Statuto regionale
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Ogl n. 0

Dagli Statuti regionali alla Convenzione europea

Percorsi: Dossier

di Piero Pizzi*
*Vicepresidente Consiglio Regionale Presidente Commissione Statuto
Viviamo un momento di eccezionale valenza istituzionale e politica: la Convenzione europea da un lato, gli Statuti regionali dall'altro. Come si affrontano questi due appuntamenti? Sulla prima questione, in Toscana si è dato vita ad un Forum regionale sulla Convenzione Europea (promosso dal Consiglio Regionale) articolato in modo da consentire la partecipazione più decentrata ed ampia possibile alle scelte. Dobbiamo evitare, infatti, che i cittadini percepiscano l'Europa come un'identità distante, qualcosa che forse è più da subire che non da condividere. Portare l'Europa più vicina ai cittadini, tramite il livello territoriale regionale e locale comporta sicuramente un rafforzamento della coscienza europea, generando così anche un vantaggio diretto per l'Unione Europea. Il problema politico è: per quale Europa lavoriamo?

A mio avviso, fondata sui principi della solidarietà, della sussidiarietà, in grado di porre l'uomo al centro di ogni azione. Forte protagonista di interventi di pace e contro il terrorismo: vera interlocutrice di pace. E' necessario costruire una politica comune estera, di difesa, di sicurezza, sull'immigrazione, che decida sui grandi temi ma lasci le altre competenze agli Stati nazionali, alle regioni, alle grandi città. Uno dei temi centrali è la ripartizione delle competenze fra Unione Europea, Stati membri ed anche regioni con funzioni legislative: il grado di partecipazione del livello regionale alle decisioni è da definire, il ruolo del Comitato delle Regioni è ancora debole ed incerto. La seconda questione, la riforma costituzionale ed i nuovi Statuti regionali, è altrettanto importante per il futuro della democrazia italiana e per l'assetto istituzionale complessivo. Occorre dire che siamo dinanzi ad una grande riforma non preceduta, come di solito accade in simili circostanze, da un'assemblea costituente. Le nuove regole, approvate senza la necessaria, ampia condivisione, sono incomplete e lacunose. Da parte di molti si è rilevata, ad esempio, come la mancata previsione di una Camera delle Autonomie renda impossibile parlare di una vera riforma federale. Le difficoltà del momento politico (sui temi istituzionali spesso assistiamo ad un vero e proprio scontro) e le incertezze normative spiegano il ritardo delle Regioni nell'approvazione dei nuovi Statuti.

In Toscana le forze politiche hanno affidato ad una Commissione Speciale, frutto di un accordo istituzionale, il compito di elaborare il nuovo Statuto ricercando il necessario spirito costituente, caratteristico dei momenti importanti. Il confronto politico è serrato in Commissione, dove si sta lavorando su ipotesi di articolato che saranno sottoposte quanto prima ad una verifica con la società toscana. I temi sono molti: principi e diritti; caratteri generali della forma di governo e legge elettorale; organi della regione, sussidiarietà ed Enti locali; organizzazione e funzionamento; partecipazione e referendum.

Di particolare rilevanza due questioni che mi preme evidenziare. La prima attiene al rapporto Regione – Enti locali – società. La Regione dovrà operare “con” i poteri locali, non “sopra” ad essi. Le cosiddette “leggi Bassanini” prima e la successiva riforma costituzionale (L.C. 3/2001) non hanno disegnato uno Stato federale ma uno Stato delle autonomie: di conseguenza o le autonomie locali fanno sistema o si condannano all'inefficienza ed alla emarginazione politica. La Regione come centro propulsore del sistema regionale delle autonomie, gli Enti locali come codecisori e realizzatori di gran parte degli interventi: questo il quadro normativo con cui dovremo misurarci (la cosiddetta sussidiarietà verticale). Altrettanto importante il rapporto con la società civile, che a mio parere dovrà ispirarsi senza riserve al principio della sussidiarietà orizzontale secondo il quale la Regione e gli Enti locali non intervengono a gestire direttamente servizi pubblici laddove l'autonomia di soggetti singoli od associati è in grado di svolgere adeguatamente un certo servizio, oppure potrebbe esserlo se debitamente promossa.

Sono dell'opinione che nello Statuto dovrà essere chiaramente scritto che la Regione riconosce e valorizza, anche con strumenti di tipo fiscale ed economico, il ruolo degli enti non profit e dell'associazionismo rivolto allo svolgimento di servizi di rilevanza pubblica – ed il riferimento è alla possibilità di prevedere agevolazioni fiscali, nelle imposte regionali, a favore degli enti non profit – precisando, inoltre, che la Regione promuove, anche qui con strumenti di tipo fiscale ed economico, la libertà di scelta tra servizi erogati dagli Enti pubblici e servizi erogati da privati – ed il riferimento è a strumenti come il buono scuola - e, qualora un futuro sistema di federalismo fiscale lo consenta, alla possibilità della deducibilità fiscale di determinate spese sociali sostenute dai cittadini presso enti pubblici o privati.

Lo Statuto non è una Costituzione (Emanuele Rossi)

I valori che tengono unita la Toscana (Angelo Passaleva)

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