Mario Luzi
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Dal n. 8 del 25 febbraio 2007

L'omaggio del Consiglio regionale a Mario Luzi

Il 28 febbraio e il 6 marzo 2007 in programma due momenti per ricordare lo scrittore fiorentino morto due anni fa. Dopo la prolusione di Riccardo Nencini, saranno presentati un video realizzato dalla Tv Svizzera di lingua italiana e il libro uscito postumo con testi inediti e scritti scelti dall'Autore. Sarà anche presentata e inaugurata una mostra di «Autografi e inediti d'arte». Infine, un pomeriggio sarà dedicato alla lettura di poesie.

L'omaggio del Consiglio regionale a Mario Luzi

Cario Luzi è stato uno dei più grandi poeti italiani, forse uno dei più grandi al mondo. La sua opera (che comunque rimane per sempre) ha abbracciato un arco di 70 anni. Nato a Castello, alla periferia di Firenze, il 20 ottobre 1914, Luzi ha vissuto le varie fasi storiche del nostro secolo e con lui la sua poesia. «Si può dire – confidò in un'intervista – che è la vita che ha camminato e la poesia che si è accompagnata a lei. Probabilmente la mia vita non sarebbe stata tale senza la poesia e la poesia non sarebbe stata tale senza che fosse alimentata, inalata di respiro dalla vita. Io – proseguiva il poeta – ho dovuto, fin da principio, fare i conti con questo binomio. Ho sempre sentito il bisogno di dare la parola al processo della vita. Ad esempio, la poesia che dava il la al mio primo volume, che è stato scritto a 20 anni, aveva come titolo Alla vita. Questa poesia è un indizio, perché parla di una barca che vuole cominciare la navigazione, un viaggio. Questo è stato un po' il senso metaforico, ma anche esistenziale del mio lavoro».

Firenze e la Toscana hanno reso più volte omaggio al poeta, soprattutto negli ultimi anni della sua vita (un po' meno in precedenza). Lo hanno fatto in occasione dei 90 anni organizzando vari momenti a Firenze in Palazzo Vecchio, al Teatro della Compagnia e, a sua insaputa, nella Sala del Gonfalone in Palazzo Panciatichi, sede del Consiglio regionale, con tanto di maxitorta e 90 candeline.
L'ultimo omaggio tra il 28 febbraio (giorno della morte) e il 2 marzo 2005 (giorno del funerale). In quei tre giorni fu allestita la camera ardente nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio e celebrato il funerale in Santa Maria del Fiore. Così facendo «la città e la Chiesa – disse allora il cardinale Ennio Antonelli – sono unite nell'ammirazione e nella gratitudine verso Mario Luzi, uomo mite e forte, pensoso e comunicativo, poeta geniale, fecondo e creativo».
Con l'allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, in prima fila in una parte del presbiterio e i familiari del poeta dall'altra, almeno duemila persone parteciparono alla Messa celebrata dall'arcivescovo Antonelli con il suo predecessore, il cardinale Piovanelli, e il vescovo Rodolfo Cetoloni, titolare di Montepulciano-Chiusi-Pienza, diocesi d'adozione di Luzi.

Antonelli, nell'omelia, oltre a ricordare che il poeta aveva cantato Santa Maria del Fiore come «la madre di tutte le chiese fiorentine, la sede eletta dell'anima e della coscienza dell'irrequieta città», parlò soprattutto del Luzi uomo e poeta in ricerca, «in costante ascolto degli uomini, delle cose e del Mistero ineffabile», che trova, in una storia «attraversata dal bene e dal male», il messaggio della Resurrezione: («l'abbagliante aurora umana» di cui parla nel componimento dedicato al Cristo Risorto di Piero della Francesca a Sansepolcro). Da qui il Mario Luzi «testimone di una speranza più forte di ogni dramma e di ogni caducità», il «profeta di un umanesimo aperto al Mistero divino».

Al termine della Messa prese brevemente la parola il figlio del poeta, Gianni Luzi, per ringraziare i presenti e ribadire che il padre, nonostante il mutarsi degli scenari storici e politici, era sempre rimasto fedele ai valori portanti del vivere civile: il vero, il giusto, il diritto («Questi valori per lui non sono mai cambiati»).
Luzi, come ricordò il figlio, «si è espresso nell'ambito del pensiero con tutti i mezzi espressivi: la prosa, la poesia, il teatro, ma soprattutto con il contatto diretto con le persone. Questo ha generato la parola di mio padre che, direi, si è impressa su tutti coloro che sono venuti a contatto con lui. La testimonianza è che oggi siete qui in tanti e tanto diversi tra voi».

«Commossi – concluse Antonelli – lo accompagniamo con la preghiera di suffragio verso la meta del suo pellegrinaggio terreno o, come egli direbbe, del suo “viaggio terrestre e celeste”, nella persuasione da lui stesso espressa che a salvare i morti non basta la devota memoria dei superstiti, ma un altro,/solo un altro potrebbe fare il resto/e il più: consumare quelle spoglie,/mutarle in luce chiara, incorruttibile».

L'omelia del cardinale Antonelli è tra l'altro riproposta nell'ultimo di Mario Luzi, Autoritratto, uscito postumo a cura di Paolo Andrea Mettel, ma con testi scelti in precedenza dal poeta stesso. «Mi chiedi davvero tanto; mi chiedi oggi un testamento: ma lo farò – disse Luzi a Mettel nel maggio 1999 – anche perché desideri una scelta che contenga il mio teatro; sei uno dei pochi ad avermi fatto una richiesta così ampia e completa».

Il volume, uscito dapprima in edizione di pregio e a tiratura limitata (Mettelliana – Stamperia Valdonega, 2006) esce ora da Garzanti e sarà presentato nel corso del convegno in programma il 28 febbraio in Palazzo Panciatichi a Firenze come primo momento dell'«Omaggio a Mario Luzi» promosso dal Consiglio regionale a due anni dalla morte del poeta.

Il volume, che raccoglie testi scelti di Luzi tra cui alcuni inediti, contiene, oltre alla rammentata omelia di Antonelli, una serie di saggi scritti per l'occasione a firma, tra gli altri, del cardinale Silvestrini, di monsignor Ravasi, di Massimo Cacciari, di Mario Specchio e di Stefano Verdino.

Nella stessa circostanza sarà presentato il video che la Televisione svizzera di lingua italiana ha realizzato come omaggio a Luzi a cura di Davide De Nigris e la collaborazione dello stesso Mettel. In 25 minuti, tanti i temi trattati: le voci dei luoghi; la letteratura come vita; il poeta e la pittura; la madre e Don Flori parroco profeta; un'epoca ancora umana; Opus Florentinum, la costruzione della Cattedrale; Luzi poeta ermetico? In pratica, oltre ad utilizzare un fantastico materiale d'archivio con Luzi che all'inizio degli anni Settanta legge poesie emozionanti, il filmato utilizza un'intervista effettuata nell'agosto 2003 a Pienza nel suo studio con vista sulla Val d'Orcia e un'altra realizzata nel novembre 2004 nella casa fiorentina del poeta.

L'«Omaggio a Mario Luzi», realizzato anche con la collaborazione del Centro studi «La Barca» di Pienza, comprende anche la mostra «Ritratto di Mario Luzi» e un secondo momento, il 6 marzo, con la lettura di poesie del grande poeta fiorentino.

Il ricordo
Scandiva i tempi della sua vita
con l'impegno civile
di Riccardo Nencini
presidente del Consiglio regionale della Toscana
Anche solo «pensare» a Luzi mi emoziona. Un politico ha bisogno di poesia, nel senso che in un mondo di voci che urlano, a me, nel ricordo degli incontri con Luzi, manca il suo bisbiglio, la voce indebolita dagli anni che mi diceva come non ci fosse distinzione fra poeta politico e poeta civile.

«La poesia è sempre civile», osservava, e in lui si intrecciava con la filosofia, con la pittura, con la musica e, appunto, con la politica. Per questo considerò un grande traguardo la nomina a senatore a vita. Ricordo quando, pochi giorni prima della nomina, il Presidente Ciampi – eravamo a Civitella Val di Chiana – al mio perorare la causa del poeta, mi parlò di una «bella sorpresa in arrivo». E fu di parola. L'uomo era di una modestia impareggiabile, sempre disposto a collaborare, senza mai nulla chiedere, testimonial sempre a fianco delle battaglie civili e politiche della Toscana.

«Ab inferis», la sua meravigliosa poesia contro la pena di morte, in difesa del diritto alla vita, il più sacro dei diritti dell'uomo, «briciola oscura del creato», diventata simbolo della Festa della Toscana, ne è esempio e paradigma.
A 90 anni (per una curiosa coincidenza nella stessa data io ne compivo la metà, 45) il suo sguardo, e la sua ricerca, erano rivolti ai giovani: «bisogna insegnare loro a leggere la poesia». Anche i politici, secondo lui, dovevano aver ben chiara l' importanza dell' uso della parola, dei suoi significati, dei rischi che si correvano – cerco di tradurre il suo pensiero – nella perdita del linguaggio, provocata anche dagli impetuosi sviluppi della tecnologia e delle varie forme di comunicazione. Tutto sommato ho sempre avuto la sensazione, in ogni incontro, di trovarmi di fronte non solo ad un protagonista della cultura italiana ed europea, ma anche ad un uomo che scandiva i tempi della sua vita con l' impegno civile, tanto da diventare critico e interprete acuto perfino di momenti significativi dei percorsi istituzionali della sua città e della sua regione, come quando lo abbiamo avuto al fianco nelle polemiche sul nuovo Statuto della Regione Toscana.

Infine, è il ricordo più recente, lui, poeta cristianissmo, lo abbiamo sentito vicino nelle nostre iniziative per i diritti, tutti i diritti umani, secondo quella concezione che ritroviamo continuamente nelle sue opere e in ogni suo pensare di poeta e di uomo: «la vita è più grande della Storia, più grande di ognuno di noi e perfino del destino della nostra specie». Così, come lui credeva nella vita, così, nel suo nome, noi continuiamo la battaglia per combattere i nemici di sempre: la guerra, contro la quale ritroviamo scritti memorabili, l'odio, l'ignoranza, l'ingiustizia sociale, la miseria, la fame.

Ab Inferis 
di Mario Luzi

Più volte nell'esistenza
aveva emesso la condanna a morte
la vita stessa – che poi continuava
subdola e sorprendente.
                                          La vita stessa
con sue aguzze pene
                                   e deserte sofferenze
mi aveva spesso condannato a morte.
Ma un giorno incredibilmente
ebbero altri su di lei potere e norma.

La sentenza emanò da un orifizio
tristo, posto in una trista faccia
sotto il naso, sopra il mento e il pizzo.
A fatica riusciva a essere un volto
                                                      quella raggrinzita carne.
La parola morte, lei sola, rantolò nel mio timpano assordito.
Non ebbi chiaro allora dove fosse caduto quel macigno.
Era immane, aveva colpito solo un punto
o tutto l'universo? Ci volle molto tempo
perché affannosamente rinvenuto
da un primo bruto totale annientamento
a stento, con mortale angoscia divenissi conscio
che io, io solo, ero quel punto.
                                                   Su di me,
parvo frangente, briciola oscura del creato
era calato il colpo, era sceso quel fendente.
Mi sbalordiva enormemente quella inumana dismisura.
Su me quella violenza, su me l'iniquità
del caos
                 irriducibile e perverso
                                                      su me la mostruosa
cecità del caso
                          aveva appuntato il suo furore.
Su me si consumava, perché?,
una vendetta primordiale, accesa
ab origine del mondo
trovava me sua vittima espiatoria
la contesa capitale: e aveva nella pagina
d'un molto bistrattato tomo il suo carnefice banale.
Che oscura crudeltà, che arbitrio si abbatteva sul mio cranio!
Così erano (stupite!) ridotti a tacere
la colpa, l'innocenza,
                                   e altri dilemmi della mia coscienza.
Chi ero io? Aveva il Figlio
dell'uomo, gradino su gradino,
con me salito l'abissale scala
e portato questa croce.
O quel pensiero mi restituì
al mio male, mi rifece uomo
crocifisso ai suoi rimorsi.
Non fu la mia solamente un'atroce imitazione
ma un grido ammutolito, una protesta
del cuore umano bruciato dal peccato e dal dolore.
Ma non fu disuguale la fede nella resurrezione.
                                                                        Amen.

L'iniziativa
•Mercoledì 28 febbraio
Sala Gonfalone - Palazzo Panciatichi, Via Cavour 2 - Firenze
ore 11
- prolusione del presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini
- Proiezione del video su Mario Luzi a cura della Tv Svizzera
e presentazione del libro «Autoritratto» (nella foto piccola)
con interventi di Paolo Andrea Mettel, Marco Marchi, Giancarlo Quiriconi, Marco Specchio e Stefano Verdino
ore 16
- presentazione e inaugurazione della mostra «Ritratto di Mario Luzi» con interventi di Nino Petreni e Maria Giovanna Carli

• Martedì 6 marzo
Sala Gonfalone - Palazzo Panciatichi - Firenze
ore 17
- Lettura di poesie di Mario Luzi scelte da Marco Marchi e recitate da Italo Dall'Orto

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