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Lettera del Vescovo per l'Avvento: essere preti, una sfida cruciale

Essere preti nel nostro tempo? «È davvero una sfida cruciale». Così monsignor Luciano Giovannetti, vescovo di Fiesole, pone al centro della Lettera per l'Avvento il sacerdozio. «Vi darò pastori secondo il mio cuore» è il titolo del testo consegnato alla Diocesi domenica scorsa, 29 novembre. E in questo modo dà seguito all'indicazione del Papa che, in occasione dei 150 anni della morte del Santo Curato d'Ars, ha «invitato la Chiesa a dedicare un anno di speciale preghiera e riflessione al sacerdozio ministeriale».
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DI SIMONE PITOSSI
Essere preti nel nostro tempo? «È davvero una sfida cruciale». Così monsignor Luciano Giovannetti, vescovo di Fiesole, pone al centro della Lettera per l'Avvento il sacerdozio. «Vi darò pastori secondo il mio cuore» è il titolo del testo consegnato alla Diocesi domenica scorsa, 29 novembre. E in questo modo dà seguito all'indicazione del Papa che, in occasione dei 150 anni della morte del Santo Curato d'Ars, ha «invitato la Chiesa a dedicare un anno di speciale preghiera e riflessione al sacerdozio ministeriale». In particolare, il Vescovo, vuole riflettere «prendendo soprattutto in esame la fisionomia del ministero ordinato così come emerge dalle pagine della Scrittura, particolarmente i Vangeli, e anche sottolineando la forte dimensione ecclesiale della vocazione presbiterale, tra comunione e missione».
«È nel Cenacolo di Gerusalemme – scrive mons. Giovannetti – che nasce il ministero sacerdotale». «Credo – continua – che non si sottolineerà mai abbastanza l'importanza di questo momento iniziale della vita della Chiesa». È proprio qui, infatti, che «Gesù trasmette alla comunità cristiana tutta la forza del suo amore e continua a sollecitare i cuori spesso distratti degli uomini e delle donne di tutti i tempi perché riconoscano la misura di questo amore». In fondo, la vita dei sacerdoti, continua il Vescovo, non ha che un «supremo compito: rendere credibile l'amore di Dio». Ed è allora per questo che si rivolge ai sacerdoti chiedendo che questo anno, a loro dedicato, «possa essere l'occasione favorevole per riscoprire in profondità le motivazioni della chiamata a cui avete risposto, e per continuare con entusiasmo, slancio e generosità il compito a voi affidato. In definitiva, la prima e più credibile testimonianza di Gesù che possiamo dare è proprio l'offerta senza riserve di noi stessi, l'amore concretamente vissuto, quella carità pastorale nella quale poco a poco la nostra vita assume i tratti di quella del Pastore grande delle pecore che le conosce una per una e dalle quali è intimamente conosciuto».
E qual è il ruolo degli apostoli? È «quello di divenire dei tramiti, attraverso i quali è possibile entrare in contatto con il Maestro». «Gesù, in un certo senso, – scrive mons. Giovannetti – parla principalmente a loro e si preoccupa di formare soprattutto il gruppo dei discepoli, perché essi, a loro volta, possano poi parlare alla folla e guidarla verso l'incontro con Gesù».
Sempre nel Cenacolo «Gesù offre agli apostoli gli ultimi e decisivi insegnamenti relativi alla loro missione». E si tratta di due azioni liturgiche. «In primo luogo, – continua – nel Cenacolo si realizza l'istituzione dell'Eucaristia, che in modo eminente caratterizza e orienta l'identità e la missione dei presbiteri». E di questo Gesù affida la custodia ai suoi discepoli. Ma non si tratta «del ricordo di un evento passato, del nostro sforzo di tornare indietro verso un'azione compiuta circa duemila anni fa». «Qui accade – spiega il Vescovo – un movimento esattamente contrario, che la tradizione cristiana indica con la parola “memoriale”. L'evento di salvezza compiutosi una volta per tutte torna a farsi presente per un'azione della potenza divina». L'altro gesto liturgico compiuto da Gesù è la lavanda dei piedi. «A partire da quel gesto – sottolinea mons. Giovannetti – il ministero ordinato riceve un chiaro orientamento di servizio: l'imitazione di Gesù, dimensione fondamentale dell'identità dei presbiteri, è prima di tutto e soprattutto imitazione di Cristo servo».
Il ministero ordinato è «un dono sempre attuale». Non solo. «Essere preti nel nostro tempo – continua – è davvero una sfida cruciale, al cuore dei tanti interrogativi legati alle rapidissime e complesse trasformazioni del mondo in cui viviamo nonché al rinnovamento della visione di Chiesa promosso dal concilio Vaticano II». E così arriviamo all'«annuncio». «La Parola alla quale abbiamo creduto – spiega il Vescovo – non è fatta per restare nel chiuso delle nostre coscienze o del nostro mondo. Essa esige che ci liberiamo con coraggio dai nostri pregiudizi e dalle nostre paure, in modo da poterla annunciare con franchezza e generosità». E, ai ministri ordinati «spetta, in particolare, il compito di rianimare sempre di nuovo il fuoco della missione».
Infine, un pensiero per il Seminario. Infatti, secondo mons. Giovannetti, «risulta evidente l'importanza che rivestono, nel cammino sacerdotale, gli anni della formazione, nei quali in modo tutto speciale si gettano le basi dell'identità spirituale e pastorale dei futuri presbiteri». Opportuna quindi, per il Vescovo, in questo Anno sacerdotale «una rinnovata attenzione, allo stesso tempo affettiva ed effettiva, nei confronti del nostro Seminario» che è «il cuore della nostra vita ecclesiale». Poi un pensiero ai giovani «che sono in cammino per ricevere l'ordinazione presbiterale, perché scoprano sempre più consapevolmente la bellezza e la responsabilità del ministero che il Signore intende affidargli» e uno per i sacerdoti che ne curano la formazione. Il Seminario di Fiesole accoglie quest'anno 17 seminaristi. «Un dato consolante nella situazione attuale» sottolinea il Vescovo ma che «non deve in nessun modo farci sentire dispensati dal pregare con grande convinzione perché il Signore continui a suscitare vocazioni al ministero sacerdotale». Per questo, monsignor Giovannetti, chiude la Lettera per l'Avvento, con un pensiero alle famiglie cristiane perché è soprattutto lì che «occorre coltivare il senso vivo della vita come vocazione, aprendoci con tutti noi stessi all'iniziativa di Dio e imparando, giorno dopo giorno, ad accoglierla nella nostra vita senza opporre resistenze».
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