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La mia ricetta del successo: puntare su studio e lavoro.

Parla Valentina Lodovini , attrice biturgense,vincitrice dell'«Oscar» italiano.

E' uno straordinario esempio di come nella vita, se si crede in quello che si fa, si studia e ci si impegna si possono raggiungere grandi traguardi. A dispetto di un mondo in cui sembra contare sempre di più la "raccomandazione" al posto della "preparazione". Valentina Lodovini, attrice biturgense, ce l'ha fatta. Lavorando sodo, partendo dalla «remota» provincia aretina e studiando al Centro sperimentale di cinematografia di Roma è diventata una delle attrici più importanti nel panorama italiano.
Solo pochi mesi fa ha conquistato il prestigioso David di Donatello , l'Oscar del cinema italiano, come migliore attrice non protagonista per la sua interpretazione in "Benvenuti al Sud". Un riconoscimento che ne ha fatto l'orgoglio della Valtiberina. Un affetto che è stato dimostrato all'inizio di quest'anno, quando l'intera Valle si è stretta attorno a Valentina per i funerali della madre, morta per un male incurabile.

Valentina, una domanda che in tanti ti avranno fatto. Sei nata ad Umbertide, ma hai passato tutta la tua infanzia e adolescenza a Sansepolcro. Ti senti più umbra o toscana?
Io mi sento tosco-umbra. Non capisco perché non lo scrive mai nessuno. Mi definiscono toscana o umbra, ma sono una ragazza di confine, proprio come la terra in cui sono nata.

Oltre ovviamente alla tua famiglia, qual è la cosa che ti lega di più alla tua cittadina? C'è un luogo che porti sempre con te?
L'Eremo francescano di Montecasale, proprio sopra Sansepolcro. Un luogo ricco di storia e di fede in cui mi sento sicura, protetta, dove i battiti del cuore rallentano. Un luogo dove potersi riappacificare con se stessi.

Nel 2009 sei stata la protagonista di un film drammatico come "Fortapasc", in cui si racconta la tragica uccisione, avvenuta nel 1985, del giornalista de "Il Mattino" Giancarlo Siani da parte della Camorra; ma anche di una commedia, sempre con contenuti molto attuali, come "Generazione 1000 euro" di Massimo Venier, dove si mettono in scena le difficoltà dei giovani degli anni 2000 nel fare i conti con un mondo del lavoro sempre più inaccessibile. Insomma, due bei film impegnativi sia nei contenuti che nella recitazione. Possiamo dire che è grazie a queste esperienze che la tua carriera è decollata?
No, penso che la mia carriera sia cominciata con l'ingresso al Centro sperimentale. È molto selettivo e ho dovuto studiare sodo. La preparazione è fondamentale e non solo per il lavoro dell'attore. Poi gli incontri con registi come Sorrentino, Mazzacurati e Risi sono stati importanti. Mi hanno permesso di crescere ulteriormente. L'aver partecipato a due film così significativi, come "Fortapasc" e "Generazione mille euro", è un motivo d'orgoglio per me. Sono state due pellicole speciali e questo lo dico sia da attrice che da spettatrice.

Nel 2008 ottieni la prima candidatura al David di Donatello per l'interpretazione di Mara nel film di Carlo Mazzacurati "La giusta distanza". Quest'anno hai vinto, come miglior attrice non protagonista, per "Benvenuti al sud" di Luca Miniero. Cos'è cambiato in te? Cosa hai provato nel ricevere un tale riconoscimento?
Ho provato un'emozione indescrivibile, è sempre bello ricevere un riconoscimento per il proprio impegno. Il premio in realtà è frutto di un lungo lavoro non solo mio, ma anche del cast artistico e tecnico, perché non si premia mai solo l'attore ma anche chi ti aiuta a dare il meglio.

A settembre uscirà il film "Cose dell'altro mondo" di Francesco Patierno. Quali anticipazioni puoi darci?
Cosa succederebbe nell'economia e nella nostra quotidianità se scomparissero gli immigrati?
di Margherita Tizzi

La mia ricetta del successo: puntare su studio e lavoro.
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