Referendum legge 40
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Dal n. 11 del 20 marzo (ed. Pisa)

Ma l'embrione è vita umana?

di Tommaso Strambi
«L'embrione è la cosa più miracolosa. Dicono che proteggiamo qualcosa che è più piccolo del punto su una riga in un giornale. Ma più è piccolo più è incredibile, c'è tutto l'uomo in quel punto. Che miracolo, io ero così». La contessa Josephine Quintavalle, che da oltre dieci anni guida in Inghilterra l'associazionismo pro-life («per la vita»), risponde così a chi, quasi quotidianamente, l'accusa di combattere una battaglia reazionaria per difendere tre cellule. Una risposta forse claudicante dal punto di vista biomedico, ma certamente affascinante da quello filosofico: «C'è tutto l'uomo in quel punto».

Una risposta che, nella sua disarmante semplicità, dischiude il nocciolo della questione al centro del dibattito intorno alla legge sulla fecondazione medicalmente assistita e all'iniziativa referendaria che ne è scaturita.

È possibile considerare vita umana l'embrione? E che cos'è la vita umana? Interrogativi che stanno animando un vivace dibattito nel nostro Paese. Un dibattito non semplice e talvolta anche paradossale se è vero, come ha riconosciuto don Roberto Colombo docente all'Università Cattolica di Milano, che su questo tema (il riconoscimento e la tutela della vita dell'uomo all'inizio della sua esistenza) «a chiamare in causa la fede (in particolare quella cattolica) non sono i credenti, ma coloro che asseriscono di non esserlo. Una fede senza ragioni o contro la ragione, sostengono».

Quando si affrontano certi temi si deve necessariamente sventolare il «fantasma» di Galileo? Lo chiediamo al professor Ludovico Galleni, docente all'Università di Pisa dove insegna alla facoltà di Agraria Zoologia generale ed etica ambientale.

«Il caso Galileo, nonostante tutto, è un evento episodico a cui concorsero infiniti fattori che esulavano anche dal dibattito scienza fede. Purtroppo è rimasto come esempio di incapacità della Chiesa di accettare le novità della scienza. Il problema di fondo però non è tanto il rapporto scienza fede, quanto il fatto che non si processano le idee. E da questo punto di vista qualsiasi movimento o progetto, quando si istituzionalizza e tende a difendere il proprio potere tende a rifiutare o a mettere paletti alla libera indagine e alla libera diffusione delle idee. Comunque le lettere copernicane, che Galileo invia tra gli altri anche alla Granduchessa di Toscana Maria Cristina di Lorena, sono uno stupendo esempio della libertà di ricerca e di speculazione filosofica e teologica del cristiano. La storia del dibattito fede ragione percorre tutta la storia della Chiesa ed è facile constatare come a momenti di apertura notevoli e di dialogo appassionato si susseguono momenti di chiusura chiaramente errata e condanne inaccettabili. Però nell'insieme si tratta ahimè di quel lato umano della Chiesa (o meglio delle Chiese) che la accomuna alle altre strutture umane che agiscono nello stesso modo. Ma dalla Chiesa e nella Chiesa vorremmo sempre un dialogo aperto e senza condanne».

Torniamo al tema principale del dibattito: è possibile considerare vita umana l'embrione?

«Qui bisogna iniziare con un discorso tecnico, da biologo. L'embrione è un individuo autonomo (un altro essere diverso da me e da qualunque altro) che appartiene alla specie Homo sapiens . Si potrà discutere su quando i due gameti cessano di essere entità autonome e quindi ancora cellule degli individui di origine e divengono un nuovo essere. Forse il momento della fecondazione (quando lo spermatozoo penetra nell'uovo), o quella dell'anfimissi, (quando si fondono i due nuclei e nasce il patrimonio genetico del nuovo individuo). Ma indubbiamente da un certo punto in poi, molto precoce, abbiamo a che fare con un nuovo essere umano».

Allora quando è possibile parlare di vita umana?

«Quindi è vita ed è vita umana. Ontologicamente dunque è un nuovo essere umano, lo ripetiamo entità nuova e diversa da qualunque altro essere umano. I problemi che si pongono successivamente riguardano altri aspetti: se e quando si può parlare di persona, se e quando, nella prospettiva tomista, il nuovo individuo è pronto per l'anima razionale e così via, ma sono problemi successivi legati al fatto che ci troviamo in presenza di un nuovo individuo appartenente alla specie umana. Questi problemi non sono però secondari perché, una volta affermato che si tratta di un nuovo individuo appartenente alla specie umana, ci si chiede se abbia diritti e se sì se li abbia fino dall'inizio o in passaggi o momenti successivi. Ma qui si va in problemi filosofici teologici ed etici che esulano dal campo del biologo che a questo punto può solo fare riflessioni generali da cittadino».

È lecito sacrificare embrioni umani per trovare nuove cure a terribili malattie?

«Due problemi nascono a questo punto: se sia sacrificabile una vita umana, per quanto limitata e iniziale, per il bene comune e poi se è veramente un sacrificio per il bene comune. Purtroppo tutta la storia della umanità è fatta di sacrifici di individui della specie umana e non solo di embrioni ma di adulti e bambini inermi e quindi tanto più indifesi e però capaci di sofferenza per quello che veniva sbandierato come bene comune. E il silenzio su queste tragedie ha investito tutti. Forse solo poche persone, per la maggioranza nelle chiese, ha avuto il coraggio di condannare tutte le oppressioni e schierarsi dalla parte di tutti gli oppressi, i torturati e gli uccisi. Da questo punto di vista vorrei avere un mondo dove non si sacrificasse nessuna vita umana e che fosse chiaro che indurre sofferenza (e qui in effetti bisogna riconoscere che nasce una differenza fondamentale tra l'individuo umano nello stadio in cui non prova dolore e paura e quello in cui prova dolore e paura- e questa differenza vorremmo che fosse ribadita con forza proprio nel momento in cui si difende tutto l'uomo) ad un altro essere umano è l'atto peggiore possibile. Se la difesa dell'embrione serve a ricordare la sacralità della vita umana, la difesa di tutta la vita umana diviene necessaria e positiva. Legato a questo punto c'è la riflessione sull'utilità di queste ricerche. Il futuro non deve essere quello di raffinate soluzioni mediche costose e tecnicamente difficili e che quindi riguardano solo i fortunati del primo mondo, ma soluzioni mediche più semplici e a basso prezzo che possano essere utili a tutta l'umanità. Da questo punto di vista la ricerca delle cellule staminali somatiche, mi sembra più interessante e più ricca di possibilità. Un'ultima proposta: gli embrioni congelati. Indubbiamente si tratta di esseri umani di cui è difficile vedere un futuro. Ho comunque difficoltà a permetterne un utilizzo in medicina sempre per l'idea dell'inviolabilità dell'essere umano. Se però si decide di utilizzarli, occorre essere molto chiari. Vi deve essere una precisa indicazione che l'utilizzo è fatto per il bene comune e quindi nessuna ricerca fatta su embrioni congelati può essere mantenuta segreta e nessun brevetto può essere ottenuto dai risultati che devono essere diffusi e posti a disposizione di tutti, proprio per dimostrare che il fine ultimo è il bene comune».

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