Referendum legge 40
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«Non voto» scelta trasparente. Manifesto di 102 giuristi italiani

"La fondamentale esigenza di tutela della vita umana sin dal concepimento ci spinge a indicare come via più credibile proprio il non voto". Così si esprimono i 102 giuristi italiani che hanno sottoscritto il manifesto "Giuristi per la scelta del non voto", presentato il 6 giugno scorso a Roma. "La legge n.40 del 2004 – si legge nel testo, firmato tra gli altri dai presidenti emeriti della Corte Costituzionale, RICCARDO CHIEPPA e CESARE MIRABELLI e dai vicepresidenti MASSIMO VARI e FERNANDO SANTOSUOSSO - contiene norme essenziali per tutelare il concepito, il quale è, comunque sia, una vita umana e non può essere trattato come strumento (di desideri e obiettivi altrui), ma solo come fine. Trovano qui radice le norme della legge che vietano che gli embrioni siano utilizzati come mero oggetto di sperimentazione e aspirano ad evitare che siano prodotti embrioni in soprannumero". Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati tre spot del Comitato Scienza e vita,"Difendi anche tu la legge 40 da un referendum sbagliato. Scegli di non votare", con gli interventi di tre testimonial: Bruno Dallapiccola, Emanuela Lulli, Angelo Vescovi.

RITORNO AL FAR WEST. La legge 40, secondo i giuristi, "costituisce una base idonea per regolare la fecondazione assistita e per tutelare i diritti dell'embrione, senza penalizzare la ricerca scientifica" e, dunque, un eventuale successo del referendum riporterebbe la legislazione italiana in materia "ad una sostanziale assenza di regole, di poco dissimile dalla situazione esistente in precedenza". In questo contesto, sostiene il manifesto, "l'astensione è il solo modo per impedire il successo dell'iniziativa referendaria e le funeste conseguenze per la tutela del diritto alla vita che essa produrrebbe. Non votando, quindi, si difende la vita, mantenendo in vigore la legge attuale, senza escluderne successive modifiche migliorative in sede parlamentare". "L'estrema complessità tecnica delle questioni coinvolte – concludono i giuristi - ci convince che il referendum non è la via adeguata per decidere su questi problemi, e che occorra lasciare al Parlamento la ricerca delle soluzioni più adatte".

STRUMENTO LEGITTIMO... "I giuristi cattolici – ha detto, durante la conferenza stampa, FRANCESCO D'AGOSTINO, presidente dell'Unione giuristi cattolici italiani e del Comitato nazionale per la bioetica - hanno preso una posizione, da giuristi prima che da cattolici, ed è quella dell'astensione al referendum sulla legge 40. L'infondatezza dei quesiti da un punto di vista giuridico, così come i numerosi punti non soddisfacenti dell'attuale legge 40 sono un'ottima motivazione per l'astensione. Il raggiungimento del quorum renderebbe impossibile il successivo intervento del Parlamento".

"Nessuno – ha evidenziato Riccardo Chieppa, presidente emerito della Corte Costituzionale - può dare lezioni di moralità in astratto. La vita non è merce di scambio e l'astensione è uno strumento legittimo per consentire al Parlamento di apportare correttivi. La vittoria dei sì avrebbe l'effetto di sterilizzare la legge e di farci tornare al far west".

LECITO E NONVIOLENTO. "L'astensione - ha ribadito MARCO OLIVETTI, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Foggia - è legittima non solo giuridicamente, ma anche moralmente e politicamente. Non capisco come possa essere definita antidemocratica, visto che la stessa Assemblea Costituente l'aveva preventivata fissando un quorum. In realtà, è uno strumento lecito e nonviolento. L'unico trucchetto possibile era sottrarsi al dibattito, ma così non è stato. Smettiamola allora di parlare male dell'astensione e di cambiare in corsa le regole del gioco".

"È nella tradizione del costituzionalismo – ha ricordato LORENZA VIOLINI, ordinario di diritto costituzionale all'Università di Milano - avere una legge che non ha il consenso di tutto il corpo elettorale. La legge 40 interviene su questioni scientificamente controverse ma nel rispetto della legge e secondo i valori protetti dalla Costituzione. La scelta di chi non va a votare è corretta anche perché il referendum è uno strumento di cui si è abusato e che va ripensato". "La linea dell'astensione – ha concluso MASSIMO VARI, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale - si basa sull'indisponibilità degli interessi coinvolti. Certo, ci si può rimettere mano, ma è assurdo che il 26% degli aventi diritto al voto possa cancellare una legge frutto di una lunga e faticosa elaborazione".
a cura di Valentina Conte

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