Arezzo
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Sarà festa grande giovedì 29 giugno nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro per l'ordinazione sacerdotale di Samuele Antonello.

Samuele diventa sacerdote Grande festa per la diocesi

Sarà festa grande giovedì 29 giugno nella diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro per l'ordinazione sacerdotale di Samuele Antonello.

Alle ore 19, nella Cattedrale di Arezzo, Samuele verrà ordinato presbitero dal Vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti. La data scelta è quella della memoria liturgica dei Santi Pietro e Paolo. Samuele è nato a Cittadella in provincia di Padova e ha 30 anni. Dopo la maturità ha lavorato per due anni e nel 1996 ha iniziato il suo cammino di formazione con i frati minori conventuali di Treviso. Dopo sette anni di esperienza insieme ai frati, ha continuato la sua formazione nel seminario di Arezzo frequentando la parrocchia di Santa Teresa d'Avila dove sta svolgendo il suo servizio e dove è stato ordinato diacono lo scorso 15 ottobre.
Ecco una riflessione del futuro sacerdote alla vigilia dell'ordinazione:
«Vengo dalla provincia di Padova, e per sette anni sono vissuto tra i frati francescani Conventuali. Tre anni fa ho chiesto di continuare il mio cammino qui ad Arezzo, precisamente nel seminario vescovile, dove vivo con i miei compagni di seminario con i quali condivido le esperienze di oggi e di domani.
Molti mi chiedono come mai ho lasciato l'esperienza tra i frati, per intraprenderne un'altra del tutto diversa come la vita del prete diocesano; inoltre perché dal Veneto sono venuto in Toscana. Apparentemente questi spostamenti potrebbero sembrare strani e discontinui fra loro. In realtà il mio cammino, cominciato nel '96, è fatto di tanti aspetti che il Signore ha usato per togliermi i massi dall'unica strada che stava preparando per me. Questa strada mi ha portato a vivere qui ad Arezzo, dove esiste una inspiegabile povertà di vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa, e che mi spinge a credere che la mia casa è davvero grande, è grande come la Chiesa, più del Veneto e della Toscana messi assieme.
Ora capisco Francesco d'Assisi quando diceva che la nostra casa è il mondo! La difficoltà di essere in pochi matura in me sempre più l'amore verso questa Chiesa povera ed elegante, verso la quale mi sento debitore, perché mi ha aiutato a raggiungere questo traguardo, che non è un traguardo ma un dono immeritato come tutti i doni.
In questi giorni di trepidante attesa, chiedo a tutti una preghiera per me e per i miei compagni, perché possiamo proseguire sulla strada che il Signore ci indica e amare le persone come ha amato lui».

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