Arezzo
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Il nuovo anno catechistico si è aperto nel segno del battesimo.

Il mandato del Vescovo ai catechisti della diocesi

Il nuovo anno catechistico si è aperto nel segno del battesimo.

Domenica 24 settembre, nella basilica di San Domenico ad Arezzo, gremita di fedeli, nel corso della celebrazione eucaristica, il Vescovo ha conferito il mandato a circa 200 catechisti provenienti da tutte le zone pastorali. Alcuni segni hanno dato alla celebrazione una marcata connotazione battesimale: l'aspersione con l'acqua benedetta, la rinnovazione delle promesse battesimali ed il dialogo tra il Vescovo ed i catechisti, fondato sulla memoria del battesimo.
Oltre a richiamare il tema del Piano pastorale diocesano, questa celebrazione ha costituito l'epilogo naturale di un intenso pomeriggio di formazione che l'ha preceduta. Già alle 15, infatti, i catechisti si erano incontrati in seminario, accolti dal Vescovo, che ha richiamato l'urgenza di evangelizzare in un contesto, quale quello attuale, in cui il Vangelo non viene assimilato «per osmosi» dall'ambiente di vita, ma deve essere nuovamente inculturato.
Su questa premessa, che è alla base degli orientamenti pastorali per questo decennio («Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia») si è inserito il relatore, don Andrea Fontana. Catecheta, responsabile dell'Ufficio Catechistico e del Servizio diocesano per l'iniziazione cristiana degli adulti di Torino, ha offerto un contributo sulla necessità di «ripensare l'iniziazione cristiana a partire dal battesimo». Dalla radice biblica e teologica di questo sacramento, scaturisce la motivazione di ordine pastorale: occorre ridare «visibilità» al gesto battesimale nella pastorale ordinaria. La maggior parte dei cristiani «non si ricorda» di essere stata battezzata; ci si ritiene cristiani per nascita, «per stirpe». Il relatore ha svolto un'analisi analoga a quella del Vescovo circa la situazione generale: ad una perdita dell'identità cristiana consegue la mancata trasmissione della fede e della vita cristiana alle nuove generazioni, l'allontanamento dall'istituzione, lo smarrimento dei significati cristiani della cultura. In questo contesto, l'occasione della richiesta del battesimo da parte dei genitori rappresenta una singolare opportunità per proporre il «primo annuncio», con la possibilità di avviare, o riavviare, percorsi di fede che, anche dopo il Battesimo, aiutino la famiglia a vivere il messaggio cristiano.
Come fare il primo annuncio? Accogliere le persone, raccontare Gesù, motivare una scelta e aiutare nella decisione, accompagnare: un «nuovo inizio». Da qui nasce la necessità di proporre un itinerario di fede in cui la comunità aiuti la famiglia a trasmettere la fede ai bambini nei primi anni della loro vita. La sua provata esperienza pastorale motiva don Fontana a proporre un graduale cammino di iniziazione cristiana per i ragazzi e le famiglie secondo lo stile catecumenale. Tale stile è applicabile anche nei nostri gruppi di catechismo formati da ragazzi battezzati. Ciò che conta in questa prospettiva è che si rinnovi nel profondo il modo di condurre il cammino di fede, non limitandosi a chiamare con un nome nuovo prassi ormai non più efficaci.
Egli ha, infine, stimolato i catechisti a pensare in concreto modalità di «conversione pastorale» da porre gradualmente in atto. Dall'iscrizione al catechismo, si passerà ad una celebrazione di accoglienza per le famiglie; dalla «lezione» di un'ora alla settimana, ad incontri prolungati per ragazzi ed adulti; dal «corso» di catechesi, ad un percorso in cui si fa tirocinio di vita cristiana; dalla data del sacramento stabilita sulla classe scolastica frequentata, si proporrà un percorso dove le tappe importanti, i sacramenti, si celebrano quando il gruppo è maturo. Su queste ed altre provocazioni, i catechisti si sono confrontati secondo lo stile del «laboratorio». Don Andrea Fontana ha ripreso, in una sintesi finale, la necessità e l'invito che intitola un suo libro: «Il mondo è cambiato, cambiamo la pastorale. Anche se a piccoli passi, è quanto ci auguriamo all'inizio di questo nuovo anno pastorale.
Silvia Mancini

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