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«C'è bisogno di una nuova struttura dell'itinerario battesimale che abbia come punti fermi l'accoglienza dei genitori, la preparazione, la celebrazione e il dopo sacramento».

«Seguire i genitori dopo il sacramento»

«C'è bisogno di una nuova struttura dell'itinerario battesimale che abbia come punti fermi l'accoglienza dei genitori, la preparazione, la celebrazione e il dopo sacramento».

Suor Lorenzina Colosi, responsabile del servizio per il catecumenato della diocesi di Roma, traccia le linee per rivedere una prassi pastorale ormai superata.
Come rinnovare la catechesi battesimale?
«Il battesimo è un punto di arrivo e di partenza. Richiede una preparazione scandita dal dialogo e dall'incontro con i genitori, un'illuminazione sul senso del battesimo e un accompagnamento».
Qual è l'identikit del catechista battesimale?
«Partiamo dal ritratto del catechista in generale: deve essere una persona di fede, gioiosa, che abbia una valida capacità di dialogo, che conosca bene i contenuti della fede e che li sappia comunicare. Per quanto riguarda il battesimo, l'ideale sarebbe avere come catechisti una coppia di sposi che sa cosa significa la vita e può aiutare gli altri nella trasmissione di questo dono».
Qual è il ruolo della comunità?
«E' una presenza. Ci vuole una Chiesa che accoglie, che è aperta, che celebra il suo battesimo nelle diverse tappe dell'anno liturgico da considerare come una grande celebrazione del battesimo iniziale. In fondo, tutti i sacramenti ritornano al battesimo che è una fonte zampillante da alimentare di volta in volta».
Una proposta di cammino di formazione per i genitori che chiedono il battesimo per il figlio.
«Prima di tutto va fatto riscoprire a madri e padri il dono del loro battesimo. E poi va fatta riscoprire la vita che si aprire e che non è soltanto una vita biologica ma un'esistenza che entra nel circuito di Dio. Infatti, loro hanno dato una vita nel tempo, ma Dio dà una vita per l'eternità. Una proposta di formazione prevede un minimo di cinque incontri che partano da un discorso iniziale su fede e Chiesa e approdino ai valori e agli impegni fondamentali del battesimo».
E la nuova sfida si chiama catechesi post-battesimale.
«Certo. I genitori che hanno presentato il figlio per il battesimo vanno seguiti per due o tre anni. Così si formeranno giovani coppie che saranno lo zoccolo duro della comunità che, a loro volta, accoglieranno gli altri diventando i nuovi catechisti e dando la testimonianza di una Chiesa che davvero è grembo materno».
Come affrontare i casi delle coppie irregolari che domandano il battesimo per i figli o degli adulti che chiedono il sacramento?
«Nelle coppie irregolari va vista la situazione delle persone. Non si può rifiutare il battesimo anche se i genitori vivono situazioni di difficoltà con la Chiesa. Però, vanno preparati e qualcuno deve garantire l'educazione cristiana dei figli. Quanto agli adulti che domandano il battesimo, rappresentano una nuova fioritura della Chiesa. Il catecumenato è una grande esperienza di Chiesa. E quando verrà celebrato il battesimo, sarà una gioia immensa per una comunità che si rinnova con virgulti davvero motivati».
Giacomo Gambassi

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