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La storia della Palestina

La Palestina è una regione delimitata a ovest dal mar Mediterraneo, a sud dal golfo di Aqaba, a sud-ovest dal deserto del Sinai, a nord dai contrafforti meridionali del Libano e a est dal Deserto siriaco e dal corso del fiume Giordano. I primi abitanti della Palestina furono i cananei, dal III millennio a.C. organizzati in città-stato, fra cui Gerico.

II millennio a.C.: diversi popoli si insediano nella regione, sulla quale l'Egitto esercita un controllo.

Attorno al 1000 a.C.: gli ebrei, sconfitti i cananei, danno vita ad uno stato indipendente, con capitale Gerusalemme. Alla morte del re Salomone, il regno viene diviso in Israele, a nord, e Giudea a sud.

586 a. C.: il regno di Giudea è conquistato dai babilonesi, che distruggono Gerusalemme e costringono gli ebrei all'esilio.

539 a.C.: i Persiani conquistano Babilonia. Gli ebrei tornano in Giudea, autonomi ma sotto controllo persiano. Ricostruiscono le mura di Gerusalemme e codificano la legge mosaica.

II secolo a.C.: viene instaurato uno stato indipendente.

63 a. C.: Roma conquista la Palestina e ne fa una provincia governata da re ebrei.

66-67 d. C.: a seguito di una rivolta ebraica, i romani distruggono Gerusalemme. Ha inizio la diaspora ebraica.

313: l'editto di Costantino favorisce la diffusione del cristianesimo in Palestina e la regione diviene meta di pellegrinaggi.

614 – 629: occupazione persiana.

638: gli Arabi invadono la regione e prendono Gerusalemme, che diviene la terza città santa dell'Islam.

1096: a seguito dell'intolleranza religiosa manifestatasi in Terra Santa dopo il 1000, viene indetta la prima Crociata. Viene istituito il Regno latino di Gerusalemme. Alterne vicende portano ad altre crociate, fino al 1270.

XIII secolo: la Palestina, insieme con l'Egitto, è conquistata dai mamelucchi, una casta della Turchia.

1517: l'impero ottomano sconfigge i mamelucchi e, con qualche interruzione, governa la Palestina fino al 1917-18.

1918: gli inglesi prendono il controllo della Palestina, impegnandosi a crearvi una patria per gli Ebrei. Questo impegno fu ratificato dal mandato che la Gran Bretagna ricevette nel 1922 dalla Società delle Nazioni. La Gran Bretagna respinge però le pretese del movimento sionista – nato alla fine del XIX secolo con il proposito di riunificare gli ebrei nell'antica patria – che chiede l'occupazione dell'intera Palestina.

1945: cresce moltissimo il flusso di ebrei scampati all'olocausto verso la Palestina.

Aprile 1947: a seguito di scontri tra milizie ebraiche e forze armate britanniche, la Gran Bretagna, rinuncia al mandato.

29 novembre 1947: l'Assemblea generale delle Nazioni Unite approva un piano che suggerisce la spartizione della Palestina e la fondazione di due stati distinti (uno ebraico e uno arabo), destinando la città di Gerusalemme e i luoghi santi a un'amministrazione internazionale. I Paesi arabi rifiutano il piano.

14 maggio 1948: gli ebrei proclamano autonomamente lo stato di Israele; prima guerra arabo-israeliana, che si conclude con la vittoria degli israeliani, che occuparono anche parte del territorio destinato ai palestinesi, mentre la Cisgiordania e Gerusalemme Est sono annesse alla Transgiordania e la striscia di Gaza è posta sotto amministrazione militare egiziana. Quasi 800.000 palestinesi devono abbandonare case e beni e rifugiarsi nei Paesi arabi vicini. I palestinesi in esilio crearono molti movimenti politici, tra cui Al Fatah di Yasser Arafat.

1964: alcune organizzazioni palestinesi danno vita all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

1967: A seguito della guerra dei sei giorni, Israele si impossessa anche della Cisgiordania e di Gaza. Da allora, le parti della Palestina che il piano ONU del 1947 aveva destinato alla creazione di uno stato palestinese sono denominate “Territori occupati”. In questi territori inizia a svilupparsi una forte colonizzazione da parte degli israeliani.

1982: a seguito di una intensa guerriglia palestinese, con basi in Libano, Israele invade quel Paese. I combattenti dell'OLP si rifugiano in Tunisia, ma poche ore dopo la loro partenza, le milizie falangiste cristiane, sostenute dall'esercito israeliano, irrompono nei campi profughi di Sabra e Chatila e massacrano tra 1000 e 2000 palestinesi, di cui molti bambini, anziani e donne.
1987: alcuni leader palestinesi, in opposizione ad Arafat, lanciano la prima intifada (parola araba che significa “rivolta delle pietre”). Ne derivano un conflitto sanguinoso, una grave crisi economica, il deterioramento delle relazioni internazionali. Per cercare di fermare questa spirale perversa, israeliani e palestinesi avviano trattative segrete in Norvegia, ipotizzando un accordo che porti alla creazione di un nuovo stato palestinese, ma anche al riconoscimento dello Stato di Israele da parte dei Palestinesi e dei Paesi arabi.

Settembre 1993: l'OLP modifica il proprio statuto, riconoscendo a Israele il diritto all'esistenza, e Israele riconoscee l'OLP come “legittimo rappresentante del popolo palestinese”. Il 13 settembre, Yasser Arafat e il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin rendoro ufficiali questi sviluppi con la firma dei cosiddetti “accordi di Oslo”.

Maggio 1994: nasce l'Autorità Nazionale Palestinese.
Settembre 1995: viene avviata l'autonomia anche nella striscia di Gaza e in alcune città della Cisgiordania.

Novembre 1995: Rabin è assassinato da un estremista religioso israeliano. Il governo di Israele passa a Netanyahu e il processo di pace si arresta. Il governo israeliano favorì l'insediamento di nuove colonie nei territori destinati ai palestinesi.

1998: nuovo tentativo di conciliazione, con la mediazione di Bill Clinton e del re di Giordania. L'accordo non è firmato dai Palestinesi: tra le cause, le differenti posizioni delle due parti circa la situazione di Gerusalemme, il futuro degli insediamenti israeliani nei Territori occupati, il rientro dei profughi.

Estate 2000: esplodono nuove violenze, a seguito della visita compiuta da Ariel Sharon alla “Spianata delle Moschee”, luogo dove sorgeva il Tempio. Scoppia una seconda intifada, con distruzioni e centinaia di morti.
2001: il governo israeliano respinge un tentativo di conciliazione del senatore USA George Mitchell, che proponeva una sospensione della colonizzazione dei Territori. Nell'estate, molti attentati terroristici suicidi in molte città israeliane. La Cisgiordania e Gaza sono ripetutamente bombardate dall'esercito israeliano. Agli inizi di dicembre, le città di Gerusalemme e di Haifa sono colpite da due gravi attentati che causarono 31 morti e più di duecento feriti. Il governo israeliano ordina un attacco aereo su Gaza, Ramallah e altri villaggi palestinesi, e anche il bombardamento del quartiere generale di Arafat a Ramallah.

Accusato dal governo israeliano e dagli Stati Uniti di non fare alcuno sforzo per fermare l'ondata di violenza, Arafat vide anche indebolirsi la sua influenza tra i palestinesi. I gruppi più violenti prendono il sopravvento. La polizia dell'Autorità nazionale palestinese arresta il leader del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP), ma questo arresto provoca una rivolta nei territori palestinesi, con l'assalto alle carceri dell'Autorità palestinese da parte di aderenti ad Hamas e al Jihad islamico. Alla fine di febbraio nuovi, violenti scontri furono provocati dall'arresto di alcuni membri dell'FPLP indicati da Israele come responsabili dell'uccisione del ministro Zeevi.

15 marzo 2002: il Consiglio dell'ONU approva una risoluzione degli Stati Uniti che menziona esplicitamente la creazione di uno stato palestinese.

Marzo 2002: durante il vertice della Lega Araba, il principe ereditario saudita Abdallah formalizza una proposta di pace che prevede l'applicazione delle risoluzioni dell'ONU e quindi il ritiro delle forze israeliane da tutti i territori occupati, compresa Gerusalemme Est, in cambio del riconoscimento dello stato di Israele da parte del mondo arabo. Le iniziative diplomatiche, tra le quali una nuova missione statunitense, non hanno tuttavia alcun esito.
In risposta a una serie di attacchi suicidi, che provocano decine di morti e centinaia di feriti tra la popolazione israeliana, il governo israeliano ordina all'esercito di occupare di tutte le città dell'Autorità. Il 2 aprile è posta sotto assedio la chiesa della Natività a Betlemme.
Nuovi insediamenti di coloni sono realizzati nei Territori.
Giugno 2002: il governo israeliano inizia la costruzione di un muro di separazione tra il territorio dello stato ebraico e la Cisgiordania, destinato a svilupparsi per centinaia di chilometri e anche a circondare tutta la città di Gerusalemme, compresa la parte araba.

Aprile 2003: Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Nazioni Unite presentano un progetto di pace, chiamato “Road Map”, che prevede la fine delle azioni terroristiche palestinesi e delle rappresaglie israeliane; il successivo ritiro delle forze israeliane dai territori occupati dopo l'inizio della seconda intifada; la proclamazione, entro il 2005, di uno stato palestinese.
Dall'inizio della Prima Intifada al maggio 2003, le statistiche riportano 3.650 morti palestinesi, 1.145 morti israeliani e 73 morti stranieri, di cui 785 minorenni (www.btselem.org ).

Novembre 2003: il premier Sharon annuncia la presentazione di un piano israeliano, che prevede il ritiro di alcuni insediamenti ebraici nei territori occupati e la proclamazione unilaterale e definitiva delle frontiere israeliane.

2004: si verificano nuovi attentati suicidi e il rafforzamento della politica delle “esecuzioni mirate”, che culmina in marzo nell'uccisione dello sceicco Ahmed Yassin.

Novembre 2004: muore Arafat.

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