Arezzo
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FEDE E ARTE PER LA CITTÀ.

È l'artista Stefano Camaiti l'autore del simbolo che caratterizzerà le celebrazioni dei mille anni biturgensi.

Ogni evento che si rispetti ha un simbolo, un segno distintivo. Per la celebrazione del Millenario di Sansepolcro doveva averne uno e questo logo non poteva che essere affidato a Stefano Camaiti, artista indiscusso. Camaiti, seguendo le indicazioni di monsignor Riccardo Fontana, ha realizzato un pastello a matite dure poi riportato in litografia su carta cotonata, che riproduce perfettamente qualsiasi punto (nella foto in alto a destra). «Il percorso è stato semplice», racconta l'artista. «Dovevo coniugare la tradizione con l'iconografia che la rappresenta. Dopo un consulto con il vescovo, ho deciso di utilizzare una mandorla come forma esterna, una forma che ha avuto molta fortuna nel Medioevo e che si può ritrovare in molti timbri che ricordano le nostre realtà ecclesiali». Camaiti si è poi concentrato sulle due figure di riferimento, Egidio e Arcano, ispirati alle due formelline laterali della Madonna della Misericordia di Piero della Francesca, di cui si riprende l'iconografia formale (osservate i costumi). «Una cosa che ho trovato interessante è quel bossolo sopra l'albero che doveva contenere le reliquie del Santo Sepolcro. Nella leggenda si dice che i due pellegrini non lo trovassero più e quando lo videro là sopra, interpretarono quel fatto come segno che la città doveva essere fondata in quel punto», continua il biturgense. Unica testimonianza che potrebbe avvallare la leggenda è un pozzo, che Camaiti ha disegnato, ritrovato all'interno del vescovado. Dietro Egidio ed Arcano, la silhouette delle colline del Borgo, anche questo chiaro riferimento alla pittura di Piero. La scritta che corona la mandorla è invece un rimando a Luca Pacioli. Al vertice del logo lo stemma bianco e nero della città e al suo opposto un fiore a cinque petali, «simbolo probabilmente di passione che ho rintracciato in vari capitelli in città», chiarisce Camaiti. Infine in basso il duomo e Palazzo delle Laudi in rosso e ocra dorata. Il logo è in vendita all'ufficio parrocchiale. M.T.
RADICI IN TERRA SANTA PER UN BORGO DI ABATI E NOBILI
Già il nome, Sansepolcro, contrazione dell'antico Borgo del Santo Sepolcro, ci riconduce alla storia della sua fondazione. Nel X secolo due pellegrini di ritorno dalla Terra Santa, Egidio e Arcano, a seguito di un evento miracoloso, si sarebbero fermati nella valle costruendo un oratorio dove custodire le reliquie che portavano con sé. Accanto all'oratorio, poi, si sarebbe rapidamente formato il primo nucleo cittadino. Ma forse in molti non sanno che questo non è l'unico mito di fondazione sulle origini del nostro paese. Un altro, infatti, riconduce a Sansepolcro il centro romano di Bitùrgia (molti scavi sono stati fatti negli ultimi anni lungo le rive del Tevere per individuarne i resti). È certo che dal 1012 imperava un'abbazia benedettina dedicata proprio al Santo Sepolcro e ai quattro Evangelisti, che nel XII secolo passerà ai camaldolesi. Dall'abbazia trarrà il nome Sansepolcro: nel 1101 si parla di «vicus Sancti Sepulcri» (Borgo Sansepolcro), poi Sansepolcro nel 1163. Attorno al XII secolo si costituisce il Comune all'inizio nelle mani dell'abate e di poche famiglie nobili, ben presto contestato dalla borghesia commerciale. Nel XIII secolo Sansepolcro ha assunto le caratteristiche di una «quasi città»: mura, palazzi pubblici, economia basata sul commercio e l'artigianato - vista l'importante posizione geografica - e presenza di vari ordini mendicanti, che ne alimentarono la vita culturale. Nel tardo medioevo la politica estera fu identica a quella degli altri comuni: tentativi di espansione, guerre difensive e ricerca di alleanze con i più potenti. A metà del 300 subì la dominazione dei Visconti di Milano per poi passare al sessantennio felice dei Malatesta di Rimini. Dopodiché tornò per poco sotto il controllo del Papato, ma nel 1441 Sansepolcro fu ceduto alla Repubblica di Firenze. La bolla papale del 23 settembre 1515, voluta da Leone X, elevò Sansepolcro a sede vescovile e dunque al grado di città e tale rimase fino al 30 settembre 1986, quando entrò a far parte della nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Margherita Tizzi

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