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Betori, Messa nella prima domenica di Avvento con la nuova traduzione del Messale

"Oggi la nostra Chiesa vive un momento significativo con l’introduzione della traduzione italiana della terza edizione del Messale Romano secondo la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II". Lo ha affermato il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nella Messa per la prima domenica di Avvento celebrata oggi nella cattedrale di Santa Maria del Fiore.

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"Le novità introdotte da questa terza edizione - ha  sottolineato Betori - potranno a qualcuno sembrare marginali, ma si collocano nella linea della maggiore fedeltà ai principi fondamentali della riforma liturgica, rappresentando quindi un implicito invito a riprenderne coscienza: la fondamentale radice biblica del linguaggio liturgico, oggi evidenziata da una più stretta corrispondenza dei testi delle preghiere con il testo biblico proclamato nelle letture; la riaffermata unità tra parole e gesti nella celebrazione, che chiede a ciascuno di essere parte attiva secondo il proprio posto nella Chiesa, che ora si mostra in particolare in formule più vicine al linguaggio attuale; il carattere comunitario della celebrazione, che si esprime nel convergere di tutti in parole e gesti condivisi; l’attenzione a collocare la celebrazione nel contesto del tempo, grazie alla possibilità di orientare il mistero di sempre verso il presente anche con opportune monizioni". L'arcivescovo ha ricordato alcune delle principali novità:

  • l’articolazione del maschile femminile nella formula dell’atto penitenziale. “Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle…”, e più avanti “e supplico la beata sempre Vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli e sorelle”;
  • l’uso dell’antica espressione greca per invocare la misericordia di Dio: “Kyrie, eléison – Christe, eléison – Kyrie eléison”.
  • la nuova formulazione dell’inizio dell’inno del Gloria, che ci sarà richiesta già nella festa dell’Immacolata e poi soprattutto dal Natale in poi: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore…”;
  • dopo la preparazione delle offerte, ci si mette in piedi già all’invito: “Pregate, fratelli e sorelle…”;
  • alla preghiera del Padre nostro, nel caso dovessimo usare un gesto da compiere tutti insieme, non ci prendiamo per mano, semmai le alziamo al cielo, per sottolineare il momento che stiamo vivendo – i riti di Comunione, che ci preparano a ricevere il Signore – rivolgendoci, con la preghiera stessa che ci ha insegnato Gesù, al Padre; e poi ecco le nuove parole più fedeli al testo del vangelo: “… e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione…”;
  • il sacerdote ci invita alla Comunione dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello”, e tutti rispondono con la formula usata finora.

"Accogliamo con fiducia - ha concluso - queste e tutte le novità, certi che con esse celebreremo ancor più fedelmente al Signore e in una manifesta comunione nelle nostre assemblee".

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