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Avvento di fraternità, la Chiesa fiorentina sostiene una casa per accogliere le bambine in India

Il progetto proposto quest’anno dal Centro missionario diocesano riguarda le attività delle suore Francescane di Santa Elisabetta che lavorano da anni, in India, per aiutare le famiglie più povere. Le bambine, in particolare, sono spesso discriminate, meno istruite, meno curate e meno nutrite. Per questo, le suore hanno aperto una casa di accoglienza dedicata a loro. Ecco la loro testimonianza.

India

Come suore Francescane di Santa Elisabetta, siamo presenti In India dal 21 febbraio 1994, inizialmente nello Stato del Kerala, nel villaggio di Madaplathuruth, diocesi di Kottapuram e in seguito nello Stato del Karnataka a Bangalore e nel villaggio di Magadì, a circa 50 Km dalla città, e dal 2010 a Chennai nello Stato del Tamil Nadu.
Fin dal nostro arrivo ci siamo impegnate ad aiutare le famiglie povere finalizzando i nostri interventi alle aree della casa, della salute, dell’educazione e della promozione della donna. In India, milioni di bambine sono svantaggiate sin dalla nascita. Spesso le famiglie sono costrette a lottare quotidianamente per la sopravvivenza e il problema della dote della figlia femmina fa sì che ci sia una preferenza per i bambini di sesso maschile e che le bambine vengano discriminate, meno istruite, meno curate e meno nutrite. Le figlie sono considerate un peso gravoso per la famiglia, così molte volte si ricorre anche all’infanticidio durante la nascita. Infatti, nonostante la condizione della donna sia migliorata con l’avvento della modernità, la tradizione è ancora molto radicata in tutto il paese e questi problemi permangono ancora oggi.
La povertà estrema, la disgregazione familiare, la violenza e gli abusi sono il denominatore comune in tutte le situazioni di allontanamento dalla famiglia dei minori che, spesso finiscono in strada. A volte sono gli stessi genitori a mandare i bambini in strada per «lavorare», cercando espedienti, facendo piccoli servizi oppure chiedendo l’elemosina, tutto ciò per poter contribuire al reddito familiare. In altri casi la strada diventa l’unico rifugio per i bambini che vengono abbandonati dalle famiglie oppure che scappano di casa in cerca di migliori prospettive di vita. Soprattutto le bambine spesso cercano di scappare da violenze e maltrattamenti.
Le bambine che finiscono per strada non hanno un posto fisso, spesso vivono e dormono nelle stazioni di treni o pullman, non hanno una mamma per ricevere una carezza, una casa che le accoglie, la possibilità di frequentare una scuola ecc.
Da anni, collaborando con i Salesiani che nelle Citta di Bangalore e di Chennai operano per i «bambini di strada», ma accogliendo solo i maschietti, ci siamo rese conto della grande necessità di avere dei Centri di accoglienza anche per le bambine, spesso le più vulnerabili e bisognose. Abbiamo pensato di aprire quindi il primo Centro di Accoglienza a Chennai (Avadì) e in seguito nella città di Bangalore e dal 2015 a Magadì. A oggi accogliamo circa 60 bambine dai 5 ai 18 anni e ci adoperiamo per dar loro un futuro dignitoso: un’accoglienza dignitosa, la scolarizzazione, un’educazione adeguata e soprattutto tanto amore per farle sentire importanti.
BANGALORE
Bangalore è la città portabandiera della modernità tecnologica di un paese che vuole lasciarsi alle spalle la vecchia immagine legata alla povertà sembra quasi una metropoli occidentale, solo più caotica. L’India sta cambiando e Bangalore è la rappresentazione più chiara di questo cambiamento: il vecchio e il nuovo si scontrano e convivono per le strade della città, che alterna carri trainati da buoi a fiammanti macchine straniere.
Gli intoccabili sono oggi quanti arrivano dalla campagna, i contadini senza terra, sono quelli che puliscono gli escrementi degli innumerevoli animali che vagano per le strade, sono lustrascarpe e venditori ambulanti; vivono in tende di plastica nella periferia della città e lavorano per pulire le strade a 4 rupie all’ora. I paria sono i bambini di strada che chiedono l’elemosina ai semafori delle strade e che con i loro sguardi riescono a spezzare anche i cuori più duri.
Bangalore è tutto questo e molto altro ancora, è il rumore e l’odore acre dei generatori per strada che entrano in funzione ogni volta che l’energia elettrica ha un black out, la corsa pazza delle auto allo scattare del verde ai semafori, le donne con il sari e le bambine con le trecce nere che vanno a scuola.
Non esistono centri educativi pubblici negli slum e, per la necessità di aiutare le misere entrate delle famiglie, l’83% dei bambini entrano nella rete del lavoro minorile.
Statistiche rilevano che i «lavoratori  bambini» sono circa un milione a Bangalore e che il 35% di essi, dai 5 agli 8 anni, sono avviati alla prostituzione e vivono per strada.
MAGADI
Magadi si trova nello stato di Karnataka. È un villaggio molto povero i cui abitanti sono prevalentemente induisti. Dista circa 60 km dalla citta’ di Bangalore. La città era precedentemente conosciuta con i nomi di Maha Gadi, in seguito il regime britannico ribattezzato la città come Magadi. Al censimento degli anni passati contava una popolazione di 27.605.  Magadi ha un tasso medio di alfabetizzazione del 69%, l’alfabetizzazione maschile è del 74% e l’alfabetizzazione femminile del 65%.
CHENNAI
Chennai, nota anche col nome di Porta del Sud, e` la quarta città più grande dell’India, nonché la capitale dello stato del Tamil Nadu. Città in forte espansione; sta crescendo e mutando rapidamente. È una città vibrante che ha saputo mantenere un giusto equilibrio fra modernità e tradizione.  In passato la città era conosciuta col nome di Madras, che nella megalopoli odierna è il nome dello storico quartiere centrale di Chennai.
Al censimento degli anni passati contava una popolazione di circa 6 milioni di persone. I bambini di età inferiore ai sei anni assommavano a 374.089, dei quali 190.044 maschi e 184.045 femmine. La famiglia è composta da babbo, mamma due o quattro figli.
Le bambine accolte nei nostri Centri di accoglienza provengono da situazioni di grande povertà, alcune sono orfane, altre hanno un solo genitore povero, altre abbandonate, altre scappate di casa.
Accogliendole cerchiamo di aiutarle togliendole dalla strada e provvedendo loro una casa, il cibo, il materiale scolastico, la possibilità di studiare e di crescere in un ambiente sano e sereno. Nel progetto educativo oltre la scolarizzazione, sono previste attività ricreative e culturali, quali musica, danza, disegno e pittura.
La nostra Casa Famiglia vuol essere un aiuto alle bambine accolte per uscire dalla loro condizione di povertà e sognare un futuro diverso per la loro vita. Attraverso l’istruzione scolastica, le cure mediche, e soprattutto l’accoglienza e l’amore, queste bambine hanno un’occasione di riscatto. E da beneficiarie esse stesse si trasformano in donatrici: donatrici di sorriso, di speranze e di sogni per coloro che incontrano nella scuola e nella società.
Stare insieme ed educare queste bambine non è facile, soprattutto per le problematiche che siamo chiamate a gestire, ma allo stesso tempo è bello e coinvolgente. La vivacità, nonostante le loro storie, spesso è sorprendente!
Suor Emanuela Pariyathussery
Delegata per la missione delle Francescane di Santa Elisabetta in India
Madre Paola Yucra Solano
Superiora Generale

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