Arezzo
stampa

Un monumento per Bartali eroe delle due ruote.

Stazione ferroviaria di Terontola, negli anni 1943/44: la Milizia fascista e la Polizia tedesca controllano entrate e uscite. Una piccola folla si avvicina: c'è gente del posto, ma anche qualche faccia sconosciuta. Tutti si accalcano intorno ad un ciclista e lo festeggiano. I militari si distraggono, incuriositi dagli applausi e dagli evviva. Riconoscono il ciclista: è Gino Bartali, che entra in stazione e sale sul treno che sopraggiunge in quel momento. La piccola folla saluta ancora calorosamente ed esce dalla stazione. Il treno parte, sbuffando, per Roma. Ma insieme a Gino qualcun altro è riuscito a salire sul treno, mescolandosi tra la folla in barba alla polizia militare: anche questa volta Gino ce l'ha fatta ed è riuscito a portare in salvo persone che altrimenti avrebbero rischiato l'arresto o i campi di concentramento.
Questa scena si è ripetuta più volte in quegli anni alla stazione di Terontola, che Gino Bartali, assegnato al corpo di aviazione con sede a Passignano e a Castiglion del Lago, aveva scelto come punto di riferimento nei suoi viaggi della speranza, escogitati per mettere in salvo tanti perseguitati politici (ebrei, comunisti, cattolici antifascisti), nascosti nei conventi o presso famiglie amiche del cortonese. A queste persone, vittime delle leggi razziali, riusciva a procurare documenti falsi, nascondendo la loro vera identità sotto altro nome.
Gino approfittava della sua notorietà per spostarsi senza difficoltà nella zona e beffava la polizia occultando i documenti all'interno della canna della bicicletta. Arrivato a Terontola, era d'obbligo una sosta presso il bar gestito da Leo Pipparelli o presso l'abitazione dell'amico Dino Magara, poi l'incontro con i tifosi (che sapevano del suo arrivo), tra i quali si mescolavano le persone che avevano urgenza di cambiare aria. E così per circa due anni. Con questo astuto accorgimento Gino Bartali riuscì a salvare circa 850 persone.
Terontola non ha voluto dimenticare questi gesti di altruismo e di generosità. Per questo, martedì 17 giugno, nella piazza della stazione, teatro di questi stratagemmi, è stata collocata e inaugurata una stele dedicata al grande campione di ciclismo e di umanità, presente la moglie Adriana e il figlio Andrea. L'opera, realizzata dall'artista castiglionese Andrea Roggi, è stata commissionata dal gruppo sportivo Faiv Valdichiana e dal suo presidente Ivo Falconi, intimo amico del campione fiorentino, insieme alla Fondazione Gino Bartali Onlus. Erano presenti alla manifestazione, insieme ad un folto gruppo di cicloamatori, l'ex calciatore Fabrizio Ravanelli, il campione del mondo Paolo Bettini, i nostri campioni locali Daniele Bennati e Rinaldo Nocentini, che si sono dati appuntamento per stare al fianco di altro grande atleta, Maurizio Fondriest, che, nel ventennale della conquista della maglia di campione del mondo a Ranaix, in Belgio, ha deciso di effettuare un lungo pellegrinaggio che dalla sua Cless, nel Trentino, lo condurrà, dopo il passaggio per Terontola, a Roma, dove il 18 luglio sarà ricevuto dal Papa. La manifestazione di martedì vuole essere un riconoscimento e un tributo di onore a Gino Bartali che, animato da profonda fede cristiana, ha saputo coniugare i successi nelle grandi imprese sportive con un ammirevole (talvolta eroico) impegno nelle opere buone e nella carità fraterna.

Un monumento per Bartali eroe delle due ruote.
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento