Arezzo
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Una preparazione durata un anno e scandita da incontri e momenti di riflessione che hanno coinvolto le parrocchie. Una radiografia della realtà diocesana che è stata apprezzata in Toscana. Un fermento che i delegati diocesani porteranno a Verona.

Il Vicario: «Va fatta rifiorire la speranza»

Una preparazione durata un anno e scandita da incontri e momenti di riflessione che hanno coinvolto le parrocchie. Una radiografia della realtà diocesana che è stata apprezzata in Toscana. Un fermento che i delegati diocesani porteranno a Verona.

E' questa l'immagine della nostra Chiesa che il Vicario generale, monsignor Giovacchino Dallara, delinea a pochi giorni dall'apertura del quarto Convegno ecclesiale nazionale. Anche il Vicario sarà presente nella città scaligera dopo aver coordinato il cammino della delegazione aretina.
Monsignor Dallara, come si è avvicinata la diocesi a Verona?
«L'impegno maggiore è stato espresso dall'autunno 2005 alla primavera di quest'anno. Sono stati mesi in cui si è puntato sulla conoscenza della traccia di riflessione in preparazione al convegno, ma anche sull'approfondimento di alcune tematiche legate alla speranza che è il filo conduttore di Verona. Le iniziative di preparazione hanno attraversato tutte le nostre comunità, anche quelle più piccole, magari in forme diverse. E poi sono stati coinvolti gli uffici pastorali che hanno trattato alcuni argomenti legati al Convegno sotto forma di conferenze, tavole rotonde e incontri di testimonianza che hanno ottenuto una buona risonanza e che hanno avuto una loro eco in realtà laiche solitamente meno avvicinabili dalle parrocchie. L'anno si è concluso con una sintesi realizzata dal gruppo dei delegati in cui molte parrocchie ci sono riconosciute».
Quali sono le aspettative?
«Innanzitutto si attende un rifiorire della speranza nella nostra Chiesa. C'è bisogno di una Chiesa che ritorni ad essere guidata da una fede profonda in Cristo risorto. Nella traccia si spiega che l'autenticità della fede che il Convegno intende mettere al centro della sua riflessione precede ogni proposta pastorale».
E poi?
«E poi ci auguriamo che giunga un aiuto concreto sulle tematiche che sono le espressioni della vita della nostra Chiesa e le preoccupazioni pastorali dominanti: dall'affettività alla festa, dalle fragilità umane alla tradizione, alla cittadinanza che configura la Chiesa nella sua dimensione universale. Di fatto, le comunità parrocchiali chiedono una serie di indicazioni per affrontare con una prospettiva nuova i campi di azione più attuali».
Un rinnovamento in cui i laici avranno un ruolo di primo piano.
«Lo svolgimento del Convegno prevede una rilevante presenza dei laici e una loro partecipazione attiva. Si tratta di una scelta importante che è espressiva del ruolo che il laicato già svolge nella realtà di base della nostra Chiesa. Ma va fatto in modo che il laicato si senta davvero soggetto attivo: non più un sopporto, ma un protagonista. Ancora a livello culturale questa acquisizione non è pienamente raggiunta. Ecco perché il Convegno potrebbe dare una piena legittimazione alla presenza insostituibile dei laici magari proponendo una formazione più aderente alle situazioni di oggi».
E quale ruolo avrà la nostra delegazione diocesana a Verona?
«Appena è stata nominata, la delegazione ha compreso immediatamente la funzione di rappresentare la diocesi e si è subito mobilitata impegnandosi nelle iniziative diocesane e muovendosi per le parrocchie. Inoltre, ha elaborato una sintesi ampia ed esauriente che a livello regionale è stata accolta favorevolmente. Non è un caso che una parte consistente delle nostre osservazioni sia entrata nel documento finale della Toscana. Adesso sono in partenza per Verona dove ascolteranno le proposte che emergeranno e porteranno il loro pensiero. E attraverso di loro, potremo continuare un proficuo lavoro quando si tratterà di operare sull'onda dei risultati del Convegno».
Giacomo Gambassi

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