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Assistenza ai disabili, dalla Cei un aiuto per la Fondazione Oda

L’opera diocesana assistenza di Firenze gestisce tre centri riabilitativi e una Rsa, che hanno dovuto fare i conti con l’emergenza coronavirus. Adesso una donazione, grazie ai fondi provenienti dall’8 per mille, consente di andare avanti con più serenità: «Sono stati mesi di grande impegno e dolore. Abbiamo il compito di proteggere con attenzione più forte che mai le persone che ci sono state affidate»

Oda

"Per noi sono stati mesi veramente molto difficili, che ci hanno obbligato a fare i conti con un impegno costante e un grande carico di dolore. Numerosi assistiti si sono ammalati, alcuni non ce l’hanno fatta: tutti noi ne piangiamo la perdita e ne avvertiamo la mancanza, nelle piccole cose di ogni giorno, che per anni li hanno visti protagonisti". Chi parla è Daniela Campani, medico responsabile delle unità operative Villa San Luigi e Diacceto della Fondazione Opera diocesana assistenza di Firenze, che in questi mesi è stata impegnata in prima linea nell’area per gli ospiti positivi al Covid che era stata allestita nel centro di Diacceto, e che attualmente è chiusa. «Questo virus - racconta la dottoressa - ci ha posti, e ci pone tutt’ora, di fronte al compito di proteggere con attenzione più forte che mai le persone che ci sono state affidate. Al contempo, ogni giorno, investiamo molte energie nella cura dei rapporti con i familiari, per fare in modo che quelli che chiamiamo affettuosamente "i nostri ragazzi" possano continuare, seppure con modi nuovi e diversi, a tenersi in contatto con loro». 

Proprio per far fronte alle spese sostenute durante l’emergenza pandemica, la Fondazione Oda ha ricevuto dalla Conferenza episcopale italiana un aiuto economico. La donazione è stata resa possibile grazie ai proventi dell’8 per 1000 destinato alla Chiesa Cattolica, ed è l’emblema di quanto questa scelta, che ognuno di noi può compiere facendo la dichiarazione dei redditi, sia preziosa per realtà che svolgono un’opera assistenziale così delicata.
«Per noi - spiega don Fabio Marella, presidente della Fondazione Oda - è una boccata d’ossigeno: ci consente di andare avanti con più serenità, certi di poter continuare ad assistere i “nostri ragazzi” nel miglior modo possibile. Per questo siamo infinitamente grati alla Cei che, ancora una volta, ha dimostrato una grandissima sensibilità per i temi dell’assistenza ai disabili». La Fondazione Oda - che tra Firenze e provincia gestisce 3 centri riabilitativi per disabili e una Rsa per anziani - in questi mesi ha vissuto l’emergenza sanitaria in prima linea: «Per noi sono stati mesi di grande impegno, e dolore. Abbiamo dovuto allestire un’area Covid in uno dei centri. Oltre a questo, sin dai primissimi giorni dell’emergenza, abbiamo messo al sicuro tutte le nostre strutture adeguandole ai nuovi protocolli. Tutto questo, oltre al carico emotivo e all’immenso dolore per chi abbiamo perduto, ha implicato un grandissimo sforzo, anche economico, per far fronte a spese eccezionali, come quelle per i dispositivi di protezione individuale e quelle per la sanificazione», racconta. La Fondazione ha inoltre, da subito, aumentato le unità di personale sanitario al lavoro nei centri: «Assistere le persone con fragilità è per noi una missione, e in un momento come quello che abbiamo vissuto era doveroso potenziare la macchina assistenziale».
Durante l’emergenza sanitaria, ad esempio, sono state aperte due linee telefoniche dedicate proprio al dialogo con i familiari e questo canale è stato affidato a persone esperte. Non solo: in tutti i centri sono state promosse le videochiamate, per fare in modo che gli ospiti in regime residenziale potessero continuare a vedere i familiari e che gli assistiti che invece frequentavano i centri in regime diurno non perdessero i loro punti di riferimento interni ai centri.
Proprio l’attività diurna dei centri ha dovuto, giocoforza, essere completamente reinventata: da qualche settimana è diventata domiciliare. Accade ad esempio al centro di Villa San Luigi: gli educatori si recano a casa degli utenti che prima frequentavano il centro in regime diurno e in questo modo il percorso riabilitativo è potuto riprendere. «Riorganizzarsi - spiega la dottoressa Campani - non è stato semplice, ma grazie all’impegno di tutte le persone al lavoro per la Fondazione, siamo riusciti a mettere a punto un programma assistenziale che, in tutta sicurezza, garantisce ai nostri ragazzi una continuità di cui hanno molto bisogno. Lo dobbiamo a loro e lo dobbiamo agli amici che in questi mesi ci hanno lasciato».
«La donazione che abbiamo ricevuto, adesso - conclude don Marella - ci consente di andare avanti con più serenità a fianco degli oltre 150 disabili e dei 40 anziani che ogni giorno assistiamo e affianchiamo nel loro percorso di vita».

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