Referendum legge 40
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L'astensione? L'unica via razionale

di MARCO OLIVETTI
professore ordinario di diritto costituzionale dell'Università di Foggia, membro del Comitato "Scienza e vita"
Fra le questioni oggetto di discussione nell'attuale campagna referendaria sulla procreazione assistita, vi è quella della legittimità dell'astensione, intesa come mezzo per impedire che il referendum raggiunga i suoi effetti. Il punto di partenza del problema, dal punto di vista giuridico, è l'art. 75 della Costituzione, il quale stabilisce che un referendum abrogativo è valido solo se la metà più uno degli elettori prende parte al voto. Solo in tal caso l'esito della consultazione referendaria (ovvero il numero dei “si” e dei “no”) ha rilievo.

La previsione di un quorum di validità del referendum ha una ragione ben precisa, che dipende dalle peculiarità del referendum abrogativo italiano. Quest'ultimo, infatti, ha luogo sulla base di una iniziativa popolare, ovvero su proposta di un ristretto gruppo di promotori, i quali raccolgono le firme di 500 mila elettori: un numero cospicuo, ma pur sempre poco più dell'uno per cento dell'elettorato. Per questo motivo, l'art. 75 della Costituzione pone un onere a carico dei promotori: quello di convincere gli elettori che la scelta di sottoporre a referendum abrogativo una legge è giustificata, sia per l'importanza della materia, sia per il modo in cui la questione è posta. Se concordano con questa impostazione, gli elettori, andando a votare, contribuiscono al raggiungimento del quorum, e quindi rendono valido il referendum. Se invece non si riconoscono nel modo in cui la questione è posta, possono esprimere il loro dissenso con l'astensione.

Per questo motivo, la campagna astensionista in un referendum – che in questo caso è stata lanciata dal Comitato “Scienza e vita” – ha un significato ben diverso da quello che l'astensione riveste in altre occasioni, anzitutto nelle elezioni politiche ed amministrative. In quest'ultimo caso, l'elettore che si astenesse si sottrarrebbe ad un dovere civico, ovvero alla responsabilità di contribuire a scegliere gli organi rappresentativi, deputati a condurre democraticamente l a vita della collettività, e una eventuale campagna astensionistica organizzata concreterebbe una “frode alla Costituzione”, ovvero una attività che, in sé costituzionalmente consentita, sarebbe contraria allo spirito della Costituzione.

Non può però dirsi la stessa cosa per una campagna astensionista in un referendum. Quest'ultima, infatti, ha di mira il fallimento dell'iniziativa dei promotori e il mantenimento in vigore della legge sottoposta a referendum, non la paralisi o la delegittimazione delle istituzioni democratiche. Il mancato raggiungimento del quorum costituisce una sorta di voto di sfiducia popolare al comitato dei promotori, esprimendo dissenso sull'iniziativa da essi assunta. Così come l'iniziativa referendaria – nella forma prevista dalla Costituzione italiana – è uno strumento messo a disposizione di una società pluralistica, l'appello all'astensione è un mezzo che altre minoranze organizzate possono utilizzare per bloccare i promotori. Si tratta d'altro canto di una forma di partecipazione utilizzata più volte negli ultimi venti anni a fronte di varie iniziative referendarie: e vi hanno fatto ricorso tutte le forze politiche che oggi ne contestano la legittimità.
A queste osservazioni di base, due considerazioni devono essere aggiunte.

In primo luogo va osservato che una campagna astensionista può essere una forma di partecipazione. Ciò è possibile se coloro che la sostengono non si sottraggono al dibattito ed argomentano razionalmente nello spazio pubblico: il che sta accadendo in questo caso, come si può vedere dalle capillari iniziative sin qui assunte dal Comitato “Scienza e Vita”.
In secondo luogo, l'astensione si carica, in questo caso, di un significato specifico: la convinzione che la complessità tecnica dei problemi oggetto dei 4 referendum sulla procreazione assistita mal si presti ad un voto popolare e finisca per assumere la natura di un plebiscito su valori di fondo, quali anzitutto l'inizio della vita umana, sui quali la decisione non può essere assunta a maggioranza.

Per questi motivi, oggi l'unica via razionale a disposizione di coloro che vogliono fermare i referendum è l'astensione, anche considerato che solo per essa esiste una mobilitazione organizzata. I sostenitori del “no”, in questo contesto, finirebbero per agevolare la vittoria del “si”, consentendo il raggiungimento del quorum.

L'astensione? L'unica via razionale
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