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«Lontano da casa, ha detto sì all'annuncio del Vangelo»

Ho avuto il dono di conoscere un fratello che ha risposto «sì» alla sua vocazione.

Ho conosciuto don Gianluca il giorno dell'ordinazione diaconale di Samuele; eravamo in processione e lui, con un filo di voce e il suo accento, mi chiese: «E' lei il diacono di Levane?». Alla mia risposta affermativa aggiunse che sarebbe venuto nella nostra parrocchia, per fare «esperienza». Risposi che lo avremmo accolto con gioia. Mi colpì la delicatezza con la quale mi si rivolse: noi toscani siamo un po' più sbrigativi e spicci. Ci siamo salutati alla fine della Santa Messa, con l'impegno di rincontrarci e non ci siamo più persi di vista.
Nei mesi successivi, in poco più di un anno, ho avuto il dono di conoscere un fratello che ha risposto «sì» alla sua vocazione. Abbiamo compiuto insieme un cammino di preparazione alla sua ordinazione diaconale e abbiamo condiviso questo periodo di ministero. La nostra parrocchia si sta preparando alla sua ordinazione presbiterale. Proprio qualche giorno fa ho avuto modo di riflettere sulla Lettera di Paolo ai Gàlati, lettura della vigilia della solennità dei Santi Pietro e Paolo, giorno nel quale avverrà l'ordinazione. Mi ha colpito la figura di Paolo che non disconosce il suo passato ma si affida con gioia alla predicazione del Vangelo. Allo stesso modo Gianluca è giunto tra noi con una storia passata che ne ha segnato la persona ma anche con una fede e una dedizione che gli hanno permesso di conoscere la vita e la storia di questa diocesi, di questa terra, di questa gente. Per loro, lontano da casa, ha detto «sì» all'annuncio del Vangelo. Gli auguro di avere sempre questo fuoco e soprattutto di continuare a preoccuparsi di andare a cercare gli altri, coloro che un Vescovo a me caro, monsignor Alberto Ablondi, ha definito gli assenti, assenti per qualsiasi ragione, momentanea o permanente.
In questi mesi Gianluca ha saputo accompagnare, così come fece Gesù sulla via di Emmaus, in particolare i nostri giovani e gli anziani, per questo gli dico mille volte «grazie». Mi ha colpito come Paolo senta il bisogno di consultare Cefa e ho pensato come sia importante che un sacerdote non sentirsi solo, essere parte di una Chiesa e di una comunità: il mio auspicio è che Gianluca conservi sempre forte la comunione e l'obbedienza verso il nostro Vescovo, sappia vivere in comunione con i presbiteri e, se mi è permesso, anche con i diaconi, conservando sempre nel suo cuore il ricordo di avere indossato la dalmatica, segno indelebile del grembiule che il Signore cinse nell'ultima cena. Credo che Gianluca saprà sempre costruire, così come ha fatto con noi, un dialogo positivo con la comunità che il Signore gli affiderà.
«Dio Mi scelse fin dal seno di mia madre», scrive Paolo. Tante volte Gianluca ha parlato con me e con mia moglie della sua famiglia, di suo padre, di sua sorella, di suo cognato, dei nipoti e della nonna; nei suoi ricordi affiorano gioia e malinconia quando parla della sua mamma. E' bello pensare che Dio lo abbia scelto fin dal seno di sua madre; confidando nella misericordia di Dio e sulla sua Parola, voglio pensare che quando il nostro Vescovo imporrà su di lui le mani, sua mamma sarà lì, e, volgendo lo sguardo verso il Padre, invocherà su suo figlio la pienezza di ogni benedizione e la grazia sacramentale affinché sia sacerdote per sempre.
Marco Menichincheri

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