Arezzo
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Dall'intuizione della Lubich un ponte per Arezzo

Ad Arezzo, nasce il gruppo Let’s bridge. L’obiettivo? Creare confronti nello spirito del Genfest per unire popoli, culture, ma anche persone con estrazioni sociali differenti; creare confronti tra individui provenienti da diverse generazioni, nelle famiglie, fra gruppi e movimenti, fra cristiani di varie denominazioni e tra fedeli di diverse religioni.

Dall'intuizione della Lubich un ponte per Arezzo

Let’s bridge Arezzo». Si chiama così la nuova realtà giovanile nata in diocesi. Si tratta di un gruppo di ragazzi che hanno deciso di ispirarsi al nome dell’ultimo Genfest, la cosiddetta «festa dei giovani», nata dall’intuizione di Chiara Lubich, fondatrice del movimento dei Focolarini.
«Let’s bridge» che letteralmente significa «costruire ponti», sta muovendo i suoi primi passi. L’obiettivo? Rendere il mondo unito. Come farlo? Attraverso iniziative che hanno l’obiettivo di creare «ponti» con chi ci sta accanto; unire popoli, culture, ma anche persone con estrazioni sociali differenti; creare confronti tra individui provenienti da diverse generazioni, nelle famiglie, fra gruppi e movimenti, fra cristiani di varie denominazioni e tra fedeli di diverse religioni.
Nei giorni scorsi, è stata organizzata una cena di beneficenza in zona Sant’Agata, a Castiglion Fibocchi, che ha coinvolto una cinquantina di persone, con lo scopo di raccogliere fondi a favore di un Centro di prima accoglienza per Minori di Arezzo.
«Ciò che è importante non è solo l’evento di beneficenza in sé; si tratta di occasioni preziose per promuovere la cultura della fraternità; fare cultura di un certo modo di vivere, perché se cambi i cuori poi si muovono le menti e la società cambia». Con queste parole, Mariana Turra, una delle giovani organizzatrici dell’evento, ha descritto l’esperienza. 
«A Budapest, in occasione dell’ultimo Genfest a settembre, erano presenti oltre 12mila persone ma in tutto il mondo sono migliaia i giovani per un “mondo unito” che nelle loro città, nel loro ambiente cercano di costruire ponti di fraternità. Sono stati tre giorni di festa, con momenti artistici, musica, balli, ma anche con esperienze forti di vita e momenti di riflessione», racconta Mariana Turra. «Da Arezzo è arrivato un gruppo di 18 persone. Non tutti si conoscevano, ma siamo stati subito travolti dal clima di fraternità e di amore. Così, tornando a casa non ci siamo portati dietro soltanto l’entusiasmo che un’esperienza così bella può lasciare, ma la certezza che anche noi volevamo essere protagonisti. Vogliamo dare il nostro piccolo contributo cercando di costruire ponti, costruire un clima di fraternità nel nostro piccolo ambiente, certi che se nel mondo ognuno apporta il suo piccolo frammento, la realizzazione di un mondo migliore è realmente possibile. Così ci siamo subito interrogati su dove potevamo rivolgere le nostre forze. Non per fare attivismo, ma per concretizzare anche in azioni sociali quello che cerchiamo di vivere nella nostra quotidianità con chi ci sta intorno». L’uomo non è un isola, e i giovani nonostante il rumore che li circonda, non restano insensibili al bello, a quello Vero. Rispondono. 
Let’s Bridge Arezzo è questo: creare ponti con il prossimo, anche attraverso una cena, un incontro, uno scambio. L’impegno a vivere ogni giorno per la fraternità universale in ogni campo della vita sociale, economica, politica e culturale nella consapevolezza che questa, come ogni autentico valore umano passa attraverso piccoli gesti, con un anelito nel cuore che guarda lontano.

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