Giorgio La Pira
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I quattro pilastri di Giorgio La Pira

Parole chiave: giorgio la pira (68), gastone simoni (103)

di Andrea Fagioli

Alle 18,45 di quel «sabato senza tramonto» del 5 novembre 1977, tra i pochi al capezzale di Giorgio La Pira c'era monsignor Gastone Simoni, l'attuale vescovo di Prato allora vicario generale di Fiesole. Ce lo ricorda anche Riccardo Bigi nel suo Sindaco santo, pubblicato dalla San Paolo a conclusione dell'anno centenario.

È capitato spesso, a monsignor Simoni, di incontrare La Pira in vita, di parlarci, di viaggiarci come quella volta di ritorno da Roma «quando in macchina – racconta – lo pungolavo perché io, appassionato di De Gasperi, avevo sentito criticarlo a Firenze proprio in ambienti lapiriani».
Eppure, nonostante questa confidenza, monsignor Simoni prova ancora «una certa difficoltà a parlare di La Pira» perché lo sente «così grande» che la sua conoscenza di lui, «sebbene sia stata una conoscenza diretta», non lo fa sentire «adeguato a cercare di illustrare la sua figura». Nonostante tutto ne parla con entusiasmo e soprattutto con cognizione di causa.

«Premetto che il La Pira politico è nato da un La Pira non politico. Tutto in lui è nato dalla sua conversione – spiega il vescovo di Prato –. Una conversione punto di arrivo di un travaglio spirituale vissuto da un adolescente affamato di assoluto. E questa fame di assoluto si rivela nella fame del sapere, nella frequentazione di grandi poeti, filosofi, scrittori, politici; si rivela nell'aspirazione a un mondo diverso, a una pienezza d'umanità nuova che non trova realizzata nei movimenti artistici, filosofici, sociali e politici in voga a quel tempo. Un fuoco spirituale che non trova l'approdo se non in Cristo. È una conversione seria il cui esito è una fede viva, una vita intensamente cristiana, tutta presa dallo studio e dalla preghiera, ma al tempo stesso desiderosa di azione».

La profezia
«Chi vuole capire La Pira politico non può non tenere conto di una prima dimensione della sua personalità: La Pira è l'uomo della profezia. La Pira pensa e sente la politica nell'orizzonte della storia della salvezza cristiana, che redime e indirizza la storia umana verso un traguardo sicuro che è quello della Gerusalemme celeste la cui contemplazione però obbliga a far sì che la vita e la convivenza di quaggiù sia la meno dissimile da quella di lassù. Questo è il messianismo cristiano».

La dottrina
«Un secondo punto che suggerirei a chi vuole introdursi nella vita politica prendendo come esempio La Pira, è – dice ancora Simoni – la dottrina. La Pira non è solo un discepolo dei profeti e un profeta di oggi che prospetta, animato dalla speranza, una nuova umanità diversa da quella che si ha sotto gli occhi, ma è anche un uomo di dottrina. In lui si coniuga il messianismo biblico-teologale (che gli fa guardare la storia nella prospettiva di Cristo) con la riflessione razionale che non lo ha mai abbandonato. La sua fede ardente, sicura, assoluta non ha mai umiliato la sua intelligenza. La coniugazione tra la profezia e la riflessione razionale sulle varie dimensioni dell'umanità e sulla storia in genere, ha prodotto una dottrina della persona e della società nel tratteggiare la quale ha avuto per maestro sommo San Tommaso d'Aquino. Lo stile personale e politico di La Pira è senza dubbio francescano: è un uomo libero che, come Francesco dal sultano, va in Russia o va da Ho Chi Min, affronta tutti i potenti di questo mondo, di una sponda o di un'altra, con una freschezza, con un candore che lo fa considerare ingenuo, ma se si guarda bene non c'è ingenuità bensì un piano preciso. È un candore che gli fa sfondare tutte le porte. E questo è Francesco. Ma se lo stile di La Pira è molto francescano, la struttura mentale e il suo pensiero sono di marca domenicana e precisamente tomista. La sua prassi politica come costituente, come deputato e come sindaco sarà estremamente concreta, ma la cultura politica che sorregge questa prassi è anzitutto e soprattutto dottrinale. Quando si parla di La Pira profeta, bisogna aggiungere il La Pira intellettuale, il La Pira professore, che ha una dottrina, un pensiero organico. L'orizzonte di La Pira è un orizzante vasto, aperto dalla profezia e declinato attraverso l'approfondimento dottrinale».

La politica
«Di La Pira politico si può parlare – spiega ancora Simoni – solo dopo aver richiamato la visione profetica sulla storia umana e la visione dottrinale che reinterpreta i fenomeni culturali, le dottrine, le ideologie, le situazioni del mondo contemporaneo criticandole e prospettando qualcosa di nuovo. Non si può capire La Pira politico se non si tiene conto del La Pira profeta e del La Pira dottrinale, ma anche del La Pira evangelizzatore».

A questo proposito il vescovo di Prato racconta di quando monsignor Antonio Bagnoli era pievano di Sesto Fiorentino e aveva invitato La Pira a parlare ai suoi parrocchiani. Si tratta di un episodio in cui «si vede la straordinaria delicatezza spirituale». La Pira chiese a Bagnoli di potersi confessare, ma di fronte alla meraviglia del futuro vescovo che conosceva la fama di santità del suo interlocutore, gli disse: «Io prima di annunciare la Parola di Dio voglio essere proprio pulito, non mi sento di parlare agli altri se prima non mi purifico».

«Certo – spiega ancora Simoni – la politica di La Pira avviene sulla base di una cultura programmatica, cioè non è solo il profeta, non è solo il tomista, ma è anche colui che dalla profezia e dalla dottrina fa scaturire dei programmi. Ed ecco il La Pira alla Costituente, ecco il La Pira che cerca di tratteggiare l'architettura dello Stato, ecco il La Pira dell'attesa della povera gente sia come deputato che poi come sindaco, ecco il La Pira profeta e politico della pace, dell'impegno di stabilire ponti tra l'Est e l'Ovest, tra il Nord e il Sud, tra l'America e il Vietnam, fra Israele e la Palestina... Tutte dimensioni concretissime dell'azione nata da un programma ispirato alla dottrina e più in fondo alla profezia».

Ma quale strumento ha usato La Pira per realizzare il suo ideale politico? Al primo posto, a giudizio di Simoni, bisogna mettere la sua inimitabile personalità carismatica: «La Pira è un unico. Il primo strumento è se stesso». Poi si dovranno ricordare i suoi collaboratori: «Non ci sarebbe stato La Pira se non avesse avuto certe persone vicino a lui». Ma poi bisogna affrontare un rapporto a volte liquidato con troppa disinvoltura: La Pira e la Dc: «Non si può capire il La Pira concreto senza la Democrazia cristiana. Certo che il suo rapporto con la Dc non è stato sempre idilliaco, talvolta si è vantato, soprattutto nei momenti più critici, di non avere mai avuto la tessera. Ma non è possibile pensare La Pira senza lo strumento partito: questa è storia!».

La testimonianza
«Inseparabile dalla sua profezia, dalla sua dottrina, dalla sua politica, in tutte le sue declinazioni, è la sua testimonianza personale. Venne una volta a trovarmi a Fiesole – racconta ancora il vescovo di Prato –. Conversammo a lungo e poi, uscendo sulla piazza per accompagnarlo al filobus, incrociammo un giovane straniero, forse americano. La Pira cominciò a parlargli di Gesù, del Papa... Il ragazzo rimase stupito, si sentì come invaso da quelle parole. Capendo anche la mia meraviglia, La Pira mi disse: «Ringrazio il Signore di non essermi mai vergognato di Lui».

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tessa 01/07/2008 00:00
non ho conosciuto giorgio la pira- conosco suo nipote- e' una persona retta, grande, intelligente, a cui affiderei il nostro paese -

Totale 1 commenti

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