Arezzo
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Alla ricerca di una speranza.

Cinquanta profughi provenienti dal nord Africa accolti a Palazzuolo, in una struttura della diocesi, nel comune di Monte San Savino. «Evitati campi disumani».  Il racconto del viaggio fino a Lampedusa: «Faceva freddo, il mare era mosso e imbarcavamo acqua. Dopo ore abbiamo visto terra». La Caritas: «Sono tutti giovani sotto i trenta anni».

Siamo partiti dalle coste tunisine con la prima luce del giorno. Faceva molto freddo, il mare era mosso e dovevamo continuamente togliere l'acqua dalla barca. Facevamo a turno. Dopo 36 ore abbiamo visto terra, era Lampedusa. Un elicottero ci ha scortato fino alla costa. Ci hanno trattati da subito bene, ci hanno dato da mangiare pasta e riso ma abbiamo dovuto dormire in terra, sopra a dei cartoni». È questo il racconto di un drammatico viaggio che in queste ore hanno deciso di intraprendere in tanti, mettendo a rischio anche la propria vita. In fuga dal nord Africa «perchè non c'è più libertà», raccontano alcuni dei cinquanta profughi, tutti tunisini sotto i 30 anni, accolti a Palazzuolo, nel comune di Monte San Savino, in una struttura della diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Dopo alcuni giorni nel primo lembo d'Italia hanno trovato ospitalità nella località al confine tra la Valdichiana e il senese. «Si tratta di giovani studenti fuggiti dalle tirannie verso l'Italia, patria del diritto e terra cristiana di pace, chiedono qualche giorno di accoglienza», spiegano diocesi e provincia in un comunicato congiunto.
La chiesa aretina-cortonese-biturgense ha offerto da subito la disponibilità ad aprire le porte delle proprie strutture per ospitare piccoli gruppi di immigrati. Una soluzione messa a punto assieme alla Regione Toscana «evitando concentrazioni e campi che disumanizzano e provocano tensioni». Diocesi e provincia, in questo senso, fanno appello «al nostro popolo» per confermare anche in questa situazione la tradizionale accoglienza che da sempre lo caratterizza.
I profughi, dopo essere stati trasferiti con un traghetto da Lampedusa al porto di Livorno, sono stati alloggiati nella canonica dell'antica chiesa parrocchiale di San Giusto a Palazzuolo, una struttura risalente al Trecento. Recentemente restaurata, è di proprietà della Curia Vescovile di Arezzo che la gestisce insieme alla Caritas. Una cinquantina di posti letto, con bagni e una cucina, quello di Palazzuolo è uno spazio solitamente utilizzato per accogliere gruppi e parrocchie per ritiri spirituali. «La situazione è tranquilla - spiega Andrea Dalla Verde, vicedirettore della Caritas diocesana - si tratta di persone giovani che non creeranno alcun tipo di problema». «Garantiremo un controllo 24 ore su 24 - aggiunge Alessandro Buti, altro vicedirettore Caritas -. È stato istituito un tavolo di coordinamento guidato dalla provincia di Arezzo, con la partecipazione della Croce Rossa, della Consulta provinciale per il volontariato di Protezione Civile, della Asl numero 8, della Caritas diocesana, del Comune di Monte San Savino e dell'Arci che dispone di mediatori culturali di lingua araba e francese che faciliteranno il dialogo con i profughi». «Ho parlato con loro - spiega una mediatrice di lingua araba presente a Palazzuolo -. Molti hanno parenti in Francia o in Italia che sperano di raggiungere. Stanno bene nonostante le difficoltà della traversata, sono felici di essere qui e ringraziano per quello che hanno ricevuto». «Questi giovani - spiegano diocesi e provincia di Arezzo - vogliono ritornare a casa loro al più presto, appena sarà passato il pericolo per la loro stessa vita: sono coraggiosi edificatori della loro società. È gente molto civile, che cerca un letto nella casa di un popolo amico per riprendere fiato e proseguire il proprio impegno di cittadini della loro Patria». In totale sono 500 i profughi accolti in tutta la Toscana sparsi in varie case di accoglienza nelle province di Firenze, di Grosseto, di Livorno e oltre che di Arezzo. Non viene confermata la possibilità di ulteriori arrivi in altri centri presenti nell'Aretino. Nel frattempo si è provveduto all'identificazione degli immigrati. «La situazione è tranquilla ed efficiente - spiega la Protezione civile toscana - le Questure stanno portando a conclusione, con modalità diverse da zona a zona, l'attività di identificazione delle persone ospitate nei centri». «La macchina organizzativa - aggiunge Mirella Ricci, vice presidente della provincia di Arezzo è stata ben coordinata. In questa situazione abbiamo potuto contare sulla capacità di alcuni tecnici, ma anche sul grande cuore di molti volontari».
Per portare il benvenuto degli aretini ai profughi, nei giorni scorsi è arrivato a Palazzuolo anche l'arcivescovo Riccardo Fontana. Accompagnato dal direttore della Usl 8 Enrico Desideri, il presule ha cenato assieme ai nord africani, ascoltando le loro storie e toccando con mano il funzionamento della macchina dell'accoglienza.
Beatrice Bertozzi Lorenzo Canali

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