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Il dialogo fra le fedi? Entri in parrocchia

Nelle comunità vanno incoraggiati il confronto e l'accoglienza reciproca. Il ruolo della Commissione diocesana per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso.

Oggi si parla spesso di ecumenismo, ma avvertiamo anche una sorta di disimpegno nelle varie parrocchie, riguardo questa tematica. A volte sembra quasi che chi fa parte di una comunità parrocchiale non percepisca l'importanza e la pregnanza che questo tema ha nella vita cristiana. L'ecumenismo o il dialogo interreligioso non solo riguarda l'essere cattolico praticante, ma tocca il rapporto con l'altro che avvicina e che gli vive accanto, sia esso credente o non credente, appartenente ad altre religioni, protestante, anglicano od ortodosso. Nel momento in cui la nostra realtà è interessata da flussi migratori provenienti proprio da quei Paesi dove si sono maggiormente sviluppate confessioni cristiane non cattoliche, è opportuno, invece, essere consapevoli che l'identità del cattolico passa anche attraverso la capacità di interagire con quanti appartengono ad altre denominazioni religiose.
In troppi, ad esempio, ignorano che anche a livello locale esiste un'intensa attività di carattere ecumenico da parte della Chiesa cattolica. In ogni diocesi è attiva una Commissione che opera per l'ecumenismo (dialogo tra cristiani) e il dialogo interreligioso; esiste il Sae, il Segretariato Attività Ecumenica; ci sono settimane dedicate all'incontro e al dialogo con quanti appartengono alle varie confessioni e incontri continui per creare un clima giusto che porti al dialogo tra le Chiese cristiane e tra religioni diverse.
Tutto questo è essenziale saperlo e ancor più importante farlo diventare modalità di vita in parrocchia, nel clima dialogante che rende fruttuosa la nostra ricerca di unità tra cristiani. Tale unità sarà raggiunta con un movimento efficace dall'alto o dal basso? Se pensiamo che possa avvenire solo attraverso il «fare» delle gerarchie, ritenendo che sia un problema che non ci riguarda, dobbiamo riflettere che così una vera unità dei cristiani non si creerà mai. Tra l'alto, storicamente, abbiamo già avuto un fallimento in questo senso, durante il Concilio di Firenze con il decreto di unione coi greci del 6 luglio 1439. Dal basso, purtroppo, assistiamo al silenzio quasi assoluto delle nostre comunità parrocchiali sull'argomento. Eppure la Chiesa italiana ci incoraggia a realizzare nelle parrocchie delle comunità di dialogo aperte al confronto ed al reciproco accoglimento: «L'ecumenismo si presenta non come un'attività fra le altre ma come una dimensione fondamentale di tutte le attività della Chiesa», (cfr. Cei - Segretariato per l'Ecumenismo e il dialogo).
Dobbiamo essere convinti che l'impegno per il dialogo tra confessioni cristiane diverse nasce dalla coscienza che la divisione dei cristiani contraddice la volontà di unità di Cristo, come ricorda efficacemente il documento conciliare Unitatis Redintegratio. E' questo, quindi, l'impegno che deve affacciarsi nelle nostre parrocchie: quando stabiliamo le attività da fare durante l'anno, il desiderio di dialogo e di unità sia il faro che ci guida. «Nella predicazione e nella catechesi si abbia cura di riservare il termine 'ecumenismo' al cammino delle Chiese cristiane verso la pienezza della comunione e si precisi che l'ecumenismo si avvale del dialogo come di strumento per aprirsi a tutti, cogliendo e apprezzando i semi di verità presenti in ciascuno. Come espressione della fedeltà della Chiesa all'agire di Dio, il dialogo è inseparabile dall'annuncio di Gesù Cristo», (cfr. Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli - Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, Dialogo e annuncio, n. 9).

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