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Convegno Caritas: ecco chi sono i poveri che bussano ai Centri di Ascolto

E' straniero (in gran parte rumeno, oltre il 45%), di sesso femminile (quasi il 57% degli immigrati), ha un'età compresa tra i 25 e i 54 anni, chiede viveri e vestiario, denuncia come principale problema quello del lavoro. È questo l'identikit del povero che bussa alla porta dei cinque Centri di ascolto della Caritas diocesana (Fiesole, Figline, Greve, Montevarchi, San Giovanni) secondo il rapporto che viene presentato questa domenica, 29 novembre (ore 15.30), a Montevarchi presso il Centro pastorale della parrocchia del Giglio. L'occasione è il convegno diocesano della Caritas.

Percorsi: Diocesi di Fiesole

DI SIMONE PITOSSI
E' straniero (in gran parte rumeno, oltre il 45%), di sesso femminile (quasi il 57% degli immigrati), ha un'età compresa tra i 25 e i 54 anni, chiede viveri e vestiario, denuncia come principale problema quello del lavoro. È questo l'identikit del povero che bussa alla porta dei cinque Centri di ascolto della Caritas diocesana (Fiesole, Figline, Greve, Montevarchi, San Giovanni) secondo il rapporto che viene presentato questa domenica, 29 novembre (ore 15.30), a Montevarchi presso il Centro pastorale della parrocchia del Giglio. L'occasione è il convegno diocesano della Caritas.
QUANTI SONO. Continua la crescita delle persone che nel corso del 2008 hanno contattato i cinque centri di ascolto (Fiesole, Figline Valdarno, Greve in Chianti, Montevarchi, San Giovanni Valdarno): sono state 3.111, circa 50 presenze in più rispetto al 2007. La crescita è meno vistosa dell'anno precedente, grazie soprattutto ad un miglioramento nell'inserimento informatico dei dati. Il trend si conferma in crescita e il numero di fruitori rimane sostanzialmente sempre elevato, continuando a posizionare la Caritas diocesana di Fiesole al terzo posto, rispetto all'affluenza, dopo quelle di Firenze e Prato. Anche per il 2008 la proporzione tra italiani e stranieri rimane pressoché la medesima, anche se si può evidenziare una tendenza all'incremento della presenza italiana. «Al momento – commentano i responsabili della Caritas diocesana – ci sembra prematuro fare delle analisi, resta tuttavia un dato su cui porre attenzione seguendo il movimento in tutto il 2009».
MASCHI E FEMMINE. La proporzione tra generi sessuali rimane stabile (45,25% i maschi; 54,75% le femmine) con le caratteristiche già individuate l'anno precedente: una prevalente componente maschile tra gli italiani contrariamente al dato regionale; una prevalenza femminile tra gli stranieri, «molto probabilmente giustificata dal facile inserimento per questa parte di popolazione nei lavori di cura ed assistenza familiare».
PER LA PRIMA VOLTA. I poveri che si sono rivolti alla Caritas per la prima volta nel corso del 2008 sono complessivamente 1.210, 248 in meno rispetto allo scorso anno. «Ma il dato rimane alto – spiega il Rapporto – e continua a collocare i centri Caritas nel difficile ruolo di aiutare e sostenere gli stranieri nella fase più delicata dell'arrivo. Questo dato deve dare a noi volontari e operatori tutta la misura della responsabilità che abbiamo nell'accompagnamento, nell'accoglienza e nel supporto in questa fase delicatissima».
GLI STRANIERI. Il gruppo più consistente – come evidenziato dalla tabella al centro – è quello proveniente dalla Romania ed è possibile vedere come il dato diocesano sia superiore di circa il 21% rispetto a quello regionale. Se consideriamo il totale delle presenze rumene rilevate nei centri di ascolto Caritas di tutta la regione, ben il 26,5% del totale sono passati dai cinque centri di ascolto della diocesi fiesolana. Le provenienze dal Marocco sono incrementate di 85 unità, significativa anche la crescita del gruppo polacco ed albanese. Si conferma singolare nel territorio della diocesi, soprattutto nel Chianti, la presenza kosovara che rappresenta il 69,2% delle presenze regionali totali. La maggior presenza straniera è concentrata nelle fasce centrali d'età (25-54 anni).
I CENTRI DI ASCOLTO. Nei centri di ascolto Caritas le principali nazionalità rilevate non corrispondono propriamente alle maggiori presenze. Per esempio il gruppo albanese, benché più numeroso nelle anagrafi comunali dei tre comuni del Valdarno, non è così presente nei centri Caritas. «Il gruppo romeno – sottolinea il Rapporto – continua ad essere la presenza più numerosa e significativa e questo indica che è una migrazione non ancora terminata». Al centro di ascolto di Figline Valdarno la presenza marocchina, seconda solo alla presenza romena, è molto significativa e comprende 114 unità che costituiscono il 37,9% delle presenze totali di questo gruppo all'anagrafe comunale. «Possiamo dire – evidenziano dalla Caritas – che il centro di ascolto di Figline costituisce un punto di riferimento importante per l'intera comunità marocchina presente sul territorio». Sono aumentati i contatti con i centri di ascolto di Figline Valdarno (+3,6%) e di Greve in Chianti (+2,1%), mentre cala la presenza al Centro di Ascolto di San Giovanni Valdarno (-2,7%), Fiesole (-2,2%) e Montevarchi. Gli italiani sono cresciuti di 47 unità, mentre gli stranieri sono sostanzialmente uguali. Gli italiani si rivolgono principalmente al centro di Montevarchi, ma anche a quello di San Giovanni Valdarno e di Figline Valdarno che si caratterizzano punti di riferimento per la zona del Valdarno Aretino e Fiorentino. Fiesole e Greve sono frequentati principalmente da stranieri. Non solo.
GLI INTERVENTI. Il lavoro dei centri di ascolto è prevalentemente rivolto alla prima accoglienza, specialmente nel caso degli stranieri. La maggior parte del sostegno è rivolto alla distribuzione dei viveri (10.605 interventi, 7750 dei quali sono localizzati al centro di Montevarchi) e alla distribuzione del vestiario (6.286 interventi, 2138 dei quali a S. Giovanni). Segue a grande distanza la richiesta di una doccia (670, più della metà a Fiesole). Oltre a questi interventi sono state fatte circa 80 accoglienze, per periodi più o meno lunghi, presso la casa famiglia Caritas «Casa di Elisabetta e Maria» presso la parrocchia del Giglio a Montevarchi.
PRINCIPALI PROBLEMATICHE. I poveri che si rivolgono ai centri di ascolto Caritas portano per il 41,8% problematiche legate alla difficoltà di inserimento nel mondo lavorativo denunciando stati di disoccupazione più o meno lunghi. Molti però portano anche problematiche legate alla precarietà del lavoro: irregolare, mal retribuito, gravoso, sfruttato. Conseguentemente ci sono molte problematiche (40,4%) legate a difficoltà economiche derivanti da una scarsità di reddito, da redditi incerti e discontinui, da redditi insufficienti quali pensioni sociali o di invalidità, oppure da una completa assenza di reddito. Il 3,3% delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto presentano una povertà estrema e vivono senza una dimora fissa, un dato in crescita rispetto allo scorso anno. Meno evidenti altri problemi fra cui l'alloggio, più diffuso tra gli italiani, mentre gli stranieri sono più disponibili ad adattarsi a soluzioni di convivenza con familiari o amici, anche in situazioni di sovraffollamento. Tra gli stranieri molti dichiarano (10,7%) di avere problematiche legate all'immigrazione come l'irregolarità giuridica o la ricaduta in irregolarità, ma anche il mantenimento delle famiglie nei paesi di origine.

Convegno Caritas: ecco chi sono i poveri che bussano ai Centri di Ascolto
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