Statuto regionale
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Ogl n. 0

I valori che tengono unita la Toscana

Percorsi: Dossier

di Angelo Passaleva*
*vicepresidente Regione Toscana e assessore alle riforme istituzionali
In questo caldo luglio e in una Regione che, trent'anni fa, seppe essere all'avanguardia nella prima fase dei primi Statuti regionali, la discussione sul nuovo Statuto è ancora bloccata sulla forma di governo e sui principi della legge elettorale. Ritengo che da parte dei cittadini venga manifestata una forte richiesta di stabilità nei governi e che sia richiesta la massima trasparenza circa la responsabilità. Inoltre: chi è eletto deve poter governare a nome di tutti e tenendo conto dei giusti diritti (ma anche dei doveri) di ciascuno.

L'elezione diretta del presidente della Giunta regionale, insieme al premio assegnato a chi ha ottenuto la maggioranza, garantiscono in modo efficace la prima delle istanze. La pari dignità degli eletti (Consiglio e presidente) assicurata dal loro mandato elettorale, garantisce la terza. Con le ultime riforme elettorali, il potere del responsabile del governo è molto accresciuto: ciò che occorre, e che trovo legittimo, è vincere la sfida di assicurare un bilanciamento sostanziale rafforzando anche i poteri (legislativo, di indirizzo e di controllo) del Consiglio regionale. In particolare trovo indispensabile, anche modificando la struttura amministrativoburocratica dei Consigli, l'esigenza di rafforzare i poteri di controllo – da parte delle assemblee sull'efficacia dei provvedimenti assunti dagli esecutivo. In particolare occorre avere il giusto spazio, e gli strumenti efficaci, per sviluppare ed estendere il controllo ex post, anche al fine di stimolare il governo a modificare (in tutto o in parte), se necessario, le proprie scelte. Per quanto riguarda, infine, la parte introduttiva dello statuto (cioè quella più specificamente rivolta alla sottolineatura dei valori e delle idealità), trovo fondamentale un forte richiamo ai valori già contenuti nella Carta Costituzionale del 1948.

La nostra è, in assoluto, una delle migliori Costituzioni del mondo, una delle più avanzate, una delle più attente a rispettare il comune sentire su cui i Padri Costituenti, subito dopo la tragedia del nazifascismo, seppero trovare unità. Abbiamo una Costituzione che, nei principi generali, è ancora all'avanguardia: come uomini e donne delle Regioni italiane dobbiamo esserne fieri e marcare una coerenza anche in fase di riforma statutaria. Per quanto concerne i cosiddetti “nuovi principi”, visto che in effetti il contesto sociale è fortemente mutato, penso anch'io che sarà necessario introdurre qualcosa di nuovo: ma sono convinto che ci si debba limitate solo ai principi che siano largamente condivisi: mi riferisco a sussidiarietà, adeguatezza, prossimità, solidarietà e alla novità conseguenti alla realizzazione dell'Unione Europea. Sui cosiddetti “nuovi diritti” devo confessare di avere difficoltà ad accettare un confronto, pure nel massimo rispetto per coloro che, in buona fede, si fanno paladini di tali battaglie: in primo luogo perché sono convinto che non siano affatto nuovi, poi perché manca (e questo è un dato oggettivo) una loro ampia condivisione all'interno di una comunità comunque complessa. Ho infine anche qualche dubbio sul fatto che questi cosiddetti “nuovi diritti” rispondano a criteri condivisi di giustizia.

A questo proposito il mio vuole essere un appello alla pacatezza: se proprio vogliamo cogliere l'occasione del nuovo Statuto regionale per riflettere sui valori che tengono unita la comunità toscana, cerchiamo di indirizzare gli sforzi comuni non sullecose che possono dividere o alzare steccati bensì su quelle capaci di unire. Se imboccheremo questa strada, insieme a una seria riflessione sui temi “tecnici” che ho cercato di introdurre all'inizio, faremo qualcosa di utile non solo ai palazzi della politica ma anche ai cittadini. Che ci guardano giorno dopo giorno e che, da noi, aspettano non confronti ideologici ma impegni a servizio della comunità intera.

Lo Statuto non è una Costituzione (Emanuele Rossi)

Dagli Statuti regionali alla Convenzione europea (Piero Pizzi)

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