Arezzo
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Arriva una sorpresa dal rapporto sulla Toscana inserito nel «Dossier immigrazione 2006», la pubblicazione che ogni anno la Caritas e la fondazione Migrantes elaborano a livello nazionale.

Gli immigrati di Arezzo si scoprono imprenditori

Arriva una sorpresa dal rapporto sulla Toscana inserito nel «Dossier immigrazione 2006», la pubblicazione che ogni anno la Caritas e la fondazione Migrantes elaborano a livello nazionale.

Piace la provincia di Arezzo agli immigrati. E gli stranieri la scelgono per diventare piccoli imprenditori. Quasi fosse una sorta di «Silicon Valley» toscana che non parla italiano, il territorio aretino si è trasformato in una calamita per chi desidera impiantare un'azienda cominciando dal settore orafo.
Più di quattrocento pagine per scattare una fotografia sull'universo degli stranieri presenti in Italia e per mandare messaggi chiari al mondo politico. Lo si capisce dal sottotitolo del rapporto 2006, «Al di là dell'alternanza», che è un invito ai tutti gli schieramenti a superare la logica dell'emergenza e dell'ordine pubblico facendo valere parole d'ordine come convivenza invece di invasione, partecipazione invece di emarginazione, cittadinanza invece di estraneità. Il dossier verrà presentato ad Arezzo venerdì 15 dicembre alle 16 nel centro di documentazione «Città di Arezzo». Sarà un viaggio fra gli immigrati che in provincia di Arezzo sono più di 24mila in base ai permessi di soggiorno rilasciati alla fine del 2005.
I RESIDENTI Rispetto all'anno precedente gli stranieri che vivono nell'aretino sono cresciuti dell'8% e rappresentano il 7,2% della popolazione residente. In Toscana i cittadini immigrati sono 244mila pari al 6,8% degli abitanti. In valore assoluto l'area fiorentina resta il territorio che accoglie il maggior numero di immigrati regolari: 84mila pari al 34,6% del totale regionale. Seguono Prato con il 12,5%, Arezzo con il 9,9% e Pisa con il 9,1%. Negli ultimi dieci anni gli immigrati «toscani» sono quasi triplicati (+ 279%). La maggiore escalation si registra ad Arezzo dove nel decennio la popolazione straniera è quasi quintuplicata (+ 493%) ma si hanno crescite consistenti anche a Pistoia (+ 327%) e a Lucca (+ 288%).
L'ETA' In Toscana il 55% degli immigrati con un permesso di soggiorno ha fra i 19 e i 40 anni, ossia sono nella classe dei giovani lavoratori.
LO STATO CIVILE Oltre la metà degli immigrati «toscani» è coniugato e spesso ha anche figli. La provincia con la più alta incidenza di stranieri sposati è Grosseto (58,3%) seguita da Arezzo (58,1%) e a ruota da Pistoia (58%).
IL QUOTIDIANO La quasi totalità degli immigrati che abitano in Toscana ha un titolo di soggiorno che presuppone un inserimento stabile o una permanenza di lungo periodo. Rispetto a due anni fa, nel 2005 si è attenuata l'incidenza dei permessi di soggiorno per il lavoro subordinato ed è tornata ad aumentare quella dei titoli di soggiorno per il lavoro autonomo.
IL LAVORO Ormai gli stranieri costituiscono una componente fondamentale del lavoro regionale. Nel 2005 gli stranieri assicurati all'Inps sono stati 148mila, pari al 12,8% dei lavoratori iscritti. La maggior parte dei lavorati non italiani proviene dai paesi extracomunitari (129mila). I settori in cui la presenza straniera è più elevata sono quelli della collaborazione familiare, dell'edilizia e dell'agricoltura. L'incidenza degli stranieri sul totale dei lavoratori registra i valori più alti a Prato (17,5%), Arezzo (14,1%) e Firenze (13,9%) mentre la media toscana è del 12,8%.
GLI IMPRENDITORI Alcune ricerche mostrano che gli imprenditori stranieri sono cresciuti in Toscana del 45% dal 2000 al 2003. E un'analisi sui lavoratori del comparto orafo e metalmeccanico di Arezzo ha evidenziato che una delle espirazioni principali dei lavoratori dipendenti stranieri è quella di poter avviare un'attività autonoma e far venire altri membri della propria famiglia. Inoltre, nella nostra provincia le ditte individuali con un titolare non italiano sono aumentate del 14,5% in appena un anno, dal 2003 al 2004. Protagonisti di questa crescita sono i rumeni e gli albanesi, mentre i pakistani e i marocchini hanno mostrato la più alta propensione al lavoro autonomo.
L'ORIGINE Cresce in Toscana la quota di immigrati di origine europea. Ad Arezzo il 66,9% della popolazione straniera arriva dal vecchio continente anche se la nostra provincia si caratterizza per una radicata comunità del sub-continente indiano: indiani, pakistani, bengalesi e cingalesi coprono l'11,9% dei regolarmente soggiornanti sul territorio provinciale. Comunque, il gruppo nazionale più consistente è quello rumeno (4678 cittadini).
IL DOSSIER viene presentato venerdì 15 dicembre alle 16 il «Dossier immigrazione 2006» realizzato da Caritas e Migrantes. L'incontro che sarà ospitato nella sala conferenze del centro di documentazione «Città di Arezzo» in via Masaccio 6 (dietro la stazione ferroviaria) avrà come titolo «Il pluralismo religioso e le sfide dell'integrazione». Il programma si aprirà con l'introduzione del Vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, monsignor Gualtiero Bassetti. Poi sarà passata in rassegna la situazione degli immigrati in Italia, in Toscana e nella provincia di Arezzo con Francesco Paletti, redattore del «Dossier immigrazione». Sarà anche proiettato un filmato di Rainews24. La seconda parte del pomeriggio sarà dedicata alla tavola rotonda. Parlerà di «Educare al pluralismo religioso» Brunetto Salvarani, scrittore e direttore di «Cem Mondialità». Invece, si dibatterà su «Imparare a stare insieme» con Pino Gulia, coordinatore dell'area immigrazione delle Acli. Modererà l'incontro Lorenzo Schoepflin. L'iniziativa è promossa dalla Caritas diocesana, dall'associazione Migrantes, dal centro di documentazione «Città di Arezzo» e da Acli. Durante la presentazione saranno in distribuzione le copie del «Dossier immigrazione 2006».
di Giacomo Gambassi

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