Arezzo
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Il futurismo parlò cortonese con l'«estro» di Gino Severini.

Nel centenario del manifesto del futurismo, la città ha ricordato uno dei padri della corrente artistica che aveva firmato il celebre testo di Tommaso Marinetti.

Due ricorrenze ha festeggiato Cortona in queste settimane: il centenario del Manifesto della pittura futurista pubblicato da Tommaso Marinetti il 20 febbraio 1909 sul giornale parigino «Le Figaro» e l'anniversario della morte del grande pittore Gino Severini, anch'egli firmatario del Manifesto, avvenuta il 26 febbraio 1966. Due date che il Comune di Cortona ha voluto sottolineare con la proiezione del film «Gino Severini» di Sandro Franchina, nipote del celebre pittore, che ha girato questo suo primo documentario nel 1974. Il film mette in risalto il suo particolare stile con riprese ad altezza d'uomo senza commento parlato.
Ma chi era Gino Severini? Lasciamo a lui stesso la parola. «Ho studiato a Cortona fino all'età di quindici anni, ma nell'ultimo anno di scuola media, al momento di prendere la licenza, fui espulso da tutte le scuole d'Italia. Avevo nientemeno rubato, insieme ad altri compagni, i temi destinati agli esami. Con una chiave fabbricata da uno dei miei colleghi e attraverso finestre lasciate aperte, eravamo penetrati nella direzione della scuola e prendemmo tutti i temi là preparati. L'espulsione sembrava una punizione abbastanza grave, ma così non pensavano i dirigenti dei destini culturali italiani, poiché ci deferirono alla giustizia e così dovemmo comparire dinanzi al tribunale di Arezzo e più tardi, per appello del Procuratore del Re, di fronte alla Corte d'appello di Firenze. Ad ambedue i processi fu tenuto conto della nostra giovane età e non ci condannarono. Ma i nostri studi erano troncati. Sembra che dopo diversi anni il Ministero della pubblica istruzione revocasse l'espulsione, ma io non ne ebbi nessuna notizia».
Al racconto del simpatico episodio aggiungiamo qualche altra notizia biografica. Severini nacque a Cortona il 7 aprile 1893 e «vi rimase quel tanto necessario a fissare nello sguardo e nello spirito, per tutta la vita, i suoi colori, la sua luminosità e la composizione sobria e serena delle sue parti». Ma la sua vocazione artistica si sviluppò nell'ambiente romano dove, dal 1899 al 1905, si era trasferito esercitando per vivere ogni sorta di mestiere, frequentando contemporaneamente una scuola serale di disegno. Nel 1900 conobbe Boccioni e l'anno seguente Giacomo Balla che lo spinse a cercare il contatto diretto con un'arte più insigne che in quel tempo era monopolizzata da Parigi.
Severini ebbe la fortuna di vivere nella capitale francese nella stagione più stimolante delle avanguardie; poté assistere alla nascita del cubismo e seguirne gli sviluppi, filtrandoli attraverso la propria sensibilità e le esperienze romane. Una ricerca vasta e approfondita dell'arte di Severini, in tutto l'arco della sua produzione, è dovuto al critico cortonese, Piero Pacini, che ha pubblicato vari studi e ha organizzato importanti manifestazioni in omaggio all'artista. Ma le più significative vicende e i più notevoli personaggi rivivono nell'appassionato libro autobiografico dello stesso Severini, «Tutta la vita di un pittore», pubblicato nel 1946.
Da lui sappiamo dell'amicizia con Ricasso, Bracque, Gris, Leger, Apollinaire, Paul Fort, di cui, nel 1913, sposò la figlia Jeanne. Fu tra i firmatari del Manifesto della pittura futurista e svolse in quegli anni una essenziale funzione di tramite tra avanguardia cubista e futurismo italiano. Fu Severini a sollecitare Boccioni e Carrà a recarsi a Parigi per aggiornarsi sulle ultime novità e fu ancora lui ad organizzare, nel 1912, alla Galleria Bernheim Jeune, la prima mostra futurista. Nell'idea del pittore cortonese, i due movimenti, anziché contrapporsi, «potevano fondersi in una fertile contaminazione di dati linguistici, associando valori costruttivi e impulsi dinamici, scomposizione delle forme e dissociazione cromatica». All'artista cortonese Roma dedicò una mostra "riassuntiva" a Palazzo Venezia, nel 1961, mentre il Museo d'arte moderna di Parigi volle riservare a Severini, «pittore chiaramente italiano e al tempo stesso cosmopolita», una rassegna un anno dopo la sua morte, nel 1967. Opere significative di Severini si conservano a Cortona, nella sezione a lui riservata nel Maec, e nell'episcopio, che conserva i cartoni della Via Crucis realizzata a mosaico nel 1945 lungo la strada che conduce da Porta Berarda al santuario di Santa Margherita. Altra espressiva e maestosa opera è il San Marco, pure in mosaico, che campeggia sulla facciata dell'omonima chiesa a Cortona.
di Benito Chiarabolli

Il futurismo parlò cortonese con l'«estro» di Gino Severini.
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