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E in Valdichiana i presepi resistono al tempo

Natale che viene, polemica che ritrovi. La celebrazione del primo dei misteri fondamentali della nostra fede dà adito ancora una volta ai soliti clamori e prese di posizione che è doveroso collocare sotto le voci «pregiudizio» e «ipocrisia». Non può essere altro che il prodotto del pregiudizio il maldestro tentativo di cancellare il Natale, i suoi simboli, i suoi canti, le sue tradizioni dalle scuole, dai luoghi pubblici, dalle famiglie. Siamo di fronte ad una distorta interpretazione dei laicismo che si arma di spirito anticristiano per annullare ogni aspetto della vita che si richiami alla fede e alla presenza di quel Gesù che in tanti simboli, tradizioni ed espressioni artistiche è rappresentato.
Non può essere altro che frutto di ipocrisia la pretesa di impedire la celebrazione di feste cristiane, con tutto il loro corredo di segni e di tradizioni familiari, erigendosi a paladini non richiesti della libertà e della dignità di quanti professano altre religioni. Forse gli stranieri di altra fede che sono in mezzo a noi si sentono offesi da un presepio o dall'immagine di Gesù bambino, o non sentono piuttosto calpestata la loro dignità quando non trovano lavoro o quando viene loro negata una casa?
Si vuole dare l'ostracismo a Gesù e al presepio, ma si incoraggiano tranquillamente l'albero, i regali dispendiosi, i cenoni, come se gli sprechi sconsiderati, che ingrossano il portafoglio dei «moralizzatori» di oggi, non costituissero offesa cocente, disprezzo e violenza contro i poveri del mondo. Nonostante il guazzabuglio di idee impazzite e prive di ogni logica, il presepio e tante altre simpatiche tradizioni cristiane continuano ad essere ben radicate nel cuore delle nostre popolazioni. Il presepio soprattutto.
Ne vengono allestiti molti e di varia fattura, ma tutti originali e simpatici, addirittura con qualche tocco di arte, anche a Cortona e nelle zone vicine, nelle chiese e nelle famiglie. Ricordiamo il presepio della chiesa di San Filippo, di Santa Margherita, delle Celle, della Fratta, di San Pietro a Cegliolo, per citare solo quelli più interessanti e di più collaudata tradizione.
Da segnalare il presepio vivente della Pietraia, ormai alla quattordicesima edizione, che verrà rappresentato il 25 e 26 dicembre, il 1°, il 6 e il 7 gennaio. «Una bella organizzazione che non lascia nulla al caso - assicura Domenica Baldetti, uno degli organizzatori - La bellezza dell'ambiente, le luminarie e i falò, i nostri costumi tradizionali, le semplici offerte culinarie lungo il percorso, gli antichi mestieri producono un effetto irripetibile. Poi la capanna della natività con un bambino vero, il bue, l'asinello, i cavalli, le pecore: una scenografia stupenda».
Non può mancare una visita al grandioso presepio a tema di Manciano. «Sul tema "Gesù unica nostra speranza - spiega padre Arturo Buresti - la gente di Manciano ha costruito un presepe che certamente farà riflettere i visitatori, incantati dai torrenti di acqua viva che sgorgano dalla Croce e cercano il tortuoso cammino dalla culla verso la Pasqua. Con un gruppo di uomini e di giovani, attraverso il presepio si è cercato di spiegare il Convegno di Verona e, pur semplificata, la Lettera ai Romani».
La gente oggi prova fatica a leggere; condizionata dalla televisione, vuole solo immagini. Nel medioevo, per le persone illetterate, si creavano affreschi nelle chiese. «Oggi - continua padre Arturo - il catechismo si fa anche così. Nella Messa di mezzanotte celebreremo un battesimo. Credo che la gente comprenderà meglio il valore del Sacramento quando mi vedrà attingere l'acqua dalla cascata che ha inondato l'altare, quell'altare dove si rinnova il sacrificio di Cristo». Perché no? L'importante è dare un'anima alle parole, ai gesti, ai simboli.
Benito Chiarabolli

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