Giorgio La Pira
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Digitalizzato l'archivio del «Sindaco santo»

Parole chiave: giorgio la pira (68)

di Claudio Turrini

Impressiona solo a vederlo. 680 pagine fitte fitte di nomi e dati. È il volume che regesta la corrispondenza di Giorgio La Pira, conservata nell'archivio della omonima Fondazione. Il volume («Archivio Giorgio La Pira. Corrispondenza», e 39) è stato pubblicato da poco per i tipi di Polistampa.

Vi sono elencate le oltre 45 mila lettere che il «Professore» ha scambiato con papi, capi di stato, ministri, personalità del mondo politico e culturale di tutto il mondo, dal 1950 al 1977, anno della sua morte. Il tutto conservato in buste e fascicoli che per tanti anni la segretaria Antinesca Tilli ha scrupolosamente archiviato e gelosamente conservato. Era lei a «tradurre» agli interlocutori la difficile grafia del Professore.

Nelle buste finiva così l'originale manoscritto ed una copia dattiloscritta. Nell'archivio sono rimaste le «veline» che Antinesca faceva con la carta carbone, assieme agli originali delle lettere ricevute. E in più ritagli di giornali, materiale a stampa, appunti scritti in preparazione di incontri importanti e anche qualche piccolo documento (passaporti, visti, tessere). Su molti di questi fogli ci sono annotazioni di mano di La Pira che possono gettare nuova luce anche su vicende ormai note e studiate.

L'Archivio, che La Pira lasciò a tre curatori – Pino Arpioni e Fioretta Mazzei (entrambi scomparsi) e al Convento dei domenicani di San Marco, che ne è l'attuale proprietario – è un bene tutelato dalla Soprintendenza Archivistica per la Toscana che il 4 giugno del 1985 lo notificò per le «testimonianze conservate nei carteggi che riflettono tutti gli avvenimenti di quest'ultimo quarantennio e l'opera da lui svolta in campo nazionale a partire dal 1938 e in campo internazionale a partire dal 1952, e che rappresentano uno strumento indispensabile per la ricerca documentale e lo studio approfondito dei grandi temi politici della storia del nostro tempo».

Grazie al contributo dell'Ente Cassa di Risparmio e della Fondazione Marchi tutta la prima sezione dell'Archivio (su 15 sezioni) è stata digitalizzata e corredata di uno strumento di ricerca elettronico. Il lavoro è stato condotto da borsisti, come Beatrice Armandi e Samuela Cupello, sotto la guida di un comitato scientifico, presieduto da Stefano Vitali, oggi Soprintendente archivistico per l'Emilia-Romagna. I documenti sono stati digitalalizzati e per ciascuno è stata inoltre redatta una scheda con le informazioni più rilevanti: mittente, destinatario, data, supporto e eventuale intestazione, tipo di scrittura, collocazione... Dalle schede elettroniche può essere direttamente inviato un comando per la visualizzazione della immagine digitale del documento. E questo permette di effettuare ricerche senza manipolare i fogli originali che sono spesso di facile deperibilità.

Il volume non contiene i documenti, ma solo il loro catalogo. È quindi rivolto ad un pubblico di studiosi che da qui devono partire per le loro ricerche. Ma scorrendo le sue pagine si rimane impressionati dalle testimonianze dei tanti viaggi intrapresi da La Pira, dalle migliaia di telegrammi e lettere spedite ai «grandi» della terra, da Kruscev a Kennedy, da U Thant a Ho Chi Minh, da Senghor ad Arafat. E poi a politici, giornalisti, fisosofi, scienziati, vescovi. Solo a Paolo VI ha scritto oltre mille lettere.

Un'autentica miniera di documenti sul '900, capace di stupire anche chi è stato a lungo vicino a La Pira, come Mario Primicerio, attuale presidente della Fondazione. Fu lui ad accompagnarlo in Viet Nam da Ho Chi Min, nel 1965. Eppure – ci spiega – riguardando oggi le carte di quegli anni vengono fuori particolari inediti, carteggi sconosciuti, rapporti insospettabili.

Digitalizzato l'archivio del «Sindaco santo»
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