Arezzo
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Le lettere di Paolo, bussole di vita.

Dagli scritti dell'apostolo delle genti indirizzati alla comunità di Corinto, gli spunti per riflettere sulla vita dei cristiani in una città pagana che può essere il paradigma del quotidiano nel mondo contemporaneo. La lettura e l'ascolto della Scrittura al centro del corso di formazione nel vicariato di Battifolle. Nella prima lettera ai Corinti, San Paolo propone una meditazione cristiana sul corpo che ha al centro una profonda comprensione dell'uomo in termini di «incarnazione».

Due sono le ragioni per parlare di San Paolo. La prima è legata al frangente storico: il Papa Benedetto XVI ha dedicato questo anno all'Apostolo delle genti. Tutti siamo invitati a conoscere attraverso le sue lettere la sua vita e la sua fede. Vita e fede messe al servizio del Vangelo in un mondo e in un tempo in cui ancora era del tutto sconosciuto. La seconda è di natura liturgica: le domeniche del tempo ordinario, dopo le festività di Natale, propongono la lettura di alcuni brani della prima Lettera ai Corinti di Paolo. Ecco quindi che gli scritti dell'apostolo vanno considerati come una bussola per il cristiano di oggi e come un'occasione di riflessione per analizzare il quotidiano, sempre più complesso come lo era la città di Corinto al tempo di San Paolo.

LA CITTA' DI CORINTO
La vecchia città di Corinto, distrutta dai romani nel 146 a.C., rimase un ammasso di rovine fino al 46 a. C. quando Giulio Cesare fondò una nuova Corinto a cui diede il nome di Colonia Laus Julii Corinthiensis. Augusto la elevò a capitale della provincia Romana della Acaia e a partire dal 44 fu provincia senatoria. A Corinto perciò risiedeva un proconsole. Durante la permanenza di Paolo era Gallione, fratello di Seneca.
Per la sua posizione geografica era destinata a giocare un ruolo importante nella storia della Grecia e del mondo mediterraneo. Punto di incontro obbligato delle comunicazioni tra il Peloponneso e la Grecia centrale, aveva facile accesso a due mari, l'Egeo a est e il Mediterraneo a ovest. Grande centro industriale e navale era famosa anche per la sua architettura e per il culto delle arti. Ai tempi di Paolo Corinto era una città cosmopolita con una popolazione di circa 600mila abitanti, per lo più immigrati: ufficiali romani, militari, uomini d'affari, mercanti e marinai che venivano dalla Grecia, dall'Italia, dalla Siria, dall'Egitto e da altre parti dell'impero.
Di fronte a una minoranza di gente ricchissima, c'era una massa enorme di schiavi (circa due terzi della popolazione). La città era anche un famoso centro sportivo. Era la patria dei giochi istmici che ricorrevano ogni due anni, a primavera. Atleti di tutta la Grecia e di tutto l'impero affluivano a Corinto per competere in diverse gare. Purtroppo Corinto aveva una sua reputazione particolare quanto a libertà sfrenata e corruzione di costumi. L'espressione «Vivere alla maniera dei corinti» significava «condurre una vita dissoluta» e «Fanciulla corinzia» era sinonimo di prostituta. In effetti la divinità patrona della città, il cui culto era molto diffuso tra i marinai, era Afrodite Pandemos. Il suo tempio dominava l'Acrocorinto, la grande roccia che si elevava a picco dietro la città ad una altezza di 535 metri; si dice che vi prestassero servizio circa mille sacerdotesse, che erano in effetti mille sacre prostitute.

LA COMUNITA' DI CORINTO
San Paolo fondò la Chiesa di Corinto nel suo secondo viaggio apostolico. Così racconta Luca nel libro degli Atti (cap.18,1-17): «Dopo questo fatto Paolo partì da Atene e andò a Corinto». È una sconfitta, un insuccesso, il fatto a cui fa riferimento Luca. Annunciare la resurrezione dei morti ad Atene non è stata una mossa vincente, anzi. E così Corinto diviene una nuova sfida per parlare della novità di vita che personalmente Paolo ha già sperimentato incontrando Gesù risorto.
A Corinto Paolo rimase almeno diciotto mesi. Durante questo periodo ebbe abitualmente al suo fianco Sila e Timoteo. Dapprima si dedicò ai Giudei e ai proseliti; ma quando si manifestò l'ostilità dei Giudei verso il cristianesimo, allora si occupò dei pagani, guadagnandone molti alla fede.
In generale i convertiti erano di umile condizione e di diversa provenienza. «Considerate, fratelli, la vostra vocazione. Non ci sono tra voi molti sapienti, dal punto di vista umano, non molti potenti né molti di nobile stirpe. Eppure Dio ha scelto quelli che per il mondo sono stolti per coprire di vergogna i sapienti; e quelli che per il mondo sono deboli Dio ha scelto per coprire di vergogna i forti quelli che per il mondo sono plebei, sono disprezzati e sono ritenuti un nullità Dio ha scelto per annientare quelli che sono qualcosa» (1 Cor 1,26-28). Quando Paolo lasciò la città, dopo numerose difficoltà e sofferenze, c'era a Corinto una fiorente comunità di giudei e pagani convertiti.

LE LETTERE AI CORINZI
Paolo anche da lontano non mancò di interessarsi del buon andamento della sua Chiesa. Secondo l'opinione di molti ad essa scrisse quattro lettere, delle quali due soltanto sono giunte a noi.
La nostra lettera (prima ai Corinti) fu scritta durante il soggiorno ad Efeso (54-57 d. C.). Essa ci offre un quadro vivace e dettagliato della vita cristiana in una città pagana del primo secolo. Per la sua antichità, la sua immediatezza nel descrivere una cristianità primitiva con le sue difficoltà, è un documento storico incomparabile, unico per conoscere la vita della Chiesa nel secondo decennio dopo l'ascensione di Gesù. Il parallelo tra questa Corinto e le grandi città del mondo moderno conferisce alle lettere di Paolo una rilevanza eccezionale per i cristiani di oggi. Da qui l'attualità degli scritti paolini per l'uomo contemporaneo.

Nella liturgia della domenica
Domenica 18 gennaio la seconda lettura è tratta dalla prima lettera di San Paolo ai Corinti (6,13-20).
«Fratelli, il corpo non è per l'immoralità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo… non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?... non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?... glorificate Dio con il vostro corpo.
Non sapete che…»
Paolo è il primo che porta a loro il pensiero cristiano sul corpo. A Corinto c'erano uomini che ritenevano di essere perfettamente liberi di fronte alle cose di questo mondo praticando una sessualità indiscriminata. Erano convinti infatti che la profonda conoscenza del mistero divino e umano li rendesse immuni da qualsiasi contaminazione dalla cose di questo mondo. Il piacere sessuale, affermavano, in realtà è semplicemente la soddisfazione di un appetito naturale, lecito quanto il mangiare e il bere. Il rapporto sessuale non è qualitati-vamente diverso dalla consumazione di un alimento.
Paolo rifiuta questa mentalità e, facendo riferimento al Signore risorto che ha indicato il destino glorioso del corpo del cristiano, ragiona in modo diverso.
Il mangiare e il bere fanno parte della vita mortale in questo mondo e non sussisteranno nella vita della gloria. Il corpo invece è destinato alla glorificazione e a divenire spirituale. Nel rapporto sessuale l'uomo si trova impegnato nel suo essere personale. Non è come consumare un alimento. Il sesso, per sua natura, è incontro, relazione, appartenenza reciproca.
La differenza tra i corinti e Paolo è dunque nella concezione dell'uomo. Per i corinti, l'uomo cosciente di sé e della realtà mondana non può essere intaccato dall'esterno, né compromettersi a contatto con il mondo; resta separato, sciolto da ogni legame, insomma intoccabile.
Per Paolo, invece, l'uomo vive e agisce su questa terra e sente i contraccolpi del suo rapporto mondano, qualificandosi in un senso o nell'altro. Le realtà esterne incidono in lui profondamente. Per i corinti, l'uomo è essenzialmente interiore e spirituale; perciò il rapporto con il mondo si rivela neutrale e indifferente. Paolo invece vede l'uomo come persona incarnata, per cui si rivela determinate lo spessore terreno e materiale della sua esistenza. In una parola, a uno spiritualismo avulso dal mondo si oppone una comprensione dell'uomo in termini di corporeità e di «incarnazione». Da qui l'invito: «Glorificate Dio con il vostro corpo».

I catechisti alla scuola della Parola di Dio
Si è svolto a ottobre e novembre nei locali della parrocchia di Poggiola, alla periferia di Arezzo, un corso di formazione per catechisti del vicariato di Battifolle. In quattro incontri sono stati trattati vari temi: dall'identità del catechista al progetto catechistico italiano, dal catechista che incontra la Parola di Dio ai metodi e tecniche per la catechesi dei fanciulli e dei ragazzi.
Al corso hanno partecipato numerosi catechisti che, al termine, hanno voluto lasciare una loro testimonianza sull'esperienza vissuta. Ne riportiamo un breve sunto, perché l'esperienza fatta da alcuni sia condivisa con tutti coloro che nelle parrocchie della nostra diocesi svolgono il servizio pastorale per l'iniziazione cristiana.
«Da molti anni - spiega un partecipante - faccio servizio per la catechesi nella mia parrocchia e sono rimasta molto contenta per questa iniziativa presa dal nostro vicariato. Gli incontri mi hanno aiutato a ripensare al mio percorso nella fede, dalla educazione ricevuta dai miei genitori fino alle guide che nelle varie età mi hanno fatto conoscere l'amore di Dio e mi hanno educato alla fede. Da quello che ho vissuto personalmente, nasce la mia testimonianza. E dalla sollecitudine che la Chiesa ha avuto per me, nasce il mio servizio. Ho riscoperto il Documento Base e tutta la sua odierna attualità e nello stesso tempo la spinta a rinnovarsi continuamente per "annunciare il Vangelo in un mondo che cambia"». Continua poi: «Durante il corso insieme agli altri catechisti, soprattutto nei gruppi di lavoro, mi sono sentita sollecitata e motivata all'attenzione verso le famiglie dei ragazzi che seguo a catechismo. In definitiva mi sono messa in discussione, nel senso positivo del termine, sia come catechista sia, a livello più strettamente personale, come donna, madre e moglie. La riconferma, vissuta nell'esperienza condivisa con gli altri, di essere da una parte seminatore della Parola, ma anche terreno dove il seme cade in un disegno portato avanti sempre dalla provvidenza di Dio, mi ha dato la motivazione forte per continuare il mio servizio».
Altrettanto significativa un'altra testimonianza di chi ha preso parte al corso: «Il corso è stato un'esperienza molto positiva che rifarei volentieri, perché mi ha fatto capire che un catechista è una persona che svolge un compito molto importante e che non può svolgerlo da solo».
Qualcuno pone l'accento sulla riscoperta della Scrittura: «Per me gli incontri sono stati molto importanti soprattutto perché ho capito l'importanza di saper "leggere ed ascoltare" la Parola di Dio». Sulla stessa lunghezza d'onda la riflessione di un'altra catechista: «Il nostro gruppo ha partecipato agli incontri con molto entusiasmo e voglia di sapere. L'incontro che ci ha colpito di più è stato quello sulla Parola di Dio perché siamo stati molto coinvolti e siamo riusciti ad esternare e mettere in comune con gli altri riflessioni cariche di significato e di spiritualità».
Infine, la riflessione di chi ha organizzato l'iniziativa. «Anche per noi dell'Ufficio catechistico diocesano, questi incontri, come gli altri incontri tenuti finora nelle parrocchie e nei vicariati, sono stati particolarmente importanti. Ne è uscita rafforzata la convinzione della necessità, che i catechisti avvertono sempre più, dell'importanza della formazione e di andare avanti in questo servizio».

«La speranza si faccia profezia nel quotidiano»
Questa uscita di «Prendi il largo» vi giunge in ritardo rispetto agli anni passati: per vari motivi, infatti, non è stato possibile preparare il numero in Avvento e farvi giungere così i nostri auguri di Natale.
Non è davvero tardi, però, per augurarvi di cuore buon anno 2009. Un anno illuminato dallo stupore verso Dio che, ancora una volta, si è fatto nostro compagno di viaggio, si è «annunciato» a noi in quella povera mangiatoia, per aiutarci a recuperare la nostra umanità. E così ci ha «abilitati» ad annunciare agli uomini del nostro tempo che Egli ha conservato quella mangiatoia «sempre vuota, sempre libera, perché per ogni uomo deve esserci sempre un posto per essere deposti e avvolti nelle calde fasce della sua carità», come sottolinea Claudel.
Questa gioiosa certezza apre un vasto orizzonte di speranza all'inizio del nuovo anno: una speranza con un solido fondamento, una speranza oltre qualsiasi crisi (non solo economica) o tentazione di ripiegarsi su se stessi smorzando lo slancio dell'annuncio. Una speranza, dunque, che si fa profezia nella trama delle vicende quotidiane. È in questo orizzonte che desideriamo formularvi i nostri più cari auguri prendendo a prestito le parole del vescovo Tonino Bello: «Bisogna abituarsi a sognare, a sognare a occhi aperti. I sogni diurni si realizzano sempre. Siamo troppo chiusi nelle nostre prudenze della carne, non dello Spirito, per cui sembra che siamo i notai dello status quo e non i profeti del futuro nuovo, dei cieli nuovi, delle terre nuove. Dio ci invita ad essere profeti, a esserlo tutti. Il che significa leggere l'oggi e guardare un po' oltre, con l'uomo sempre al centro, come Lui ci ha indicato».
L'equipe dell'Ufficio catechistico diocesano

Dalla formazione alla mostra sulla Scrittura: tutti gli appuntamenti dell'ufficio catechistico
Dopo la pausa per le festività natalizie, riprende l'attività dell'Ufficio catechistico diocesano. A Cortona riprende il corso di formazione «La Bibbia, libro della catechesi e della vita cristiana» che proseguirà con cadenza quindicinale. Anche a Marciano, per la zona della Valdichiana, riprende il corso sulla Bibbia con il quarto dei sei incontri settimanali previsti, giovedì 15 alle 21.
Martedì 13 gennaio, alle 21, inizierà a Ponte a Poppi il corso-laboratorio in quattro incontri sulla narrazione, come metodo per comunicare la fede dal titolo «Raccontami una storia». Gli appuntamenti proseguiranno per i tre martedì successivi: 20 e 27 gennaio e 3 febbraio. Gli stessi incontri sulla narrazione si avranno a Cozzano-Rivaio nelle domeniche 18 e 25 gennaio per proseguire domenica 22 e 29 marzo sempre dalle 17 alle 19.
Sabato 24 gennaio, dalle 15 alle 17, con i catechisti della parrocchia di Sant'Ippolito Martire, si terrà il secondo incontro sui catechismi della Cei. L'incontro di sabato 21 febbraio sarà dedicato invece alla programmazione degli incontri di catechismo e al gruppo dei catechisti in particolare, mentre il 21 marzo l'incontro avrà come tema «Metodi e tecniche della catechesi».
L'Ufficio catechistico diocesano resta comunque a disposizione per altri eventuali incontri di formazione, che saranno richiesti.
Infine una speciale sottolineatura alla mostra «La Parola tradotta insieme» che sarà inaugurata sabato 7 marzo nella basilica di San Francesco ad Arezzo, che aprirà una settimana dedicata alla Parola di Dio e che si chiuderà con la presenza, accanto al vescovo Gualtiero Bassetti, di padre Raniero Cantalamessa. Di tutti gli appuntamenti della settimana verrà data ampia comunicazione in seguito. di don Francesco Sensini

Le lettere di Paolo, bussole di vita.
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