Referendum legge 40
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Dal n. 24 del 19 giugno 2005

Referendum, i commenti dei politici toscani

All'indomani della consultazione referendaria il mondo politico toscano continua a dividersi in modo netto. Chi ha sostenuto l'astensione rivendica la giustezza della propria scelta, mentre chi ha fatto campagna per il «sì», come la consigliera regionale di Forza Italia Anna Maria Celesti, continua a ritenere valida quella «battaglia», nonostante l'insuccesso. Ma c'è chi, come il presidente della giunta regionale Claudio Martini, la butta sullo sciovinismo: «Sono contento di essere presidente di una Regione come questa – ha dichiarato compiaciuto – dove nonostante la scarsa informazione, la forte pressione all'astensionismo e la difficoltà dei quesiti referendari ben 1.171.000 elettori hanno esercitato il loro diritto di voto».

Qualche elemento di autocritica si coglie invece nelle dichiarazioni del segretario regionale dei Ds, Marco Filippeschi, che parla di «una battaglia giusta con lo strumento sbagliato». Le note più stonate arrivano però dai più «laicisti», come il consigliere regionale del Sdi Pieraldo Ciucchi secondo il quale «il nostro Paese ha perso un'occasione per ribadire la laicità dello Stato», perché «ha vinto la disinformazione e soprattutto la determinazione di quelle forze politiche più attente ad ingraziarsi le gerarchie ecclesiastiche che a salvaguardare il principio della libera Chiesa in libero Stato».

Più articolata la riflessione del deputato diessino Valdo Spini : «Non premia essere laici a corrente alternata – afferma, rivolgendosi alla coalizione di centro-sinistra – inventare la categoria del laicismo come un estremismo da scongiurare e trovarsi poi in radicale opposizione nella campagna referendaria alla Chiesa cattolica italiana. Occorrerà lavorare a fondo per ricostruire una corretta consapevolezza della laicità dello Stato e delle istituzioni».

Una riflessione sul centro-sinistra la chiede anche il consigliere regionale della Margherita Gianluca Parrini: «Aver voluto ridurre la complessità delle tematiche ad un semplice sì o no, – afferma – è stato un tragico errore, ma soprattutto è risultato assai dannoso per l'immagine del centro-sinistra che è parso diviso ed incapace di una posizione che tenesse conto delle varie culture».

L'invito ad «abbassare i toni» arriva invece da un altro esponente della Margherita che si era pronunciato per l'astensione, il presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi che avverte: «Chi ha politicizzato il referendum prima, così sbaglia chi immagina ora ripercussioni nei partiti e nelle coalizioni».
Nella Margherita c'è anche chi si era schierato per tre «sì», come il consigliere regionale Erasmo D'Angelis, che ora chiede comunque di rivedere la legge 40. Modifiche in Parlamento le chiede anche il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Maurizio Dinelli che ritiene che «la Casa delle libertà abbia una grande occasione per mantenere l'unità di intenti politici tra laici e cattolici che ha portato all'approvazione della legge 40».

Grande soddisfazione si registra tra quegli esponenti del centro-destra che avevano invitato all'astensione. Per Riccardo Migliori, parlamentare e coordinatore regionale di An, «la violenta campagna referendaria del settarismo laicista contro il buonsenso e la ragione è stata non solo sconfitta, ma addirittura disprezzata dalla grande maggioranza del popolo italiano, che non si è fatto dividere» e ha allontanato «Firenze e Roma dalla Madrid zapaterista».

Per Alessandro Antichi, speaker dell'opposizione in Consiglio regionale – è falsa la contrapposizione tra laici e cattolici perché «hanno combattuto la stessa battaglia nella convinzione che la vita umana non può essere messa ai voti. Ha vinto chi crede nella vita e nella centralità della persona, nella coesione di un sistema in cui il più forte ha il dovere di proteggere il debole ed in cui non c'è libertà senza responsabilità. In tal senso, – prosegue Antichi – deve finire l'illusione, troppo a lungo coltivata da certi ambienti cattolici soprattutto in Toscana, della possibilità di alleanze politiche che fanno a meno di riferimenti valoriali condivisi».

«È un voto importante anche sul piano politico – aggiunge il capogruppo del'Udc in Consiglio regionale, Marco Carraresi – perché segna la sconfitta degli estremismi. Hanno perso Prodi e Fassino, ha perso Fini e ha perso la sinistra radicale, alla quale son tornati ad iscriversi anche i Ds, che con il referendum hanno riscoperto antichi toni e intolleranze».

Punta il dito contro «una vera e propria aggressione verbale contro coloro che avevano deciso per un astensionismo attivo e consapevole» la consigliera regionale di Forza Italia Stefania Fuscagni che invita alla riflessione «i sostenitori del sì senza se e senza ma». Se la prende in particolar modo con i Ds il consigliere regionale di An, Achille Totaro invitandoli a riflettere sul perché «malgrado gli appelli, le manifestazioni, i comizi e quant'altro non siano riusciti a mobilitare il loro elettorato».
C.T.

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