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Betori, Messa nella notte di Natale: "Sanare le lacerazioni dei cuori. Ci si salva solo insieme"

Dopo aver sconfitto il virus, dovremo "sanare le lacerazioni dei cuori": in questo "Il bambino che si offre ai nostri sguardi nella mangiatoia di Betlemme sia la nostra luce". E' questo il pensiero offerto dal cardinale Giuseppe Betori nella Messa nella notte di Natale, nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

Betori

Secondo l'arcivescovo di Firenze, "La dimensione sanitaria della pandemia ci auguriamo di vincerla nei prossimi mesi grazie a promettenti vaccini. Più difficile sarà sanare le lacerazioni dei cuori, le incertezze e lo scoramento che si sono annidati dentro di noi. Più difficile sarà riprendere con saggezza e risolutezza la strada di un modo nuovo di pensare il tessuto economico, capace generare più giustizia, più inclusione, lavoro per tutti, un lavoro degno."

Come orientarci in un momento di crisi? A questa domanda, Betori risponde così: "Il bambino che si offre ai nostri sguardi nella mangiatoia di Betlemme sia la nostra luce. Lo sia anzitutto nella sua realtà di Dio fatto carne. La carne del Figlio di Dio non è il rivestimento di un’idea, ma la concretezza di una vita, una persona. La strada da intraprendere deve essere allora quella dell’incontro. Lontano da noi gli approcci ideologici che inquinano le relazioni e deformano la realtà, come pure badiamo a non lasciarci sedurre dalle lusinghe delle sensazioni. La vita ci chiede incontro con l’altro, scoperta dell’altro, a cominciare da questo Altro che è il Figlio di Dio. Ci è chiesto un legame a Cristo e ai fratelli nella concretezza della loro realtà personale, delle loro storie, delle loro esperienze. Si rinasce attraverso uno sguardo libero posato sul volto dell’altro, così come fecero i pastori davanti a Gesù. L’apertura all’incontro, al dialogo, al camminare insieme diventa non solo facile ma doverosa quando ci riconosciamo figli di un unico Padre, fratelli con Gesù, ciascuno di noi «fratello universale» per tutti come amava definirsi Charles de Foucauld."

"La volontà di uscire dalle nostre chiusure - ha proseguito - per aprirci alla condivisione con gli altri, nella convinzione che ci si salva solo insieme, non regge soltanto i comportamenti virtuosi sviluppati in questi tempi di pandemia, ma la struttura stessa della società, come ha ricordato Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti"

"Sentieri impegnativi - ha concluso - quelli indicati dal bambino di Betlemme, a cui ci si può accostare solo se ci si riveste dell’umiltà e della disponibilità dei pastori alla grotta. Ma sono questi i sentieri della speranza, di cui sentiamo particolare bisogno in questi giorni. E il volto della speranza è quello del bambino Gesù, la prova concreta – della concretezza della carne – che Dio non si è stancato dell’umanità. E se Dio non si stanca di noi, non possiamo essere noi a stancarci: non possiamo che seguirlo sulla strada dell’amore".

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