Don Lorenzo Milani
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Quei ragazzi che non portavano i blue jeans

Parole chiave: don lorenzo milani (30)

di Vittorio Citterich

Parlare di Don Lorenzo Milani nell'aula magna dell'Università di Firenze, insieme ad autorevoli esperti ed autorità cittadine di primo piano. Si presentava il libro La parola fa eguali, il segreto della scuola di Barbiana, documenti e inediti pubblicato dalla storica LEF (Libreria editrice fiorentina), a cura di Michele Gesualdi, presidente della fondazione Don Milani (pagine 190, 12 euro).

A che titolo la mia presenza posto che manco da Firenze dal 1964? Certo che don Lorenzo l'ho conosciuto nella stagione straordinaria di Giorgio La Pira, Fioretta Mazzei, Gianni Meucci, don Facibeni, don Bensi, monsignor Bartoletti, padre Balducci, Padre Davide Maria Turoldo, e la luminosa paternità ecclesiale del Cardinale Dalla Costa. Facevo i primi passi del mestiere al Giornale del mattino che aveva avuto come direttori Ettore Bernabei, Arturo Chiodi, Hombert Bianchi, Leonardo Pinzauti, Osvaldo Biondi. Si cominciava, come allora era d'uso, con la cronaca. Che cronaca però con il sindaco La Pira e l'«egemonia dei cattolici», come scrivevano, un poco ammirati e molto indispettiti, i quotidiani avversi.

Eppure sino a Barbiana non sono mai salito. Mi dissuase l'amico Meucci. «Non ci andare, ti tratterà male, Lorenzo è uno strano tipo. Più ti vuol bene e più ti tratta male». Per la verità ho la riprova che mi ha voluto bene anche se non mi ha mai trattato male. Forse perché non sono mai salito lassù a Barbiana.

Nel mio «giro di cronaca» di quegli anni lontani, insieme alle tappe consuete a ciascun cronista, inserivo d'abitudine la libreria della LEF in via Ricasoli dove i benevoli fratelli Zani, di tanto in tanto, mi facevano omaggio di qualche volume. E poi, fra una ricerca libraria e l'altra, in quel negozio potevi incontrare La Pira e Bargellini, Nicola Lisi e Carlo Betocchi, Mario Luzi e don Barsotti. Quel giorno gli Zani mi dettero «Esperienze pastorali» di Lorenzo Milani, autore sconosciuto, con prefazione di monsignor D'Avack e imprimatur del Cardinale Dalla Costa. Scrissi di getto una recensione emozionata con un titolo ardito per quei tempi: «I ragazzi che non portano i blue jeans».

Dopo qualche giorno mi arrivò al giornale questa lettera che conservo come una reliquia: «Barbiana, 11 giugno '58. Caro amico, la ringrazio della sua recensione che mi ha fatto molto piacere e particolarmente mi ha fatto piacere il suo aver accomunato in un'unica lode, libro e ragazzi. Venga dunque un giorno a conoscerli personalmente. Noi siamo sempre in casa, è difficile non trovarci, ma comunque la cosa più sicura è di telefonare alla mia Mamma prima di venire e domandarle se per caso non siamo a Firenze quel giorno perché proprio in questi giorni stiamo dando gli ultimi ritocchi alla nostra preparazione agli esami di avviamento e qualche volta saremo costretti a venire a Firenze. Saluti affettuosi e a presto suo Lorenzo Milani, priore di S.Andrea a Barbiana, Vicchio Mugello (Firenze)».

In quello stesso mese del 1958 Ettore Bernabei, che nel frattempo era diventato direttore de «Il Popolo», organo ufficiale della Democrazia Cristiana, mi chiese di ripetere la recensione di «Esperienze Pastorali». Nel suo denso epistolario il «priore di Barbiana», mentre cominciava una assai violenta campagna di stampa contro il suo «libro dello scandalo», cita più volte questa recensione. «Se persino il quotidiano ufficiale della DC ne parla bene, come fanno a dire che è un libro comunista!». Caro e dolcissimo don Lorenzo sbranato da quanti non volevano né potevano capire la purezza del suo sguardo e la forza del suo sacerdozio.

Ho trovato un'altra lettera. Me la spedì a Roma dove mi ero trasferito per seguire il Concilio. Data 15 ottobre 1965. È passato al tu. Parla della sua lettera ai giudici, uno dei suoi testi più forti e travolgenti in difesa dell'obiezione di coscienza. «Caro Vittorio, ti prego di telefonare alla mia Mamma che è a Roma. Ricordale che l'hai conosciuta quando venisti a trovarmi e dille che ti ho scritto autorizzandoti a andare a leggere la mia lettera al tribunale. Poi, per piacere, leggila con grande cura e poi dimmi cosa puoi fare perché questa volta non siano i giornali comunisti a avere il monopolio delle cose belle. Mi raccomando la riservatezza. Un saluto affettuoso, tuo Lorenzo». Ormai era malato, trovò la forza di sorridere, quando alla domanda «che ne pensi del mio testo?», ebbi il coraggio di rispondere scherzando: «è un testo tranquillo e moderato come al tuo solito».

Il Signore, davvero, ci ha fatto la grazia di conoscere testimoni straordinari. Ciascuno di noi ha il compito di non perdere la memoria di queste forti esperienze pastorali. Di tramandarle semmai. Come sta facendo Michele Gesualdi. Uno di quei ragazzi che non portavano il blue jeans.

Il progetto: Le aule di Barbiana diventano un percorso didattico
Creare un percorso didattico tra le aule di Barbiana, riaprendo anche spazi finora chiusi come l'officina e la fucina, e gli strumenti educativi che don Milani creava e utilizzava per l'insegnamento ai suoi ragazzi, come l'astrolabio, la camera oscura per le foto, la Galena e tutti i cartelloni didattici. Barbiana è un simbolo, non solo di tutto quello che don Milani ha realizzato, ma soprattutto della sua idea di scuola e di insegnamento. Per questo, come ha spiegato il presidente della Fondazione don Milani, Michele Gesualdi, «nel progetto della fondazione non c'è nessun intento museale» al contrario, l'obiettivo è quello di offrire un momento didattico attraverso la conoscenza diretta della vita quotidiana di Barbiana.
Il progetto, che partirà a settembre, prevede anche la realizzazione di una ricostruzione multimediale del percorso. Per conservare e promuovere la figura di don Milani, inoltre, la fondazione intende creare a Firenze, città natale del priore di Barbiana, un centro di documentazione che ne raccolga gli scritti e tutta l'opera di prete, maestro ed educatore.

Quei ragazzi che non portavano i blue jeans
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