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Betori, Messa nel giorno di Natale: "Accogliere, difendere, sostenere, confortare la vita"

"Liberato dagli orpelli di una falsa festa, il Natale torni a insegnarci che quel Dio che chiede di essere accolto, protetto e destinatario di cura nel suo Figlio chiede oggi la stessa accoglienza, protezione e cura in tutti i suoi figli". Sono le parole del cardinale Giuseppe Betori nell'omelia per la Messa nel giorno di Natale, celebrata questa mattina nella cattedrale di Firenze.

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Betori

"Come ogni crisi - ha affermato l'arcivescovo di Firenze -  quella che attraversiamo è un setaccio in cui discernere ciò che è valido da ciò che non lo è. Alle cose valide appartiene anzitutto la consapevolezza della nostra fragilità, come ci insegna la presenza sociale della morte, che abbatte ogni illusione di potenza senza limiti come pure ogni barriera posta tra potenti e marginali, perché la morte non fa distinzioni e tocca tutti".

Il presepe, ha ricordato Betori, "è anche segno del valore della vita. Se Dio, l’onnipotente e l’eterno, non rifugge dall’assumere la vita umana, è perché in essa egli riconosce un segno di sé, una traccia divina che vi ha seminato nell’atto della creazione e che viene a riscattare nell’offerta di sé del Figlio suo. Nella logica funzionalista che domina il mondo si sta perdendo il valore sacro della vita, la sua profonda e inalienabile dignità. Accogliere, difendere, sostenere, confortare la vita sta diventando un atto sempre meno riconosciuto come doveroso, eppure essenziale per tenere alta la nostra coscienza. Ne fanno le spese i viventi nei momenti liminali dell’esistenza, agli inizi e alla fine, come pure nelle condizioni estreme dell’estraneo e del povero".

Si delinea così, secondo Betori, "una forma diversa di vita sociale, in cui nessuno è ai margini, ma di tutti ci si fa carico, in quello che Papa Francesco definisce «un sogno di fraternità e di amicizia sociale» (Fratelli tutti, 6). Questa aspirazione alla fraternità sorregga i nostri cuori mentre in essi facciamo posto al nostro fratello Gesù".

"Con gli occhi liberi e penetranti della sentinella - è l'augurio finale - cogliamo il valore del tempo di crisi che ci è dato, per abbandonare un mondo che non merita di essere traghettato oltre, e costruiamo il futuro nostro e della nostra città mettendo al centro la persona umana, le sue relazioni sociali, la cura delle fragilità, uno sguardo che vada oltre le cose visibili – la nostra «vocazione è a irradiare lo spirito», ci è stato detto –, uno sguardo capace di orientare verso l’alto e l’oltre e di offrirne traccia nella bellezza".

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