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Don Francesco Chiericoni e il sogno dell'Italia unita.

Il sacerdote e scrittore cortonese è tra gli antesignani del patriottismo italiano.

Nel fervore di iniziative che, per festeggiare i 150 anni dell'Italia unita, ha coinvolto (salvo poco lodevoli eccezioni) enti pubblici e privati, non possiamo esimerci dal ricordare il pensiero e l'opera di un sacerdote cortonese che può essere considerato un antesignano del movimento ideale che dette al nostro Paese una nuova struttura sociale e politica. È don Francesco Chiericoni, che nacque a San Marco in Villa il 10 marzo 1818, entrò a dodici anni nel seminario di Cortona, fu ordinato sacerdote il 18 settembre 1841. I giudizi che riscontriamo sul suo conto ne fanno uno studente volenteroso e diligente, «di buon talento», anche se vivace e un po' chiacchierone, se è vero quanto attesta il suo insegnante di Teologia morale: il profitto dell'alunno «potrebbe essere maggiore se ciarlasse di meno con i compagni nel tempo di scuola».
Negli incarichi che seguirono alla consacrazione sacerdotale (cappellano a San Donnino alla Croce, poi parroco a San Biagio a salotto dal 1843 al 1854) confermò il suo temperamento estroverso e indipendente, comunque attento e sensibile ai problemi sociali e politici del tempo. Nel 1849 ebbe un primo fastidio: per aver preso parte, in violazione delle disposizioni impartite dalle autorità ecclesiastiche alla votazione per l'elezione dei deputati da inviare all'Assemblea toscana, che intendeva insediarsi come «Costituente italiana», fu severamente rimproverato ed insieme ad altri sacerdoti che lo avevano seguito in tale iniziativa, fu costretto a seguire un corso di esercizi spirituali. Impegno che egli polemicamente dichiarò di accettare solo perché impostogli.
Nel 1854, 36enne, fu nominato parroco di San Giovanni al Deserto in Tornia, lo sperduto borgo nella montagna cortonese che a quel tempo contava poco più di duecento abitanti (oggi appena una decina), dove, nella pace dei monti e lontano dalle beghe burocratiche, espletò il suo ministero sacerdotale fino al 1879. Ma proprio a Tornia, a contatto con la povera gente, don Francesco dette libero sfogo al suo umorismo e ai suoi taglienti giudizi sugli uomini e sugli avvenimenti, manifestando apertamente i suoi sentimenti patriottici e le sue simpatie liberali.
«Oltre ad assolvere i compiti e i doveri del proprio ufficio - invero non eccessivamente gravosi, dato l'esiguo numero di anime da curare - il Chiericoni, nel corso dei 25 anni di permanenza nella piccola comunità che gli è affidata, ha modo di coltivare i suoi interessi letterari, di scrivere in lingua e in vernacolo e di dedicarsi all'insegnamento», scrive Sergio Angori in opuscolo a lui dedicato. Aprì in quella parrocchia una scuola elementare, che mantenne a sue spese, e sostenne tutta un'attività di promozione culturale mirata a sconfiggere, o per lo meno a ridurre l'analfabetismo e l'arretratezza in cui si trovavano le popolazioni della montagna. A Tornia don Francesco fondò anche un «Asilo d'infanzia» frequentato da oltre trenta bambini: una realizzazione che dice l'apertura di idee e le convinzioni del sacerdote che, oltre ad offrirsi come guida spirituale, dava anche una preziosa opportunità di crescita civile e culturale.
A questo periodo risale la sua migliore produzione letteraria e la sua pubblicazione più originale, «La Castagna», un lunario semplice e piacevole per istruire ed educare il popolo senza moralismi e pedanteria, con un personaggio che vi agisce indisturbato e spregiudicato: Maranguelone Cerro da Tornia. Il suo carattere libertario e sincero mise ancora una volta don Francesco nei guai con l'assessore comunale alla cultura: un insanabile dissidio che dette luogo a scambi di offese, di insolenze e di dispetti e finì con il trasferimento del sacerdote in altra parrocchia, questa volta lontano da Cortona, in Umbria, a Vernazzano, dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1893.
Ma l'esplosione dei sentimenti patriottici e libertari di don Francesco si ebbe il 4 settembre 1859, alla notizia che il Re Vittorio Emanuele II aveva sostanzialmente accettato il voto di annessione al Regno di Sardegna, approvato dall'Assemblea Toscana il 20 di agosto. L'opera si compone di 25 quartine di endecasillabi ed ha per titolo «Allegrezzèta»: un addio satirico e sprezzante al granduca Leopoldo II di Toscana, definito «Tentennone», che definitivamente si allontana e libera il popolo dal suo dispotismo.
Benito Chiarabolli

Don Francesco Chiericoni e il sogno dell'Italia unita.
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