Referendum legge 40
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Dal n. 18 dell'8 maggio 2005

PISTELLI: Non andare a votare è una precisa scelta politica

Lapo Pistelli, nato a Firenze il 20 giugno 1964, è parlamentare europeo e responsabile nazionale esteri della Margherita. Ha esordito giovanissimo in politica come consigliere comunale a Firenze per la Dc e poi come segretario regionale. Eletto per due volte alla Camera nel '96 e nel 2001.

Onorevole Pistelli, lei andrà a votare per i quattro referendum sulla Legge 40?

«Nonostante nessuna legge sia perfetta e nemmeno questa mi soddisfi pienamente, ho deciso (e per me è la prima volta) che non mi recherò a votare».

I sostenitori dei referendum invitano ad andare a votare anche chi non vuole modificare la legge. È la stessa cosa votare «no» o astenersi?

«Oramai da 10 anni nessun referendum abrogativo ha raggiunto in Italia il quorum che rende valida la consultazione. Perché? Un po' è calata la partecipazione in generale, ma molto è dipeso dall'abuso che se ne è fatto: troppe domande, troppo specialistici gli argomenti. E poi è insopportabile che un istituto nato per essere lo strumento eccezionale di verifica del Parlamento nelle mani dei cittadini sia divenuto l'ultimo atto di una battaglia che i partiti continuano a combattere al di fuori delle aule parlamentari. In genere, si mobilita maggiormente il fronte abrogazionista e dunque il modo migliore per votare “no” consiste nel non votare. E' una scelta politica, non una espressione di apatìa, che ho maturato prima degli appelli pubblici in quella direzione. Io difendo questa legge. È un equilibrio difficile, sicuramente opinabile, costato due legislature di lavoro. Ma lo difendo per come è. Ha posto fine al “far west” delle provette e ha messo dei limiti in nome dell'interesse del più debole, cioè del bambino».

Cosa risponde a chi giudica l'astensione ai referendum un comportamento non democratico?

«Per quanto consideri importantissimo il voto, reputo irricevibile l'obiezione e necessaria una distinzione concettuale. Alle elezioni politiche, europee, amministrative, un cittadino esercita il suo diritto-dovere per far vivere la democrazia rappresentativa. Nei referendum, 50 milioni di cittadini sono liberi di aderire all'invito che altri 500.000 cittadini gli rivolgono su uno specifico quesito. Liberi dunque, democraticamente, di declinare quell'invito».

Alcuni esponenti del centro-sinistra, della Margherita in particolare, hanno votato a favore di questa legge, ma molti altri (la maggioranza) sono contrari. Qual è il dibattito interno allo schieramento e soprattutto al suo gruppo, la Margherita appunto?

«La Margherita ha votato a larghissima maggioranza questa legge, esercitando un voto di libera coscienza anche su punti delicati che hanno diviso la coalizione di centrosinistra. Anche il governo aveva chiaramente annunciato che questa non era materia né da Esecutivo né da maggioranza politica e che quindi avrebbe rispettato il confronto parlamentare. Il confronto c'è stato, aspro, difficile ma anche bello perché le questioni ultime della vita e della morte stanno tornando decisive nell'agenda della politica e lì non c'è posizione di coalizione o di partito che tenga. Si è discusso molto e si discuterà ancora nel rispetto reciproco di opinioni anche molto distanti».

Ci sarà una presa di posizione dei vertici della Margherita (Rutelli in testa) nonostante le annunciate decisioni di Prodi o della Bindi di andare a votare?

«Se è vero quanto ho detto prima, non ci saranno pronunciamenti ufficiali ma opinioni personali, più autorevoli alcune, meno altre forse, ma nessun vincolo per gli elettori. Personalmente, ripeto che non andrò a votare».

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