Giorgio La Pira
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Dal n. 39 del 2 novembre 2003

La Pira, un anniversario guardando al centenario

Giorgio La Pira (nella foto con l'amico Amintore Fanfani) sta per compiere cento anni. Il «sindaco santo» nacque a Pozzallo, in Sicilia, il 9 gennaio del 1904: il 2004 sarà quindi l'anno del centenario. Un'occasione per approfondire la sua vita e il suo pensiero, e per far conoscere alle nuove generazioni questa straordinaria figura di politico e di cristiano. Il prossimo anno potrebbe rappresentare anche una tappa importante nel cammino verso la beatificazione: «Ci auguriamo - ha detto alcuni giorni fa, durante il Concistoro, il cardinale Ennio Antonelli arcivescovo di Firenze - di poter chiudere nel corso del centenario la fase diocesana del processo». Per organizzare le celebrazioni è stato istituito un comitato che sarà guidato dal presidente della Fondazione La Pira, Mario Primicerio: a lui chiediamo di illustrare le iniziative in programma e lo spirito che dovranno avere.
DI RICCARDO BIGI

La Pira, un anniversario guardando al centenario

di Riccardo Bigi
Giorgio La Pira (nella foto con l'amico Amintore Fanfani) sta per compiere cento anni. Il «sindaco santo» nacque a Pozzallo, in Sicilia, il 9 gennaio del 1904: il 2004 sarà quindi l'anno del centenario. Un'occasione per approfondire la sua vita e il suo pensiero, e per far conoscere alle nuove generazioni questa straordinaria figura di politico e di cristiano. Il prossimo anno potrebbe rappresentare anche una tappa importante nel cammino verso la beatificazione: «Ci auguriamo - ha detto alcuni giorni fa, durante il Concistoro, il cardinale Ennio Antonelli arcivescovo di Firenze - di poter chiudere nel corso del centenario la fase diocesana del processo». Alcuni mesi addietro, scrivendo l'introduzione a un testo su La Pira, il cardinale Antonelli era stato ancora più esplicito: «È vivo desiderio della Chiesa fiorentina, e non solo di essa, che la santità di Giorgio La Pira venga riconosciuta al più presto possibile».

Per organizzare le celebrazioni è stato istituito un comitato che sarà guidato dal presidente della Fondazione La Pira, Mario Primicerio: a lui chiediamo di illustrare le iniziative in programma e lo spirito che dovranno avere.

Su La Pira sono stati compiuti molti studi, sono state raccolte molte testimonianze. Il centenario può essere finalmente l'occasione per gettare uno sguardo d'insieme su questa straordinaria figura, fuori dalle interpretazioni parziali o distorte?

«Mi auguro di sì, anche se per comprendere la complessa personalità di La Pira bisogna tener conto di tanti aspetti. Non a caso le celebrazioni del centenario inizieranno a Pozzallo, dove è nato, e a Messina, dove ha studiato. E poi ricorderemo il La Pira padre della Costituzione italiana, deputato, sindaco. Alla base di tutto, a fare da filo conduttore a tutti gli eventi, ci sarà la spiritualità di La Pira, l'aspetto senza il quale non si capiscono tutti gli altri: La Pira è prima di tutto un cristiano che ha manifestato la sua fede nella carità operosa, nell'evangelizzazione, nello studio e poi nel tentativo di costruire, attraverso la politica, la “città terrena” in maniera conforme alla “città celeste”. Le sue attività di professore universitario, di parlamentare, di sindaco sono state per lui essenzialmente il terreno in cui testimoniare il suo amore per Cristo, per la Chiesa, per l'umanità».

Si parlerà anche di La Pira costruttore di pace?

«Non possiamo dimenticare questo che forse è l'aspetto più conosciuto. La parte centrale del centenario sarà dedicata in particolare all'apporto di La Pira nella nascita dell'Europa unita: su questo lavoreranno dei gruppi di studio che si occuperanno ad esempio del suo ruolo nel dialogo tra est e ovest europeo, o della sua battaglia contro l'antisemitismo. Nel momento in cui l'Europa unita cresce, è giusto chiedersi quali erano le motivazioni e gli obiettivi di chi la vedeva nascere: in La Pira si trovano intuizioni anticipatrici molto profonde. Come la Costituzione italiana, anche la futura costituzione europea dovrebbe stabilire prima di tutto, credo, i principi e i diritti fondamentali che sono frutto della storia e della civiltà di questo continente, e da cui scaturisce tutto il resto».

La Pira non ha avuto, nella sua attività politica, solo ammiratori: ci sono stati avversari leali e corretti, ma anche coloro che lo hanno attaccato o denigrato. Oggi si può guardare alla sua opera con più serenità?

«Sicuramente La Pira non era un uomo per tutte le stagioni: diceva le cose con chiarezza, aveva fatto una scelta religiosa, culturale e politica molto decisa. Era alieno dai compromessi e dalle furberie della politica. Questo poteva portargli delle critiche, ma credo che oggi anche chi non ha condiviso alcune scelte riconosca la sua coerenza».

Un aspetto particolare di La Pira è la sua semplicità, la sua schiettezza, che non tutti capivano: qualcuno trovava sconveniente ad esempio quel suo presentarsi anche nelle occasioni più solenni sempre con il solito vestito, un po' logorato dall'uso, magari senza cappotto per averlo regalato a un mendicante lungo la strada...

«Il suo stile di vita, tutto centrato sull'essenzialità, è un aspetto che può rendere la figura di La Pira più viva. Non si deve pensare che fosse sciatto, o che abbia mai mancato di rispetto ai suoi interlocutori. Penso però che nell'epoca del consumismo e del culto dell'immagine, questo può essere un modo per rendere il suo esempio più affascinante, soprattutto per i giovani. Anche se dovesse essere elevato agli altari, La Pira non deve essere imbalsamato o ridotto a un santino, la sua vita e le sue parole hanno una forza dirompente e attuale».

Il centenario potrebbe essere anche una tappa importante nel processo di beatificazione. Ma è possibile diventare santi facendo politica?

«La Pira diceva che oggi, se si vuole bene alle persone, bisogna fare politica. Per i laici cristiani la politica non è un optional, ma un impegno necessario: fare politica, intendo, nel senso di compromettersi con la storia dell'umanità, vivere la propria fede concretamente, a qualsiasi livello e in qualsiasi ambiente ci si trovi ad operare. Essere cristiani non solo con la preghiera ma anche con la riflessione, la parola, la cultura, il lavoro. In questo senso Paolo VI ha speso, per La Pira, parole molto chiare, e Giovanni Paolo II ha detto esplicitamente che la Chiesa di oggi ha bisogno di santi di questo tipo».

Mercoledì a Firenze la Messa nell'anniversario
della morte
Mercoledì 5 novembre alle 18,30, nella basilica di San Marco, sarà celebrata la Messa nel 26° anniversario della morte di Giorgio La Pira. La concelebrazione sarà presieduta dal cardinale Ennio Antonelli, arcivescovo di Firenze. La mattina, alle 9, al cimitero di Rifredi l'omaggio del Comune di Firenze alla tomba di La Pira e la Messa concelebrata dai padri domenicani e dai sacerdoti dell'Opera Madonnina del Grappa.

Centenario: un comitato per «mettere in rete» tutte le iniziative
Per organizzare le celebrazioni del centenario della nascita di Giorgio La Pira è stato costituito un comitato nazionale di cui fanno parte i ministri della cultura, degli esteri e dell'istruzione, i cardinali Antonelli, Piovanelli e Ruini insieme a studiosi, rappresentanti di istituzioni, associazioni culturali, rettori di università. Il Comitato promuoverà in prima persona incontri e convegni, curerà la pubblicazione di alcune raccolte di testi inediti. Ma l'obiettivo è anche quello di riuscire a riunire quella miriade di gruppi, associazioni, circoli che si richiamano a La Pira, e segnalare nel programma ufficiale anche le celebrazioni che ciascuno organizzerà singolarmente. Per questo, chiunque può avere qualcosa da segnalare è invitato a mettersi in contatto con la Fondazione La Pira, via La Pira 5, Firenze, tel. 055.284542.

E i giovani lo ricordano a Gerusalemme
Un anniversario vissuto nello spirito del «Professore». Il 5 novembre, alle 18, quasi in contemporanea con la Messa del card. Antonelli nella Basilica di San Marco a Firenze, i giovani dell'Opera per la Gioventù «Giorgio La Pira» ricorderanno il Sindaco Santo nella Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, con una Messa celebrata dal Nunzio mons. Pietro Sambi. La tradizionale «Tre giorni» di novembre, che segna l'inizio dell'attività invernale dell'Opera, quest'anno si trasforma in un pellegrinaggio in Terra Santa dal 5 al 9 novembre, al quale prenderanno parte un'ottantina di giovani. Ad accompagnarli, assieme ai dirigenti dell'Opera, una guida esperta della Palestina, come don Angelo Silei. Il programma, particolarmente intenso, prevede gli incontri nel tardo pomeriggio o nel dopocena, lasciando così il resto della giornata per la visita ai luoghi santi. La sera del 5, è previsto un incontro con il Nunzio. Giovedì 6, trasferimento a Betlemme e incontri con Sindaco, Governatore e padre Ibraim Faltas, che guiderà la visita alla Basilica della Natività e alle strutture annesse. La sera del 6 è in programma anche un incontro con lo scrittore e giornalista David Grossman e con la giornalista del «Corriere della Sera» Manuela Dviri. Venerdì 7 novembre, Messa presieduta dal Patriarca di Gerusalemme, Michel Sabbah, presso Tabga (Lago di Tiberiade) e nel pomeriggio, a Nazareth, incontro con mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo, vescovo ausiliare di Gerusalemme. Sabato 8, incontro con Sindaco di Nazaret, cena e incontro con un gruppo di giovani israelo-arabi- cristiani. Domenica 9, prima della partenza per l'Italia, Messa nella basilica dell'Annunciazione, presieduta da mons. Marcuzzo.

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