Giorgio La Pira
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Chiusa la fase diocesana del processo di beatificazione

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Il presidente della comunità islamica, il vicepresidente di quella ebraica, la Chiesa fiorentina: tutti uniti nel nome di Giorgio La Pira, il «sindaco santo» di Firenze. Nel giorno in cui si chiude la fase diocesana del processo di beatificazione, La Pira, uomo che ha speso la propria vita per il dialogo, ha dato un altro frutto del suo impegno.
La sessione di chiusura per «processo informativo diocesano per il servo di Dio Giorgio La Pira» si è svolta lunedì scorso nella basilica della Santissima Annunziata, a Firenze, davanti a molte centinaia di fedeli ed è stata presieduta dal cardinale Ennio Antonelli, rientrato appositamente da Roma.

«Giorgio La Pira -ha affermato l'Arcivescovo di Firenze - è stato un mistico inserito nella vita sociale, politica, culturale. Aveva previsto che il Novecento sarebbe stato un secolo di santità laica: è stato profeta per tanti laici che sono stati beatificati o santificati da Giovanni Paolo II. È stato profeta, ci auguriamo, anche per se stesso». «Il nostro lavoro - ha aggiunto - è stato preparatorio, di raccolta di materiale: il giudizio adesso spetta alla Congregazione per le cause dei santi e al futuro Papa che il Signore darà alla Chiesa. Adesso è il momento della devozione: per la beatificazione infatti serve la conferma diretta di Dio attraverso un evento miracoloso, per questo occorre che la gente si rivolga all'intercessione di Giorgio La Pira».

Dopo la lettura degli atti da parte del notaio, il Cancelliere ha proceduto a porre il sigillo sulle otto scatole di documenti, che saranno adesso inviate in Vaticano. Al rito erano presenti il vescovo ausiliare di Firenze Claudio Maniago, il vescovo di Prato Gastone Simoni, il vescovo di Noto Giuseppe Malandrino, il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, il presidente della Provincia Matteo Renzi, il sottosegretario alla Difesa Francesco Bosi, il presidente della comunità islamica di Firenze Izzedin Elzir, la vicepresidente della comunità ebraica Daniela Misul. E poi i francescani, i domenicani, i vincenziani, che sono state le famiglie religiose di La Pira, lui che è stato terziario francescano e domenicano e che da San Vincenzo e Federico Ozanam aveva imparato l'amore per gli ultimi.

Una causa lunga, dal 1986 ad oggi, centinaia i testimoni sentiti, lunghi interrogatori. «Per un testimone sono stati necessari 21 giorni», ha rivelato il presidente del tribunale diocesano istituito per questa causa, monsignor Attilio Piccini. «La personalità di Giorgio La Pira - ha proseguito - emerge dagli Atti ben delineata nella sua completezza e oggettività. Siamo lieti di aver reso questo servizio alla Chiesa fiorentina completando la trilogia di eminenti personalità che lo Spirito Santo ha donato alla nostra città: un vescovo, il cardinale Elia Dalla Costa, un sacerdote, monsignor Giulio Facibeni, e un laico, Giorgio La Pira». Al termine della cerimonia è intervenuto anche il sindaco Domenici, che ha ricordato l'udienza dell'aprile scorso durante la quale Giovanni Paolo II, ricevendo i rappresentanti dell'Anci, indicò La Pira a modello per tutti i sindaci d'Italia.

La chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di Giorgio La Pira è diventata, per la Chiesa fiorentina, una ulteriore occasione per ricordare nella preghiera il Santo Padre Giovanni Paolo II. Il rito si è svolto nella basilica della Santissima Annunziata lunedì pomeriggio, presieduto dal cardinale Ennio Antonelli rientrato appositamente a Firenze dopo aver partecipato alla prima seduta della Congregazione dei Cardinali. Durante la Messa che ha seguito alla cerimonia, l'Arcivescovo di Firenze ha ricordato la devozione di La Pira per il Papa: il magistero papale era, per lui, «la roccia su cui si fonda ogni salda costruzione umana». Parole, ha detto Antonelli, «che trovano conferma nella commozione che accompagna la morte di Giovanni Paolo II».

Riccardo Bigi

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