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Le Oasi toscane limitano il rischio contagio

Finora erano servite a proteggere dall'azione dell'uomo gli uccelli migratori e l'enorme biodiversità attivata dalla loro presenza, oggi, in fase di preallarme influenza aviaria, restituiscono il favore proteggendo l'uomo dal propagarsi del virus qualora questo si manifestasse anche in Toscana. Sono le oasi protette, le aree umide della nostra regione dove, provenienti dal nord e dal nord est del mondo vengono a svernare varie specie di migratori che nel periodo estivo vengono rimpiazzate da altre provenienti dall' Africa.

"Essendo aree ad alto tasso di naturalità, cioé non ospitando attività umane, come potrebbe essere quella degli allevamenti avicoli - spiega Edoardo Fornaciari, responsabile per la Regione Toscana del settore tutela e valorizzazione delle risorse ambientali -, sono in grado di difendere dal contagio ed essendo aree delimitate possono essere agevolmente poste sotto osservazione".

La Toscana è ricca ancora oggi, anche se molto meno di oltre un secolo fa, di aree umide dove gli uccelli migratori invernali fanno sosta dall' autunno a marzo. Sono oasi protette che attirano varie specie di uccelli, dai germani alle anatre ed alle oche selvatiche, dagli aironi ai cormorani. Le più importanti sono il Padule di Fucecchio, la più grande zona umida interna dell'Italia centrale; il Lago di Massaciuccoli, la piu grande zona umida costiera del centro Italia. Poi ci sono il Parco della Maremma, la Laguna di Orbetello e la Diaccia Botrona, tutte in provincia di Grosseto; il Padule di Scarlino ed il Padule di Orti Bottagone, in provincia di Livorno; San Rossore, in provincia di Pisa, e molte altre zone più piccole come il Lago di Sibolla, in provincia di Lucca, il Bosco di Tanali, in provincia di Pisa; gli Stagni di Focognano e La Querciola di Sesto, in provincia di Firenze, e La Querciola di Quarrata, in provincia di Pistoia.

"L' unico pericolo indiretto per l'uomo - spiega Fornaciari - è che eventuali uccelli migratori selvatici affetti da influenza aviaria vengano in contatto con uccelli domestici, cioé galline, polli, anatre e oche da cortile o di allevamento, ma nelle oasi protette dove i migratori sostano non ci sono insediamenti umani per cui il rischio di vicinanza è pari a zero o comunque molto limitato e facilmente rilevabile".

La Regione Toscana ha infatti costituito una unità regionale di crisi ed ulteriormente intensificato i controlli con una decisione presa proprio ieri dalla giunta. I controlli dei servizi veterinari territoriali delle Asl sono quotidiani e capillari e la 'catena' di garanzia è in grado di essere attivata immediatamente al verificarsi del primo caso sospetto. La vigilanza è effettuata sugli animali acquatici e negli allevamenti rurali e industriali. In caso di morte sospetta, l'uccello viene inviato all'Istituto zooprofilattico di competenza territoriale che, dopo una prima valutazione manda le campionature alla sede di Padova dove è possibile 'tipizzare' il virus.

E' inoltre escluso qualsiasi rischio per chi si reca a visitare le oasi protette. "Anche qualora si verificassero dei casi e qualora fosse dimostrato il passaggio diretto del virus da animale a uomo, cosa finora smentita - spiega Luigi Turini, presidente del Padule di Fucecchio, che conta 10 mila presenze all' anno - non vedo che rischio ci possa essere a camminare lungo una sponda erbosa e guardando con il binocolo gli uccelli a cento, duecento metri di distanza". (ANSA).

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