Referendum legge 40
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Dal n. 18 dell'8 maggio 2005

SESTINI: Senza quorum è più facile migliorare la legge

Grazia Sestini, sottosegretario al lavoro, alla salute e alle politiche sociali, è nata ad Arezzo il 1° maggio 1958. Segretario provinciale del Cdu nel '95, nel '98 si iscrive a Forza Italia e nel '99 entra alla Camera. Nel 2001 è eletta senatrice in Toscana.

Senatrice Sestini, lei andrà a votare per i quattro referendum sulla legge 40?

«No, non andrò a votare. Credo che in una materia delicata come questa vada evitato in tutti i modi il far west, e pertanto considero pericolosissimo il vuoto normativo che sarebbe inevitabilmente provocato dalla caducazione di alcune parti fondamentali della legge in seguito ad una eventuale abrogazione referendaria. Così come non mi pare giusto costringere i cittadini ad un “sì” oppure ad un “no” su quesiti di difficilissima interpretazione».

I sostenitori del referendum invitano ad andare a votare anche chi non vuole modificare la legge. È la stessa cosa votare «no» o astenersi?

«La Costituzione italiana ha previsto, fra le possibilità di espressione del voto in materia referendaria, anche l'astensione. Lo ha fatto quando ha introdotto una soglia per la validità dell'esito referendario, marcando perciò una differenza rispetto alle normali consultazioni elettorali, che non hanno un quorum. Allora io dico che questa è una scelta, così come votare “no” oppure votare “sì”. Se scelgo di astenermi significa che voglio difendere questa legge e che dico “no” al referendum. Il mio è un doppio “no”, che vuole anche marcare il mio dissenso sull'opportunità stessa di questo referendum».

Cosa risponde a chi giudica l'astensione al referendum un comportamento non democratico?

«La democrazia è anche astensione, quando non si condividono alla radice certe battaglie. Non democratico è colui che vuole impormi un comportamento che non condivido, in questo caso il referendum, su una legge che considero una legge accettabile, che arriva dopo un lunghissimo dibattito, che è iniziato oltre 15 anni fa, che ha avuto ed ha un sostegno bipartisan, e che, se deve essere migliorata, può esserlo in Parlamento. Se il referendum non raggiungerà il quorum, il Parlamento avrà in questo senso un rinnovato stimolo alla discussione».

Come senatrice ha votato a favore di questa legge. Come donna si sente di difenderla?

«Sì, e lo dico con convinzione, perché lo spirito di questa legge è di difendere e valorizzare la vita e la dignità umana, tutelando i diritti di tutti (la donna come l'embrione, il padre come la madre) esaltando il ruolo responsabile della scienza a servizio dell'uomo. Sono questi concetti che voglio difendere come donna e come cattolica, e che cerco di metter in pratica quando lavoro come senatrice. Sono questi i valori per difendere i quali è nato il comitato Scienza&Vita al quale ho aderito».

Il centro-destra ha votato a favore di questa legge. Oggi però qualche componente è schierata per il sì al referendum. Ci sarà una posizione ufficiale?

«Credo di no, come non credo che ci sarà una posizione ufficiale del centro-sinistra, perché il voto in Parlamento è stato un voto trasversale, come è giusto che sia in casi come questo. Da parte dei capigruppo del centro-destra c'è stato un forte richiamo al voto positivo, perché oltre a rispondere agli ideali fondanti della Casa delle Libertà, questa legge ha anche dei risvolti di carattere politico importanti per il centro-destra: la maggioranza sente più di altri la necessità di legiferare su temi che altrimenti sarebbero lasciati alla libera iniziativa e al non governo».

E qual'è il dibattito interno al suo partito, Forza Italia?

«Dentro Forza Italia convivono anime e posizioni culturali diverse, che costituiscono anche la ricchezza di questo partito, come del resto accade negli altri partiti. Credo tuttavia che alcuni esponenti del mio partito, compreso qualche membro del Governo, avrebbe fatto meglio a non coinvolgere la propria funzione con una posizione che interessa di più le coscienze che l'azione di governo».

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