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Aspettando il nuovo Arcivescovo

Durante l'assemblea presbiterale del giugno 2007 a Montesenario fu pubblicamente manifestata l'esigenza di incontrarsi fra presbiteri, al di là delle occasioni ufficiali, per ascoltarsi, confrontarsi, accogliersi e dar luogo ad una, fra le altre, esperienza di «autoformazione». Questi incontri, proposti a tutti già a Montesenario sono stati sempre pubblicizzati su Toscana Oggi. Si sono tenuti regolarmente ogni mese presso la Pieve di Rifredi e riprenderanno a partire dal settembre 2008.
La chiamata del cardinale Antonelli ad un nuovo, importante incarico e l'attesa di un nuovo arcivescovo ha spinto i partecipanti di questi incontri ad una riflessione che, attraverso le pagine diocesane di Toscanaoggi, viene adesso proposta a tutta la comunità diocesana. Il settimanale ospita volentieri questo contributo, con la speranza che possa favorire la riflessione ed un costruttivo dialogo dentro la Chiesa di Firenze.

La nostra sede episcopale dopo pochi anni è di nuovo vacante.
Le circostanze sono note: il vescovo Ennio è stato chiamato a Roma a presiedere il Pontificio Consiglio della Famiglia.
E' ovvia, allora, la domanda: chi sarà il nuovo vescovo? Ed ovvio anche che si facciano le più svariate ipotesi. La nostra vorrebbe invece essere una riflessione sulla figura del vescovo, sul significato della sua missione, su cosa rappresenta il vescovo per ogni battezzato.
Partiamo dalla tradizione ecclesiale più antica e significativa per la quale ogni trasferimento del vescovo da una sede ad un'altra era guardato con perplessità e a volte anche con decisa contrarietà.
Il motivo era originato da una concezione spirituale, quasi mistica dell'episcopato: lo stretto legame, quasi matrimoniale, che il vescovo contrae con la chiesa per la quale è stato ordinato.
Non siamo ingenui e i secoli non passano invano né per le persone né per le istituzioni. Non auspichiamo il ripristino di modelli arcaici, convinti che, perché antichi, siano i migliori. Vorremmo, tuttavia, cogliere il significato più profondo di quella prassi: il vescovo non è un funzionario, un prefetto da spostare secondo criteri amministrativi. Questo problema rimanda ad un altro nodo teologico ancora più importante: la chiesa locale è una suddivisione amministrativa della chiesa universale? Riflettere sull'insegnamento del Concilio Vaticano II, che è sempre attuale, è decisivo per un vero senso di appartenenza e di identità. E questa occasione non va sprecata.
 
E un'altra riflessione viene di conseguenza: è possibile coinvolgere la chiesa locale nella scelta del proprio vescovo? E anche qui non sogniamo affatto assemblee elettive con presentazione di candidati, scrutini, ballottaggi e quanto altro… la storia insegna che non sono le forme ecclesiali migliori. Tuttavia una riflessione che la chiesa locale può fare su se stessa, sulle proprie caratteristiche e necessità è quanto mai auspicabile, in un atteggiamento di preghiera, anche pubblica e liturgica. Queste riflessioni dovrebbero guidare coloro che sceglieranno il nuovo vescovo e a lui dovrebbero essere presentate come un cordiale e reale “benvenuto” della chiesa che si accinge a presiedere.
 
Quali riflessioni possiamo presentare a Colui che verrà a “ tenere il posto dello stesso Cristo maestro, pastore e pontefice, e agire in sua vece”(lumen gentium 21)?
La nostra è la riflessione di alcuni preti e non pretende di rappresentare persone o organismi ecclesiali.
La nostra chiesa è certamente provata e scossa da recenti avvenimenti che non è qui necessario riassumere, ma è anche saggezza non ritenerli superati e risolti. Ci hanno ferito. Hanno creato disagio e divisione.
Se l'aspetto canonico di questa vicenda sembra chiuso, rimane l'altro aspetto, quello più delicato e importante: riunire il clero, ridargli fiducia, creare un clima di serenità e di dialogo.
Abbiamo bisogno di un Pastore che si faccia carico di tutto questo e che consideri suo compito primario la formazione dei sacerdoti e il dialogo con loro. E insieme con loro “congiunti nella dignità sacerdotale”(L.G.28) voglia approfondire il clima di dialogo, con tutti i membri della chiesa, con la società civile, con gli uomini del nostro tempo (Gaudium et spes 1)
La parola dialogo è certamente inflazionata e, come dire, annacquata, in tanti rivoli, da perdere, quasi, il suo significato più vero. Vogliamo riscoprirlo insieme con Lui.
 
In questo clima di dialogo e di ascolto reciproco tra chierici e laici nell'unica Chiesa e di questa con il mondo, (cfr enciclica Ecclesiam suam  particolarmente i numeri 65-85) presentiamo alcuni aspetti che consideriamo fondamentali.
 
1)      Curare l'ascolto della Parola di Dio da parte delle comunità e dei singoli, alla luce della Dei Verbum, e riflettere sulla predicazione del Vangelo e sui nostri rapporti con la cultura attuale, lasciando cadere toni amari e di condanna, imparando lo stile del discernimento (sale della terra), della pazienza (parabola del grano e della zizzania), del perdono (parabola dei due debitori..)
2)      riflettere sui rapporti tra la chiesa e la società in un clima di libertà e di rispetto reciproco
3)      riflettere sulla formazione del clero, sul problema vocazionale e sul Seminario.
4)      Riflettere sulla presenza della Facoltà Teologia e investire sulla formazione teologica dei laici e sulla loro ministerialità nella chiesa.
5)      Riflettere sui rapporti fra movimenti ecclesiali e parrocchie per poter dire insieme: noi siamo chiesa e mai la chiesa siamo noi.
 

Questo elenco non è affatto completo, ma non è nostra intenzione stenderlo e quasi presentare un programma al nuovo vescovo ancor prima di conoscerlo. Solo riflessioni da farsi insieme.

Firmatari: Aglietti don Paolo, Agostini don Elio, Alberti Luciano, Amorosi Paola, Baldi Maria, Barbanti Paolo, Batistini Andrea, Batistini Mario, Bellesi Maria Rosalba, Berlincioni Franco, Berti Roberta, Bertocci Roberta, Bianchini Roberto, Bigalli don Andrea, Bocchini Camaiani Bruna, Bontempi Marco, Braccini Alessandro, Braccini Alessandro di Giancarlo, Calvanelli Laura, Camaiani Pier Giorgio, Cammilli Daniele, Campani Daniela, Campi Stefano, Carensi don Francesco, Cecchi diac. Andrea, Cecchini don Gabriele, Cioni don Marco, Cirri don Giulio, Collini Grazia, Corti don Giancarlo, Corti Fabio, Costantini Paolo, D'Alessandro don Gianni, Daly Alessandra, Di Giorgi Rosa Maria, Dommi Stefano, Doni Rodolfo, Fabrini Francesco, Felatti Andrea, Ferretti Mirna, Fioravanti don Brunetto, Fusi don Dino, Gambelli don Gherardo, Gasbarri Maria Teresa, Giamberini Angelo, Giannoni don Paolo, Gramigni don Antonio, Graziani Donata, Griffo Raffaele, Gulino don Roberto, Lelli Mauro, Lombardi Alessio, Lucchetti Silvia, Martini don Giovanni di Mario, Maurenzig Lucia, Mazzanti Beatrice, Meacci Roberta, Michelini Maurizio, Milani Luca, Molesti Liliana, Montali Gianni, Monti suor Giacomina, Naldi Neda, Nannucci Anna Maria, Nesti don Marco, Niccheri don Luca, Noceti Serena, Orsoni diac. Luca, Passaleva Angelo, Pistelli don Renzo, Pistolesi Lucilla, Pistolesi Roberto, Poggi Andrea, Primicerio Mario, Roncari padre Giovanni, Sabatini don Piero, Santini don Luciano, Santoni Marco, Santoni Paola, Savariraian don James, Speranzini Vila Ivana, Staccioli Graziano, Stinghi don Giacomo, Tani Piero, Tarli Brunella, Tarocchi don Giorgio, Tempestini don Roberto , Tesi Maria Gustava, Tinoudji don Dominique, Toma don Stefan Gabriel, Toraldo Paola, Valdambrini Daniela, Venanti Lucia, Villani don Massimiliano, Zecchi Stefano.

Aspettando il nuovo Arcivescovo
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suor Lea 21/08/2008 00:00
Grazie agli uomini e le donne della Chiesa che vive in Firenze e che può ben vantarsi di un bellissimo passato profetico che speriamo continui. Passato animato da laici e sacerdoti, a volte sostenuti a volte contrastati dai Pastori. L'auspicio: il nuovo Vescovo sia uno sposo innamorato della sposa che dovrà amare e custodire come Cristo la Chiesa...
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Mary 13/08/2008 00:00
La donna vuole forse legarsi alla Chiesa con vincolo matrimoniale?
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paolo 10/08/2008 00:00
Mi limito a considerare l'aggettivo possessivo con cui inizia la vostra lettera: "La NOSTRA sede episcopale...".
La sede episcopale non è proprietà di chicchessia, nè della chiesa nè della città: come potete scrivere "la nostra sede episcopale..."?
Se la sede episcopale ha da essere di qualcuno, può solo essere del Vescovo e di nessun altro, per questo è chiamata EPISCOPALE.
Del Vescovo non come proprietà privata, ma come proprietà ministeriale, in quanto Vicario di Cristo.
Anche la Chiesa non è la nostra, di Paolo, di Apollo, di Cefa (cf. 1Cor 1,12), ma è la Chiesa di Dio, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. L'unico nostro padrone/signore è Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, nel cui Nome siamo battezzati.
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graziella laffi 10/08/2008 00:00
Vorrei esprimere la mia gratitudine a quanti si sono fatti promotori della riflessione "Aspettando il nuovo Arcivescovo". In particolare apprezzo lo spirito di dialogo e di confronto che ne traspare, sulla scia di quel Concilio Vaticano II i cui insegnamenti secondo me sono più che mai validi.
Ritengo che ogni credente debba prendersi le sue responsabilità, esercitando il suo spirito critico pur nella dovuta obbedienza alle gerarchie ecclesiastiche. La diversità delle opinioni è una ricchezza anche all'interno della Chiesa: dalla parresìa, cioè dalla reciproca correzione fraterna, non può che venire una crescita lungo il cammino della nostra fede, quotidianamente messa in pratica.
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Ján Duda 06/08/2008 00:00
Saluto tutti i fedeli italiani, in modo particolare i fedeli della Chiesa di Firenze, dalla Slovacchia. Probabilmente questa lettera - oggetto di nostra riflessione - non sará un´oggetto di goia per alcuni fratelli e sorelle in Cristo Signore. Per me é un atto di corresponsabilitá, non quello di superbia (sic!) Infatti, sto ricordando le parole di Sua Eminenza B. Gantin che detto chiaramente che il Vescovo diocesano si quasi sposa con la propria Chiesa particolare e come il matrimonio, anche questo "legame" é indissolubile soltanto per raggioni gravissimi. Per fare gli atti di corresponsabilitá per il bene della Chiesa non bisogna fare le riforme, anzi stare il fedeltá, rimanere nela sana tradizione della Chiesa dagli secoli della Chiesa apostolica. Concludendo, questa lettera dei preti e laici della stimata Chiesa di Firenze, mi fa incoraggiare in fede di Cristo e della Sua Chiesa quidata dal successore di Pietro e dagli Vescovi in communione con il Vescovo di Roma. Auguro ai fedeli di Firenze un Arcivescovo secondo esempio di Cristo che é buon Pastore. Sia lodato Gesú Cristo.
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Luca Badini 04/08/2008 00:00
Anch'io condivido in pieno questa lettera. Non bisogna confondere suggerimenti su necessarie riforme istituzionali (come ad esempio modificare l'attuale metodo di assegnazione dei vescovi in favore di metodi elettivi che coinvolgano il laicato informato e partecipe alla vita ecclesiale, come suggerito dal beato Antonio Rosmini nelle sempre attuali 'Cinque Piaghe della Santa Chiesa') come atti di superbia, o come alternative alla riforma personale, pur sempre necessaria: il Rosmini stesso dovette subire vergognose accuse in tal senso, ma la sua intera vita e' un esempio per coloro che, animati da amore per la Chiesa, vogliono proporre riforme a quelle strutture piu' o meno disfunzioali
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Alessandro Mugelli 01/08/2008 00:00
condivido e sottoscrivo in pieno il messaggio, biasimando chi ne vuol fare un manifesto politico ma riconducendolo pienanmente alla richiesta del popolo Santo di Dio di essere condotto a placide acque.
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adalberto tronfi 31/07/2008 00:00
Ho letto il documento e sono sorpreso dall'ideologismo in esso contenuto e della assoluta mancanza di umiltà. Mi auguro che certe posizioni, possano essere ormai archiviate, in quanto gli effetti deleteri che hanno prodotto sono sotto gli occhi di tutti. Come disse La Pira all'Isolotto "Ubi episcopus ibi ecclesia" è da non dimenticare che "L'obbedienza è una virtù2, e non una virtù secondaria!

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