Arezzo
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Un viaggio alle radici della fede fra le chiese di Pieve a Presciano.

Alla scoperta della pieve a due passi da Pergine e del santuario della Madonna di Migliari che con la sua immagine ha salvato i soldati nella seconda guerra mondiale.

Si sono luoghi che recano, attraverso testimonianze di tempi lontani, la sensazione di quanto siano profonde le radici della nostra fede. Dobbiamo ringraziare il diacono Rodolfo Valorosi Massai che facendoci da guida ci ha accompagniate a conoscere il santuario della Madonna di Migliari, a due passi da Pieve a Presciano e da Pergine Valdarno.
La piccola chiesa, con casa parrocchiale annessa in attesa di restauri, è situata su di un piccolo promontorio strada ed è intitolata a Santa Maria della Neve a Castelvecchio di Migliari. La nostra guida ci fornisce le date storiche che imputerebbero la costruzione a un personaggio del XIV secolo: Giovanni Acuto, signore del castello di Migliari che per volontà testamentaria lo cedette alla Repubblica fiorentina che vantò il diritto di nomina del rettore attraverso i capitani di parte Guelfa.
Le cronache relative alla visita pastorale del Vescovo Ricci informano che nel 1620 si trova nominato per la prima volta il santuario. Si ritiene che l'immagine di devozione rappresentasse Maria con il Bambino sulle ginocchia e San Giovannino, eseguita nel XV secolo. Purtroppo fu rubata negli anni Sessanta ma è stata sostituita da una immagine benedetta da Giovanni Paolo II il 6 maggio del 2000. Leggiamo nell'interessante volume edito da Toscana Oggi, Santuari di Toscana, di Anna Benvenuti che nella nostra diocesi sono stati censiti ben 57 santuari. In copertina si può ammirare il profilo del bel campanile a vela del nostro santuario di Migliari che si staglia su un tramonto sullo sfondo di un panorama che abbraccia la Valdambra, il Valdarno, i colli del Chianti fino alle colline senesi.
Nel santuario di Migliari siamo rimaste colpite dal montaggio fotografico che riporta i ritratti di 281 giovani delle parrocchie limitrofe richiamati alle armi nel 1942. Si erano certo affidati alla Madonna della Neve e tutti sono ritornati a casa. Ancora oggi, a distanza di più di 60 anni da quel fatto prodigioso, c'è chi torna con figli, nipoti e pronipoti in occasione delle celebrazioni della seconda domenica di maggio, per ringraziare della materna protezione.
San Pietro, la chiesa parrocchiale di Pieve a Presciano, è situata all'inizio del paese immersa nella vallata verde di olivi e cipressi con gli antichi casolari e le ville padronali. Di probabile origine paleocristiana, nel terreno circostante sono stati trovati reperti che ne confermano l'epoca. Nei tempi andati il suo piviere si estendeva dall'Acquaborra a Civitella ricalcando il territorio del pagus romanus, come ci dice la nostra guida. La pieve fu elevata al titolo di propositura durante la visita pastorale di monsignor Giovanni Volpi nel 1912. L'attuale parroco è don Juan Carlos Ardila Rios. All'interno dell'edificio continuano le opere di restauro per riportare la struttura verso l'originale: l'altare maggiore neoclassico, in marmo bianco, fu acquistato a metà del 1800 da don Giovan Battista Salimbeni, già «familiare» del vescovo Agostino Albergotti, dai canonici della basilica di San Lorenzo di Firenze. Nell'abside vi è un coro ligneo sovrastato da una tela dell'Assunta tra i Santi Pietro, Paolo, Caterina d'Alessandria e Brigida di Svezia. In sacrestia il diacono ci mostra le poderose colonne quattrocentesche che sorreggevano l'arco in pietra sull'antico altare maggiore. Furono scolpite dagli scalpellini che lavoravano per il Rossellino e che avevano come emblema la sesta ossia il compasso. Le famiglie della Valdambra che portano il nome Sestini sono discendenti degli antichi «mastri scalpellini». Accanto all'altare vediamo una lampada votiva su uno stelo in bronzo con quattro figure femminili che rappresentano le Chiese cristiane: anglicana, luterana, ortodossa e cattolica. Ogni anno, nella settimana di preghiera per l'unita dei cristiani, la comunità parrocchiale assieme a membri delle altre chiese che vivono nel suo territorio rinnovano il voto di tenere sempre accesa la lampada fino al giorno in cui non sia raggiunta la piena unità.
Uno dei parroci che molto lavoro ha dedicato alla sua chiesa è stato don Luigi Acquisti morto nella casa di riposo di Gargonza il 14 agosto scorso. Attualmente, nel palazzo della casa parrocchiale, la comunità ospita contribuendo con generosità al loro mantenimento, due giovani suore eremite, Sorelle della Vergine Maria del monte Carmelo in attesa di una loro diversa sistemazione. Abbiamo visto anche la antica sede della confraternita Corpuris Cristi fondata nel 1528 e tuttora sempre attiva e fiorente. di Anna Valenti e Gaby Oppi Ferretti

Un viaggio alle radici della fede fra le chiese di Pieve a Presciano.
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