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Si parla poco delle città ferite da cui proveniamo noi ragazzi dello Studentato Internazionale di Rondine.

«Io, studente a Rondine, vi racconto il mio paese ferito»

Si parla poco delle città ferite da cui proveniamo noi ragazzi dello Studentato Internazionale di Rondine.

Avere in un piccolo borgo medievale nel cuore dell'Italia, a Rondine, i rappresentanti delle varie città del mondo significa avere un luogo dove ci sono le città. Proprio qui si incontrano le varie culture, tradizioni, ferite e benessere delle nostre città.
Sono arrivato da una città che si chiama Tbilisi. Sono cresciuto in una città sul mar Nero a Sokhumi. Una città bellissima dove avevo la casa, gli amici, dove andavo a scuola, al cinema, dove giocavo, studiavo e vivevo come tutti i suoi abitanti. Si stava tutti bene e insieme. Era una città che ospitava le varie etnie del Caucaso e non solo. Un luogo dove abcasi e georgiani storicamente vivevano insieme come fratelli. Fino ad un giorno.
Questo giorno ricordo che era bellissimo, avevo 10 anni, c'era il sole, sentivo l'aria del mare. Io georgiano, stavo con gli amici in un cortile e stavo gioccando con un abcaso, che era il mio vicino di casa e il mio amico. Era una giornata normale. Ad un certo punto nel cielo è apparso un elicottero. Per noi era strano, tutti incuriositi guardavamo in cielo, quando abbiamo sentito gli spari da questo elicottero. Non abbiamo capito cosa stava succedendo: siamo rimasti fermi, zitti, subito dopo abbiamo visti i nostri genitori che uscivano dalle case e correvano verso di noi gridando di entrare a casa.
Da quel momento quel giorno è diventato il più triste della mia vita. Da quel giorno dovevo vedere il mio amico abcaso come nemico, cosa che per me era impossibile. Come dovevo odiare la persona con il quale poco fa giocavo?
Dopo un anno di guerra terribile la mia famiglia e tante altre hanno dovuto lasciare case, amici, lavoro, parenti e tutta la città. Con la mia famiglia siamo sfollati dai parenti in un'altra città. Pur accogliendoci benissimo, per noi il periodo era difficile. Siamo rimasti senza casa, non sapevamo dove dormire, non avevamo nè vestiti, nè piatti, a volte non si riusciva a comprare neanche una fetta di pane. A scuola andavo senza zaino: i libri costavano tanto e per questo i compiti li copiavo a mano.
Dopo aver finito la scuola con ottimi risultati, i miei zii mi hanno mandato a Tbilisi, la capitale, per studiare. Mi sono iscritto a Giurisprudenza. E in questa università ho avuto opportunità di partecipare al concorso organizzato da Rondine. Fino all'ultimo giorno speravo di passare questo concorso, per studiare all'università, ma quello che mi affascinava di più era dopo tanti anni studiare e vivere insieme con un abcaso. Rondine mi ha datto la speranza di tornare a casa, a Sokhumi. Durante questi anni Rondine è diventata la seconda famiglia. Dopo la guerra non sono mai stato così a lungo tempo in una città.
I ragazzi dello studentato ci hanno accolto molto bene. I professori, i politici, i religiosi, gli imprenditori, i volontari, le famiglie ci stanno sempre accanto. Durante le Piazze di maggio un momento sarà dedicato anche al dolore di Sokhumi. E' bene sapere e vedere la situazione oggi di questa città che non ha più metà dei suoi cittadini. E' vero che i cittadini che prima erano amici all'improvviso sono diventati «nemici»? Se a Rondine un abcaso e un georgiano possono vivere insieme, perchè non è possibile farlo dove prima giocavamo insieme? Sembrano domande banali, ma le risposte non ce le danno.
La mia vita somiglia alle vie delle città. Iniziando da Sokhumi, città d'origine, e camminando per le altre vie sono arrivato a Rondine, lontano dalla mia patria, ma sto con un abcaso. Credo che la via finale sarà verso Sokhumi, inseme con un abcaso.
Lasha Kurashvili studente a Rondine

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