Arezzo
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Con l'apposizione dei sigilli sulla nuova urna di Gregorio X si è conclusa la ricognizione del corpo del beato custodito nella cattedrale di Arezzo.

Ricreato il volto di Gregorio X dopo la ricognizione del corpo

Con l'apposizione dei sigilli sulla nuova urna di Gregorio X si è conclusa la ricognizione del corpo del beato custodito nella cattedrale di Arezzo.

Il giorno scelto per l'ultimo atto del procedimento cominciato più di un anno fa è stato quello del 7 gennaio, festa del Battesimo del Signore. Una data scritta in calce al rogito composto in latino che è stato inserito nel reliquiario del Pontefice morto ad Arezzo e che ripercorre i tratti salienti dell'iniziativa.
«Per favorire l'incremento del culto del beato Gregorio X e una migliore sistemazione delle sue reliquie - si legge nella traduzione italiana del documento - in esecuzione del decreto del vescovo di Arezzo, Gualtiero Bassetti, a mezzogiorno del 24 novembre 2005, dopo la recita dell'ora sesta celebrata dal proposto del Capitolo Cattedrale, monsignor Pietro Bernini, assieme agli altri reverendi sacerdoti membri del Capitolo, dall'urna in cui riposava il corpo del defunto pontefice furono rimossi i sigilli apposti dal vescovo Giovanni Telesforo Cioli sul finire dell'anno 1975». Era il primo passo della ricognizione che è stata curata da Francesco Mallegni, ordinario di paleoantropologia all'Università di Pisa, e da Giacomo Michelini, esperto di antropologia.
A dicembre dello scorso anni si sono svolti «studi più accurati delle ossa e dei resti della massa corporea conservati in una ampolla di vetro» che sono stati trovati in «buono stato di conservazione». Poi «i reverendi canonici Alvaro Bardelli e Giovanni Zanchi hanno rivestito il sacro corpo delle vesti pontificali e delle insegne liturgiche realizzate nella città di Treviso dalle sartorie X Regio e Pietrobon con stoffe preziose e secondo criteri di verità storica». Quindi il corpo del beato è stato collocato in una nuova urna e le ossa del capo sono state ricoperte da una nuova maschera bronzea, fusa dal maestro orafo Guido Sisti che riproduce il volto del beato scolpito sul monumento funebre.
L'atto finale della ricognizione è stato scandito dagli interventi dei canonici della cattedrale. Nel suo saluto, il proposto del Capitolo, monsignor Pietro Bernini, ha definito l'iniziativa l'«espressione contemporanea della cura che il clero e il popolo di Arezzo hanno sempre avuto nei secoli per l'incremento del culto del beato Gregorio che la città venera come suo Compatrono». Il parroco della Cattedrale, monsignor Alvaro Bardelli, ha spiegato come la ricognizione abbia permesso di arrivare a «una ricostruzione in forma plastica» del volto del beato con i suoi «tratti nobili e regolari». Il maestro di Sacrestia, don Giovanni Zanchi, ha fatto il punto sulla vestizione del corpo cominciando dal nuovo pallio «benedetto dal papa Benedetto XVI e custodito per alcun tempo sul sepolcro dell'apostolo Pietro in Vaticano».
Le conclusioni sono state affidate al Vescovo che ha posto l'accento sull'«eredità spirituale» di Gregorio X che convocò il Concilio di Lione nel 1274. Monsignor Bassetti ha ricordato l'impegno del beato «per pace fra i popoli cristiani» che «è fonte di ispirazione per il nuovo assetto che l'Europa sta faticosamente cercando» e del «superamento della divisione fra la Chiesa d'Occidente e quelle d'Oriente» che «rivive oggi nel cammino ecumenico che, seppure a tratti difficile, appare finalmente come irrinunciabile». Infine, l'invito a guardare alle reliquie di Gregorio X da cui «sale un eloquente appello affinché restino vivi nella coscienza e nell'impegno generoso di tutti i grandi obiettivi di pace e di evangelizzazione che lo animarono».
di Giacomo Gambassi

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