettiva fluidità della situazione che si era venuta a creare. È questa la ragione per la quale il giorno 4 marzo, verso le 16,30 ora locale, il dottor Nicola Calipari, insieme ad un altro collega, profondo conoscitore dell'area, anche per la sua pregressa e qualificata esperienza operativa di lungo periodo in quelle zone, è giunto all'aeroporto di Baghdad.

Sono trascorsi circa 40 minuti, nel corso dei quali il dottor Calipari ha assunto tutti i necessari contatti - ripeto - tutti i necessari contatti con le autorità militari americane preposte alla sicurezza dell'aeroporto, non soltanto per notificare la presenza sua e del collega, ma anche per ottenere, così come hanno ottenuto, il lasciapassare di libero movimento nello scalo aeroportuale e nelle zone limitrofe, in quanto il lasciapassare di libero movimento è anche l'unico documento di identità che le autorità americane rilasciano a coloro che raggiungono la capitale irachena.

Dopo avere espletato queste doverose azioni di collegamento, i nostri due funzionari si sono diretti a bordo di una autovettura Toyota Corolla, noleggiata in loco, verso il quartiere di Mansur; dopo trenta minuti circa, giunti nella suddetta località di Mansur, hanno atteso per quasi due ore e mezza, fino a quando il contatto, che era stato precedentemente garantito, ha avvicinato, tra le ore 19,40 e le ore 19,45, i nostri due funzionari tramite un furgoncino di colore verde, senza targa, con a bordo due persone. Il passeggero che si trovava di fianco all'autista, in lingua inglese e rimanendo a bordo del furgone, ha invitato i nostri due funzionari dei Servizi a seguirli. Il tragitto si è snodato verso la parte nord, nord ovest di Baghdad, ha attraversato i quartieri di Mansur e Yarnuk e, secondo quanto riferito direttamente dal funzionario dei Servizi che accompagnava il dottor Calipari, l'itinerario è sembrato lungo e tortuoso, onde rendere difficile l'identificazione precisa della località verso la quale ci si stava dirigendo.
Giunti in una zona non illuminata, durante una brevissima sosta, il passeggero del furgone, senza scendere dall'automobile, ha indicato con il braccio il rottame di un'autovettura a ridosso del muro di una abitazione; subito dopo il furgone si è allontanato.

Scesi dall'automobile, i nostri funzionari hanno verificato che all'interno del rottame, avvolta in abiti neri e con una maschera sul viso, si trovava Giuliana Sgrena. Dopo averla confortata brevemente, il dottor Calipari ha ripreso posto sull'autovettura insieme alla stessa Sgrena, si sono seduti sul sedile posteriore e hanno scambiato le prime gioiose e, al tempo stesso, concitate espressioni.
Il conducente della vettura, e qui occorre fare chiarezza, era l'altro funzionario dei servizi. Non c'è, e lo dico all'onorevole Cento, alcun mistero, alcun quarto uomo: vi erano due funzionari dei Servizi italiani, il dottor Calipari e l'altro funzionario di cui, per ovvia e doverosa riservatezza, non si fa il nome; a bordo vi era Giuliana Sgrena; non vi era un terzo funzionario dei Servizi se non all'aeroporto di Bagdad.

È vero che, nelle ore concitate, tragiche, immediatamente successive alla sparatoria che ha portato alla morte di Calipari, vi è stata confusione; è altrettanto vero che fin dalle ore 24,05, quindi nella mezzanotte tra venerdì e sabato, Palazzo Chigi precisava: «Oltre alla morte di Nicola Calipari e al ferimento di Giuliana Sgrena, il fuoco dei militari americani al check point sulla strada dell'aeroporto di Bagdad ha provocato il ferimento di una sola altra persona. È quanto emerge dalla nota di Palazzo Chigi, diffusa dopo l'incontro di questa sera tra il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e l'ambasciatore americano Mel Sembler». Non vi è quindi il mistero di un quarto uomo: vi erano i due funzionari italiani, vi era Giuliana Sgrena.

Il funzionario italiano che guidava l'automobile, che conosceva - come ho detto - la zona e Bagdad, ha preso a riferimento la sagoma della Saddam Tower, ha imboccato la superstrada in direzione dell'aeroporto, l'ha percorsa ad una velocità di circa settanta chilometri orari, velocità compatibile con il fondo stradale ampiamente bagnato dalla pioggia.

Durante il tragitto le luci interne all'autovettura sono state mantenute accese: questo sia per facilitare eventuali controlli in prossimità di check point (che in ogni caso non sono stati incontrati) sia per permettere al dottor Calipari di effettuare alcune telefonate. Si tratta delle telefonate con cui egli ha comunicato al dottor Gianni Letta e al generale Pollari l'avvenuta positiva liberazione di Giuliana Sgrena e di quelle finalizzate a preannunciare alle autorità militari americane il rientro ormai prossimo nella zona aeroportuale, onde ottenere ogni possibile facilitazione per un ingresso agevole e diretto.

Giunta in una zona completamente buia, l'autovettura transitava in un sottopasso risultato allagato; per tale motivo riduceva ancora la propria velocità. Subito dopo, il conducente, cui era perfettamente noto il successivo itinerario per l'aeroporto, rallentava ulteriormente in previsione di un bivio con successiva svolta ad angolo pressoché retto.

Durante tutta questa manovra, il funzionario del SISMI che era alla guida si manteneva nella corsia di sinistra in quanto quella di destra, oltreché allagata, era ostruita da due blocchi di cemento da tempo noti all'interessato. In quel momento, per tutte queste circostanze sopra descritte, l'autovettura viaggiava ad una velocità che non poteva essere superiore ai quaranta chilometri orari. A circa metà della citata curva, è stata accesa una luce molto forte, simile ad un faro, in una posizione sopraelevata rispetto all'autovettura e ad una distanza di circa dieci metri, probabilmente sul bordo destro della strada. Alla conseguente frenata e al pressoché immediato arresto dell'autovettura si è registrata un'azione di fuoco, probabilmente sviluppata da più armi automatiche, della durata di circa 10-15 secondi; le raffiche hanno raggiunto l'automobile sul lato destro e il conducente ha notato colpi traccianti, e pertanto visibili, passargli davanti al petto e sopra le gambe. Immediatamente dopo gli è stato intimato da alcuni soldati statunitensi, strettisi intorno all'auto, di scendere dalla stessa. Il nostro ufficiale è stato fatto inginocchiare a circa 10 metri dal mezzo e, nonostante l'uso della lingua inglese, è riuscito con difficoltà a presentare se stesso ed il proprio collega come appartenenti all'ambasciata italiana, soggiungendo che la donna trasportata era la giornalista rapita.

In particolare, durante questa concitata e tragica fase, due giovani soldati americani si sono avvicinati al nostro funzionario e, con fare sconfortato, hanno chiesto ripetutamente scusa per l'accaduto. Dopo qualche minuto, il funzionario ha appreso e poi si è reso personalmente conto dell'avvenuto decesso del dottor Calipari e del ferimento ad una spalla di Giuliana Sgrena. Trascorso un non breve lasso di tempo, Giuliana Sgrena è stata fatta salire su un mezzo militare americano in direzione dell'ospedale, nella cosiddetta «zona verde», ed è stata dopo 15 minuti seguita dal nostro funzionario risultato ferito al braccio destro.
La prima informale documentazione fotografica, che è già pervenuta alle autorità italiane e che doverosamente abbiamo già posto a disposizione dell'autorità giudiziaria, circa l'auto su cui viaggiavano i due funzionari e la nostra giornalista mette in evidenza come la fiancata destra della Toyota Corolla presenti entrambi i cristalli infranti nonché alcuni fori di entrata di altrettanti proiettili sia sulla portiera anteriore sia su quella posteriore, mentre la fiancata sinistra presenta anch'essa il cristallo anteriore infranto. All'interno dell'abitacolo si notano in più punti altri fori verosimilmente causati da altri proiettili, mentre anche il lunotto posteriore del mezzo risulta infranto. Dall'osservazione della fotografia risulta evidente, come del resto esplicitamente affermato da Giuliana Sgrena, che Nicola Calipari, che è stato ucciso da un solo colpo che lo ha raggiunto alla testa, abbia coperto con il suo corpo quello dell'ostaggio e che, con questo gesto, le abbia salvato la vita.

A questo punto, credo che sia doverosa un'osservazione. I funzionari del SISMI, per la delicatezza dell'azione cui erano impegnati, per il contesto che ben conoscevano in cui erano chiamati ad agire, per loro consapevole e precisa scelta di tipo professionale, a conoscenza del Governo e dal Governo ritenuta idonea e, quindi, in qualche modo, pienamente giustificata, hanno agito secondo modalità di intervento definite di basso profilo, partendo da una considerazione, vale a dire che il maggior rischio ambientale era da riferirsi all'eventuale evidente presenza in loco della loro azione. In termini più chiari, una configurazione diversa dell'operazione, ad esempio, l'uso di un'automobile blindata o di altri evidenti sistemi di protezione, avrebbe, con ogni probabilità, fatto aumentare il pericolo. Del resto, resa nota all'intelligence statunitense e alle altre istituzioni militari americane l'attività italiana in corso, notificata la specifica presenza dei due dirigenti dei nostri Servizi a Bagdad, predisposte le necessarie misure per agevolare il rientro dei medesimi nel complesso aeroportuale, l'esito positivo dell'azione non poteva che rimanere affidato all'assoluta e indiscutibile competenza ed esperienza dei nostri due funzionari.

All'atto dell'avvenuta liberazione della giornalista vi è stata, quindi, una cosciente e responsabile valutazione dell'assenza di controindicazioni che imponessero o consigliassero un differimento circa la prospettiva di un immediato rientro in patria. Al riguardo, una considerazione: se si fosse optato per una temporanea sosta in ambasciata, sarebbe stato necessario rientrare verso Bagdad, di notte, dal punto in cui era stata liberata la Sgrena e ciò avrebbe comportato almeno trenta minuti di tragitto attraverso le zone più pericolose ed esposte della città, scarsamente presidiate da truppe alleate e, quindi, con un rischio che si rivelava maggiore rispetto a quello affrontato optando per l'immediato rientro in aeroporto.
Questa è anche la sede in cui il Governo ha il dovere di evidenziare che la ricostruzione del tragico evento - così come vi ho esposto e così come risulta dalla diretta testimonianza del funzionario dei nostri Servizi che era insieme al dottor Calipari - non coincide totalmente con quanto è stato sin qui comunicato dalle autorità statunitensi.

In sintesi, vi sono due discrasie che balzano evidenti: l'alta velocità di marcia attribuita all'autovettura nella quale viaggiavano i nostri funzionari, nonché la successione di avvertimenti posti in essere, asseritamente, prima dell'apertura del fuoco dai soldati statunitensi, soldati che, peraltro, non è ancora accertato se operassero effettivamente in un dispositivo di controllo complesso o se, al contrario, operassero in modo isolato.
Fin qui la ricostruzione dei fatti. Credo che quanto è a conoscenza del Governo - e che è stato posto a conoscenza del Parlamento - renda necessarie e doverose alcune considerazioni.

La prima è relativa, ad avviso dell'esecutivo, all'assoluta infondatezza dell'ipotesi di un agguato, predisposto volontariamente onde uccidere il dottor Calipari o attentare alla vita della giornalista Giuliana Sgrena. Non lo dico perché lo hanno già escluso i magistrati inquirenti né perché è stato escluso, com'è di pubblico dominio, dalle autorità statunitensi, ma unicamente perché, alla luce delle testimonianze dirette fornite da chi era in loco (da chi guidava l'automobile, dal nostro funzionari dei servizi), l'ipotesi di un agguato per uccidere è palesemente infondata.

Si è trattato di una vicenda di altra natura. Si è trattato certamente di un incidente, di un incidente determinato da una serie di circostanze, da una serie anche di casualità più o meno fatali. Ma questo non impedisce e, anzi, rende doveroso esigere che sia fatta chiarezza.

Chiedere che sia fatta luce sui punti ancora oscuri, individuare le responsabilità e, se responsabilità vi sono, chiedere ed ottenere la punizione dei colpevoli: credo che su questa doverosa linea di trasparenza e di verità il Governo si sia mosso, fin dal primo momento, ed intende continuare a muoversi.

Fin dal primo momento, com'è noto, il Presidente del Consiglio ha convocato a Roma l'ambasciatore degli Stati Uniti, Mel Sembler. Nel corso della telefonata tra il Presidente del Consiglio ed il Presidente degli Stati Uniti, il nostro Capo del Governo ha chiesto ed ottenuto garanzia di un'immediata e reale volontà di collaborazione da parte delle autorità statunitensi; e la stessa cosa si è registrata nel corso delle telefonate che ho avuto con il Segretario di Stato Condoleezza Rice e della telefonata che il ministro della difesa, onorevole Martino, ha avuto con il suo collega Rumsfeld.

Pretendere verità e giustizia - verità e giustizia - è un dovere verso cui il Governo intende continuare ad orientare la sua azione, anche perché abbiamo avuto piena, ribadita, esplicita volontà di collaborazione.

Anche nel corso del colloquio di ieri, l'ambasciatore degli Stati Uniti ha ribadito che il suo paese è ben consapevole della necessità di fare in modo che su questa tragica vicenda non vi siano ombre, ma vi sia piena e leale collaborazione. Ci auguriamo che, fin dalle prossime ore, questa asserita volontà di piena e leale collaborazione trovi un primo, importante riscontro concreto. Pretendere verità e giustizia - dicevo - credo sia doveroso sempre e comunque, quando si ha la responsabilità istituzionale di guidare un paese come il nostro. Certamente, pretendere verità e giustizia lo è ancor di più nel momento in cui si ha, come l'Italia ha, un rapporto di antica e certamente ribadita amicizia con gli Stati Uniti d'America.

È la ragione per la quale, così come inizialmente ci siamo augurati che la figura nobile ed eroica di Nicola Calipari non venga in alcun modo strumentalizzata per dar corpo a polemiche di tipo politico, così ci auguriamo che, ribadita la volontà, che certamente è di tutti gli italiani, che è stata espressa dal Presidente della Repubblica e ribadita dal Capo del Governo, in una leale ed amichevole collaborazione, di ottenere verità e giustizia, non vi sia, anche su questo aspetto, l'occasione per imbastire campagne di tipo politico o, come pure qualche segnale lascia intravedere, per determinare, nella nostra pubblica opinione, un sentimento antiamericano che certamente non ha ragione di esistere.

In conclusione, vorrei sviluppare un'ultima considerazione di carattere generale, anche perché credo che, nel corso degli interventi, si farà riferimento alla situazione irachena.

È più che naturale, come già è accaduto in quest'aula e fuori di qui, che le forze politiche abbiano posizioni diverse circa la legittimità e l'opportunità della presenza della nostra forza di pace in Iraq. Credo, tuttavia, che collegare l'opportunità o la legittimità della nostra forza in Iraq con quanto accaduto prima e durante il sequestro di Giuliana Sgrena e poi durante le tragiche vicende che hanno portato alla sua liberazione e alla morte del dottor Calipari sia del tutto improprio. Infatti, non penso che vi possa essere alcun argomento per dimostrare che Giuliana Sgrena è stata sequestrata in quanto italiana. Non è stata sequestrata perché abbiamo una forza militare a Nassiriya; è stata sequestrata secondo un obiettivo ed una strategia che riguardano in qualche modo tutto l'Occidente, forse il mondo dell'informazione e tutti coloro che sono, a vario titolo, in quel paese martoriato.

È fin troppo facile ricordare, anche per evidenziare la capacità dei nostri Servizi e per mettere in evidenza la nostra capacità di agire in un contesto difficile meglio di altri, le vicende che hanno riguardato e riguardano i giornalisti francesi. Chi, in Iraq, sequestra gli occidentali, e non solo, non lo fa in base al passaporto. Sequestra gli italiani come i francesi, sequestra noi, che abbiamo le nostre Forze armate, e sequestra i francesi, che si sono opposti fin dal primo momento.

Non c'è nesso tra il sequestro e quel che è accaduto nel corso della liberazione di Giuliana Sgrena, costellata dalla tragedia della morte di Calipari, e la presenza delle nostre forze militari in Iraq.

Pertanto, è auspicio del Governo che l'occasione odierna di confronto serva per far capire a tutto il popolo italiano ed alla comunità internazionale, e, altresì, per rendere chiaro ed evidente agli amici americani, che la pubblica opinione italiana chiede venga fatta chiarezza e luce sugli aspetti oscuri della vicenda e che non sussiste, al riguardo, alcuna volontà di altra natura.

È evidente che le posizioni da ciascuno liberamente assunte, prima di questo momento così difficile, circa l'opportunità della presenza delle nostre truppe, rimangono; ma risulta, altresì, evidente come, collegare le due vicende non favorirebbe il perseguimento dell'obiettivo, da tutti ritenuto fondamentale, di raggiungere la verità, né, men che meno, renderebbe onore al sacrificio di Nicola Calipari (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza Nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega Nord Federazione Padana e Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI - Congratulazioni).

Uccisione Calipari, l'intervento di Fini alla Camera
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